Confermata la rimozione di Luca Palamara dalla magistratura. Le Sezioni unite civili della Cassazione hanno rigettato il ricorso dell'ex presidente dell'Anm contro la sentenza con la quale la Sezione disciplinare del Csm a ottobre dell'anno scorso lo aveva condannato alla rimozione dall'ordine giudiziario. La sentenza diventa così definitiva. Secondo i giudici Palamara avrebbe "agito sulla base di motivazioni assolutamente personali, intendendo colpire specificamente singoli magistrati, volta per volta presi di mira e al contempo e sinergicamente, ponendo in essere manovre strategiche tese a collocare in alcuni uffici giudiziari sensibili-taluni magistrati in luogo di altri aspiranti".
Le motivazioni
In 180 pagine la Cassazione spiega come la strategia di Palamara fosse finalizzata a collocare i magistrati al posto di altri aspiranti in maniera "tutt'altro che occasionale". Al contrario - spiegano i giudici - "era soggettivamente avvertita dall'incolpato come assolutamente normale, usuale, fondata sul radicato convincimento della riconducibilità sistematica delle proprie condotte anche sul piano di una possibile e lecita (se non, addirittura, scontatà) interlocuzione tra magistratura e politica".
La reazione
"La battaglia continua", dice Palamara subito dopo la sentenza della Cassazione. "Rispetto la decisione che però ritengo ingiusta perché so per certo di non aver mai leso le prerogative del Csm. Pago perché qualcuno ha ritenuto che io mi fossi intromesso nella scelta del procuratore di Roma e per aver sostenuto posizioni evidentemente non gradite". E ancora: "Continua il mio impegno, nell'interesse dei cittadini, per affermare i principi di legalità e soprattutto la verità su come ha funzionato il meccanismo delle correnti. Ovviamente porterò il mio caso in Europa", annuncia. "Lascio giudicare a tutti che credibilità possa avere una pubblica accusa sostenuta da chi era presente nelle mie chat e si autoraccomandava e un vice presidente del Csm eletto secondo gli stessi meccanismi che ora mi vengono contestati"
Il caso Palamara: cos'è
Il 29 maggio 2019 l'ex presidente dell'Anm Palamara viene perquisito dalla Guardia di Finanza: è accusato di una serie di corruzioni per le quali avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziaria. Una ha a che fare con la nomina del procuratore di Gela (accusa poi archiviata), le altre riguardano i suoi rapporti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti. Quest'ultimo, amico dell'ex pm, gli avrebbe pagato cene, viaggi e lavori di ristrutturazione.
Le chat e la bufera sulle procure
Sul telefono di Palamara è stato inoculato un trojan che ha registrato tutte le telefonate e le chat dell'ex consigliere del Csm: la magistratura intera ne esce travolta. Si parla di nomine, incarichi, spostamenti. Particolarmente discussa è la successione di Giuseppe Pignatone al vertice della procura di Roma. Palamara ne discute con vari colleghi del Csm, con Cosimo Ferri e con l'ex ministro dello Sport Luca Lotti durante una cena all'hotel Champagne di Roma. Palazzo dei Marescialli ne viene devastato: cinque consiglieri vengono sostituiti. Non solo: tra gli indagati anche l'allora procuratore generale della Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio: accusato di aver rivelato a Palamara dettagli sull'indagine a suo carico. E per 21 magistrati viene aperto un procedimento disciplinare.
Palamara espulso dall'Anm e radiato dalla magistratura
Il 19 settembre 2020 Palamara viene definitivamente espulso dall'Anm. Poco dopo, il 9 ottobre, la sezione disciplinare del Csm lo radia dalla magistratura.