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Reddito di cittadinanza, il governo lo conferma ma studia modifiche

Una vecchia manifestazione per il reddito di cittadinanza (fotogramma)

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La commissione istituita dal ministro Orlando punta a una revisione: somme più alte ai nuclei numerosi, superamento delle distorsioni Nord-Sud e nuove politiche di inserimento nel lavoro
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Revisione sì, abolizione no. Il Reddito di cittadinanza presto sarà ritoccato, corretto, rafforzato, mirato. Per arrivare ai più poveri tra i poveri: possibile anche una fusione col Rem, il Reddito di emergenza. E per collegarlo in modo stringente alla formazione scolastica di base e alle politiche attive di riqualificazione professionale. Ma il governo non ha alcuna intenzione di togliere un sostegno da 581,39 euro al mese a 1 milione e 213.793 famiglie, corrispondenti a 2 milioni e 860.854 persone che lo ricevono. Numeri raddoppiati nel primo anno di pandemia e che purtroppo non si sgonfiano.


Lo ha fatto capire il premier Draghi, quando si è congedato venerdì per le …

Revisione sì, abolizione no. Il Reddito di cittadinanza presto sarà ritoccato, corretto, rafforzato, mirato. Per arrivare ai più poveri tra i poveri: possibile anche una fusione col Rem, il Reddito di emergenza. E per collegarlo in modo stringente alla formazione scolastica di base e alle politiche attive di riqualificazione professionale. Ma il governo non ha alcuna intenzione di togliere un sostegno da 581,39 euro al mese a 1 milione e 213.793 famiglie, corrispondenti a 2 milioni e 860.854 persone che lo ricevono. Numeri raddoppiati nel primo anno di pandemia e che purtroppo non si sgonfiano.


Lo ha fatto capire il premier Draghi, quando si è congedato venerdì per le ferie: "È troppo presto per dire se verrà ridisegnato, riformato, come cambierà la platea dei beneficiari. Quello però che voglio dire è che il concetto alla base del Reddito di cittadinanza io lo condivido in pieno". Zero chance dunque per i tentativi politici, anche via referendum, di Italia Viva e Lega (firmataria tra l’altro della legge istitutiva del Reddito nel 2019) di abolirlo. Il premier sa bene, come di recente ha mostrato il rapporto Inapp, che la povertà si è aggravata, col Covid i nuovi poveri sono esplosi del 30% e che fino al 2018 l’impatto sulla povertà dei trasferimenti sociali era dimezzato rispetto a Francia, Regno Unito e Germania.


Il compito di fare il tagliando al Reddito spetta ora al ministro pd del Lavoro Andrea Orlando che in realtà ci lavora dal 23 marzo, poco dopo l’insediamento del governo Draghi, quando ha istituito il Comitato scientifico per la valutazione del Reddito presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno e partecipato da docenti, esperti e rappresentanti di Inapp, Anpal, Inps, Caritas.


Il Comitato sta lavorando su limiti e paradossi del Reddito, ne metterà in evidenza distorsioni e “inefficacia allocativa” per via dei requisiti di accesso alla misura non tutti ben congegnati, alcuni troppo stringenti: come la residenza di 10 anni per gli extracomunitari, il moltiplicatore troppo basso per le famiglie numerose che in scala prendono meno dei single, il patrimonio pesato due volte, l’assenza di differenziazione regionale con il Nord penalizzato, ma non privo di sacche dilaganti di povertà. Bisognerà anche tenere conto del non trascurabile impatto del tasso di evasione tra gli autonomi e di sommerso del lavoro dipendente che distorcono la distribuzione degli 8 miliardi annui (tanto costa la misura), scatenando la bagarre politica ogni volta che la Guardia di Finanza scova i “furbetti” col macchinone. Distorsioni purtroppo comuni a tutti i benefici che in Italia richiedono la “prova dei mezzi”.

 


Senza il Reddito di cittadinanza, ha ripetuto a più riprese Orlando, "la crisi economica sarebbe diventata una devastante crisi sociale". Ecco perché il ministro punta a rafforzare, non stravolgere lo strumento. Renderlo più compatibile con le esigenze delle aziende, abbassando da tre a due mesi la durata dei contratti stagionali da proporre al beneficiario. Pressare le Regioni a fare i concorsi per assumere gli operatori dei Centri per l’impiego e rafforzare così le politiche attive per il ricollocamento. Mandare a scuola i tanti senza titoli: il 72% di chi incassa il Reddito ha al massimo la licenza media, rileva la Caritas, e i due terzi non sono occupabili dice il presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Sempre la Caritas avverte che, per via dei requisiti troppo stretti o larghi, il 56% dei poveri sono fuori dal Reddito e altri lo ricevono, ma potrebbero farne a meno o averlo in misura ridotta. La povertà d’altro canto è un fenomeno multidimensionale, richiede percorsi personalizzati di inclusione sociale prima che lavorativa. E agli sportelli Caritas ha sempre più il volto delle donne, delle coppie italiane, di lavoratori a basso reddito, di bambini senza scuola. Per questo il Reddito cambierà, ma resterà.