Comunali Torino, la svolta rosa del Pd: una donna capolista e 19 candidate
di Sara Strippoli , di Sara StrippoliUna donna capolista e poi diciannove candidate. La testa di lista dei Dem per le amministrative di ottobre a Torino è tutta femminile. Solo dal ventunesimo posto in giù arrivano gli uomini, che compaiono in rigoroso ordine alfabetico a partire del torinese di origine somala Ahmed Abdullahi, mediatore culturale, scrittore, che per la sua storia di successo dopo l’arrivo in Italia, il Pd di Torino ha voluto sulla scheda della difficile sfida elettorale che li aspetta in autunno. Nessuna alternanza come di rito. La scelta innovativa, dopo riflessioni partite da mesi sulla necessità di lanciare un messaggio che seguisse le indicazioni del segretario nazionale Enrico Letta, punta ad essere un modello nazionale. Anche un modo per farsi perdonare, forse.
Una donna capolista e poi diciannove candidate. La testa di lista dei Dem per le amministrative di ottobre a Torino è tutta femminile. Solo dal ventunesimo posto in giù arrivano gli uomini, che compaiono in rigoroso ordine alfabetico a partire del torinese di origine somala Ahmed Abdullahi, mediatore culturale, scrittore, che per la sua storia di successo dopo l’arrivo in Italia, il Pd di Torino ha voluto sulla scheda della difficile sfida elettorale che li aspetta in autunno. Nessuna alternanza come di rito. La scelta innovativa, dopo riflessioni partite da mesi sulla necessità di lanciare un messaggio che seguisse le indicazioni del segretario nazionale Enrico Letta, punta ad essere un modello nazionale. Anche un modo per farsi perdonare, forse.
Alle primarie del centrosinistra vinte dal capogruppo a Palazzo Civico Stefano Lo Russo, non c’erano donne. O meglio, una donna c’era ma è stata costretta a ritirarsi per favorire una sintesi, unica chance per evitare dolorose fratture. Ora quella donna, Gianna Pentenero, sarà la capolista, portabandiera del Pd che i sondaggi danno come primo partito in città con un risultato attorno al 30 per cento. Pentenero è stata assessora nelle giunte regionali di Mercedes Bresso e di Sergio Chiamparino in Regione e non nega che avrebbe voluto correre da sindaca, ma loda il percorso scelto dal suo partito: “Siamo i primi a rivoluzionare l’ordine. L’obiettivo è lanciare un forte valore simbolico che serve a valorizzare le competenze. La consapevolezza finalmente acquisita che siamo un valore aggiunto”.
La delusione per l’assenza di donne nella lista delle aspiranti ministre del Pd è stata una ferita che ha provocato maratone di riunioni delle parlamentari, dibattiti e interrogativi su come reagire, ricorda Anna Rossomando, torinese, vicepresidente del Senato, soddisfatta di come il dibattito torinese si sia concluso con questa nuova formula. “Ora però dobbiamo andare ben oltre il simbolo. C’è un ‘unica interpretazione da dare a questa scelta: il forte impegno del partito a sostenere e far eleggere le donne. Con la doppia preferenza senza dubbio è più facile, ma ci aspettiamo un’autorevole presenza femminile nell’amministrazione”.
Lo Russo da tempo promette che la sua squadra di giunta sarà a maggioranza femminile: “La politica non può essere fatta di soli uomini. Dobbiamo fare quanto sosteniamo da tempo: la parità di genere nelle istituzioni, se è vera e non di facciata, è una ricchezza in termini di qualità e competenze. Bene ha fatto il Pd, e spero lo facciano tutti nella coalizione che mi sostiene”.
Si può fare di più, dice Laura Onofri, presidente dell’Associazione Se non ora Quando di Torino, consigliera comunale nella giunta di Piero Fassino: “Non basta mettere venti donne in lista per una vera politica di democrazia paritaria. E ricordo che nel consiglio regionale del Piemonte non è stata ancora approvata la doppia preferenza. Le donne vanno sostenute con molti altri strumenti che come donne democratiche piemontesi abbiamo elencato in un documento inviato anche a Roma. Penso alla visibilità che spesso le donne hanno in misura inferiore agli uomini nei convegni (i casi recenti insegnano) e in televisione, e penso alle risorse per le campagne elettorali che le donne fanno più fatica a trovare”. E per aiutare le donne, prosegue “bisogna conoscere e approfondire temi come quelli della violenza, dei diritti sessuali e riproduttivi, del gap salariale per citarne solo alcuni”.