Pd, 5S e Leu per la sfiducia a Durigon: “Inaccettabile il parco Mussolini”
di Matteo Pucciarelli , di Matteo Pucciarelli"Totale incompatibilità con il ruolo che sta avendo che è quello di rappresentante delle istituzioni. E lo ha giurato sulla Costituzione", dice Enrico Letta. Attorno alla figura di Claudio Durigon, sottosegretario all’Economia leghista, si stagliano nubi minacciose. Un pezzo di maggioranza, sempre più numeroso, chiede le sue dimissioni. Se non arriveranno, la mozione di sfiducia a settembre è già pronta. Non solo il Pd, ma anche i 5 Stelle — i quali da mesi lo contestano — e Leu, oltre agli ex Movimento dell’Alternativa c’è. Movimenti accolti con gelido silenzio in casa Lega, dove si ritiene la polemica strumentale e perciò non si intende darle ulteriore spago.
"Totale incompatibilità con il ruolo che sta avendo che è quello di rappresentante delle istituzioni. E lo ha giurato sulla Costituzione", dice Enrico Letta. Attorno alla figura di Claudio Durigon, sottosegretario all’Economia leghista, si stagliano nubi minacciose. Un pezzo di maggioranza, sempre più numeroso, chiede le sue dimissioni. Se non arriveranno, la mozione di sfiducia a settembre è già pronta. Non solo il Pd, ma anche i 5 Stelle — i quali da mesi lo contestano — e Leu, oltre agli ex Movimento dell’Alternativa c’è. Movimenti accolti con gelido silenzio in casa Lega, dove si ritiene la polemica strumentale e perciò non si intende darle ulteriore spago.
Ma cosa è successo? L’ex sindacalista della sigla di destra Ugl, pioniere dello sbarco di quel mondo una volta vicino all’Msi e An nel Lazio nella Lega neo-nazionalista di Matteo Salvini — basti pensare che un pezzo di Lega ha preso posto negli uffici del sindacato a Roma — mercoledì scorso era ad un comizio nella sua città di origine, Latina. Lì Durigon ha proposto di cambiare l’intitolazione di un parco pubblico da Falcone-Borsellino, in onore ovviamente ai magistrati uccisi dalla mafia in Sicilia, a “parco Mussolini”. Non Benito, ma Arnaldo, il fratello morto nel 1931. Un modo più o meno palese per dare di gomito al neofascismo locale, ben radicato nella città fondata dal regime.
Ma Durigon è nell’occhio del ciclone da tempo, sin da quando lo scorso aprile una inchiesta giornalistica di Fanpage rivelò che il sottosegretario si vantava di essere stato lui, in accordo col partito, ad aver nominato il generale della Guardia di finanza che sta indagando sui famosi 49 milioni di euro di finanziamento pubblico volatilizzati del Carroccio; oltre ad aver messo in luce i suoi rapporti con realtà vicine alla criminalità organizzata pontina. Insomma, ce n’è abbastanza per sollevare seri dubbi attorno all’opportunità che resti al governo, in un ruolo peraltro così delicato.
"È talmente evidente questa incompatibilità che starebbe a lui dover fare un passo indietro. Per quanto ci riguarda, noi faremo il possibile affinché questo avvenga", sono le parole del segretario dem. Ma anche il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, uomo di peso nel Movimento, chiede la stessa cosa:v"Quel che ha detto è intollerabile, si dimetta". Secondo il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo "pudore vorrebbe che si dimettesse subito. Ma non basta. Non se ne può più di personaggi fascisti nella toponomastica, recentissimo il caso di Giorgio Almirante a cui si vorrebbe intitolare una strada ad Alessandria, città medaglia d’oro per la Resistenza. Vanno integrate le leggi vietando esplicitamente l’attribuzione di nomi di personaggi fascisti a vie, piazze, parchi".
Di certo lo svarione estivo di Durigon, che in realtà non è che l’ennesimo episodio che documenta la vicinanza tra Lega ed estremismo di destra, finirà per riguardare Mario Draghi. Il deputato forzista Elio Vito infatti auspica la moral suasion del premier: "Draghi ha dimostrato di saperla utilizzare, c’è anche la possibilità del ritiro delle deleghe da parte del ministro Daniele Franco. si è superata ogni soglia, in aula i numeri per sfiduciare Durigon ci sono".