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Voto online, primi passi verso la sperimentazione per i fuorisede

Presto il voto online per i fuori sede 
E' già stato firmato il decreto attuativo. Brescia: "L'obiettivo sono le comunali del 2022"
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Dopo l’ok alla firma digitale per i referendum popolari, il voto online potrebbe diventare la nuova frontiera della democrazia 2.0. Il 9 luglio la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il titolare della Digitalizzazione Vittorio Colao hanno firmato il decreto attuativo che dà il via alla sperimentazione del voto elettronico per chi non può raggiungere il seggio o il comune di residenza. Prima dell’ok definitivo, però, sarà necessario seguire la roadmap prevista dal decreto: il primo step consiste in una simulazione priva di valore legale, il secondo in una simulazione svolta su una vera tornata elettorale. Non è chiaro quando avranno luogo i primi passaggi, ma in Parlamento c’è già chi spinge per anticipare le due fasi di sperimentazione. 

Dopo l’ok alla firma digitale per i referendum popolari, il voto online potrebbe diventare la nuova frontiera della democrazia 2.0. Il 9 luglio la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il titolare della Digitalizzazione Vittorio Colao hanno firmato il decreto attuativo che dà il via alla sperimentazione del voto elettronico per chi non può raggiungere il seggio o il comune di residenza. Prima dell’ok definitivo, però, sarà necessario seguire la roadmap prevista dal decreto: il primo step consiste in una simulazione priva di valore legale, il secondo in una simulazione svolta su una vera tornata elettorale. Non è chiaro quando avranno luogo i primi passaggi, ma in Parlamento c’è già chi spinge per anticipare le due fasi di sperimentazione. 

 

“Le comunali del 2022 possono essere un orizzonte a cui guardare. Bisognerà arrivare pronti per le politiche”. Lo dice Giuseppe Brescia, presidente delle commissione Affari costituzionali della Camera. Secondo il deputato 5 stelle “Il voto digitale per i fuori sede è ancora più urgente dopo le oggettive difficoltà tecniche segnalate dal Viminale per il voto ‘analogico’ a distanza alle prossime comunali e regionali”. Quello di chi non riesce a raggiungere il seggio è un problema che, secondo i dati Istat, coinvolge quasi tre milioni persone. Un problema a cui si cerca di porre rimedio attraverso un semplice rimborso spese per il viaggio di ritorno. “Negli ultimi 16 anni lo Stato ha speso più di 60 milioni di euro per rimborsare parzialmente i biglietti di treni e aerei. Credo che queste risorse possano essere meglio investite in innovazione”, insiste Brescia. 

 

Se la procedura online vedesse la luce, l’Italia sarebbe l’unico Paese in Europa a dotarsi di uno strumento del genere per agevolare il voto di chi, per motivi di salute, lavoro o studio, non può esercitare il diritto di voto. Finora solo l'Estonia è riuscita ad offrire un servizio del genere. Dal 2005, tutti i cittadini, e non solo i fuorisede, hanno la possibilità di scegliere se votare alla vecchia maniera o seguendo una procedura interamente digitale.

Si tratta di un sistema, quello messo in piedi dal Paese baltico, che alle elezioni europee del 2019 è riuscito a coinvolgere il 17,6 per cento degli aventi diritto. Una percentuale in crescita, favorita da un apparato pubblico completamente digitalizzato. 

"L’Estonia però è un caso particolare", spiega Federico Anghele, direttore di The Good Lobby, un’organizzazione no profit che promuove il buon funzionamento della democrazia. "Gestire una tale innovazione è più facile in un Paese che non supera i 2 milioni di abitanti e che può contare su un apparato tecnologico molto diffuso". Per Anghele -  favorevole all’e-voting per i fuori sede - è ancora presto per estendere il voto digitale a tutti gli aventi diritto. "Si tratta di una prospettiva auspicabile, certamente. Ma al momento gli esperti segnalano troppi rischi per la sicurezza". L’attacco hacker alla Regione Lazio è un esempio delle fragilità dei sistemi informatici italiani. Secondo il direttore di The Good Lobby, una procedura di voto online finirebbe per esporsi troppo a questo genere di attacchi. Un’opinione condivisa anche da Brescia, che insiste affinché il processo avvenga in maniera “graduale” e in sicurezza. Per questo “ho chiesto e ottenuto dal governo l’impegno a coinvolgere l’agenzia per la cybersicurezza nei controlli”, aggiunge.

"Allestire l’ambaradam di 61500 sezioni elettorali ci costa mediamente dai 400 ai 600 milioni di euro per ogni tornata elettorale. E' il momento invece di fare un passo avanti in più verso il voto elettronico". È la riflessione di Giuseppe Pisicchio, ex parlamentare e docente univeristario di Diritto pubblico, secondo cui "sarà pure romantico ricordare che continuiamo ad utilizzare la stessa tecnologia che si usava al tempo della rivoluzione francese (matita copiativa e carta), ma forse sarà il caso di aggiornarci".