✕

Durigon imbarazza il centrodestra

Claudio Durigon 
Vito di Forza Italia all’attacco: “Dimissioni dovute ma non sufficienti, sull’antifascismo la coalizione non può essere ambigua”. Giulia Bongiorno, legale di Salvini e senatrice: “Ha commesso un peccato veniale, ma Falcone e Borsellino non si toccano”
2 minuti di lettura

ROMA  - Continua a tacere, Matteo Salvini. Sul “caso Durigon”, il sottosegretario all’Economia che ha proposto di re-intitolare al fratello del Duce il parco centrale di Latina dedicato alla memoria dei giudici Falcone e Borsellino, il leader della Lega ha imposto a tutti la consegna del silenzio. Vietando agli esponenti del suo partito, a cominciare dal potente ras del sud pontino con cui ha un legame speciale, di commentare una vicenda che non poco imbarazzo sta creando al premier Draghi. Tentativo evidente di abbassare il polverone e spuntare le armi a Pd, M5S e Leu, sempre più decisi — in caso di mancato ritiro — a ottenere la revoca delle deleghe da parte del ministro Franco.


Una strategia che p…

ROMA  - Continua a tacere, Matteo Salvini. Sul “caso Durigon”, il sottosegretario all’Economia che ha proposto di re-intitolare al fratello del Duce il parco centrale di Latina dedicato alla memoria dei giudici Falcone e Borsellino, il leader della Lega ha imposto a tutti la consegna del silenzio. Vietando agli esponenti del suo partito, a cominciare dal potente ras del sud pontino con cui ha un legame speciale, di commentare una vicenda che non poco imbarazzo sta creando al premier Draghi. Tentativo evidente di abbassare il polverone e spuntare le armi a Pd, M5S e Leu, sempre più decisi — in caso di mancato ritiro — a ottenere la revoca delle deleghe da parte del ministro Franco.


Una strategia che però inizia a mostrare le prime crepe in un centrodestra tutt’altro che granitico nella difesa del sottosegretario, accusato tra l’altro di voler strizzare l’occhio ai clan, assai radicati nel suo collegio elettorale. «Conosco Durigon, è molto valido e non è certo un nostalgico. Ha commesso un peccato veniale sul quale si è accesa una polemica, chiaramente pretestuosa», premette in un’intervista a Repubblica Palermo la senatrice Giulia Bongiorno, che di Salvini è pure avvocato di fiducia. «Sulla posizione della Lega contano i fatti: a proposito della prescrizione abbiamo chiesto e ottenuto una corsia preferenziale nei processi per reati gravi e tra questi abbiamo voluto indicare l’associazione di stampo mafioso», scandisce per allontanare ogni sospetto di connivenza. Salvo poi introdurre un distinguo: «Personalmente, da italiana e da palermitana», conclude la senatrice, «sono felice quando vedo piazze dedicate a Falcone e Borsellino, che hanno dato la vita per costruire un Paese diverso e hanno servito lo Stato con coraggio, intelligenza e abnegazione. Fino al sacrificio».


Chiaro il messaggio: è stato un errore proporre di cancellare l’omaggio ai due giudici trucidati da Cosa nostra per sostituirli con Arnaldo Mussolini. Imputabile però al solo Durigon. Non certo al segretario federale. Chiamato tuttavia in causa da un esponente storico del partito piemontese come Massimo Giordano, l’ex sindaco di Novara che si dice «stupito per l’assenza di reazione» dei vertici: «Sono nella Lega da 28 anni — scrive su Fb — e ci sono entrato perché ho sempre respirato con Bossi, Maroni e Salvini, uno spirito anticomunista e antifascista ossia antitotalitarista. Se Durigon vuole fare delle provocazioni, almeno lasci stare Falcone e Borsellino che per la libertà ci hanno rimesso la vita».
Da Forza Italia è Elio Vito a tornare sull’argomento, a riprova di un malumore più diffuso di quanto si pensi. «Finora nessuna presa di distanza, solo mezze scuse o tentativi di minimizzare», registra sconcertato il deputato azzurro. «Ma così non va bene. Le dimissioni a questo punto sono necessarie, ma non sufficienti. Un centrodestra che si candida a governare il Paese non può avere ambiguità sull’antifascismo e sulla lotta alle mafie».