MILANO - Alla fine, Beppe Sala ha detto no: l'alleanza al primo turno con M5S non verrà siglata. "Un accordo a 50 giorni dal voto e dopo cinque anni in cui noi eravamo maggioranza e loro opposizione, anche dura, sarebbe visto come un'operazione di palazzo, un'alchimia elettorale. Gli accordi politici di largo respiro non possono essere fatti solo sulla base delle possibili convenienze del momento", dice il sindaco di Milano. Che, però, non chiude la porta al dialogo (futuro) con il Movimento guidato da Giuseppe Conte. Strada sbarrata invece a chi, come il suo avversario di centrodestra Luca Bernardo, dice di non fare distinzioni tra fascisti e antifascisti: "Un insulto alla Milano città medaglia d'oro della Resistenza".
Sindaco, nella sua scelta di non correre insieme a M5S ha pesato di più la contrarietà di pezzi della sua coalizione come i Riformisti - Azione, Italia Viva, civici - unita alle perplessit&a…
MILANO - Alla fine, Beppe Sala ha detto no: l'alleanza al primo turno con M5S non verrà siglata. "Un accordo a 50 giorni dal voto e dopo cinque anni in cui noi eravamo maggioranza e loro opposizione, anche dura, sarebbe visto come un'operazione di palazzo, un'alchimia elettorale. Gli accordi politici di largo respiro non possono essere fatti solo sulla base delle possibili convenienze del momento", dice il sindaco di Milano. Che, però, non chiude la porta al dialogo (futuro) con il Movimento guidato da Giuseppe Conte. Strada sbarrata invece a chi, come il suo avversario di centrodestra Luca Bernardo, dice di non fare distinzioni tra fascisti e antifascisti: "Un insulto alla Milano città medaglia d'oro della Resistenza".
Sindaco, nella sua scelta di non correre insieme a M5S ha pesato di più la contrarietà di pezzi della sua coalizione come i Riformisti - Azione, Italia Viva, civici - unita alle perplessità del Pd milanese o la distanza di visione sulla città?
"Ascolto sempre tutti, ma poi ragiono con la mia testa. Ha influito il confronto tra la mia visione politica e ciò che esprime attualmente il M5S".
Eppure il pressing c'è stato. Lo stesso Conte con un intervento sul Corriere della Sera ha ammesso gli errori fatti in passato al Nord e ha rilanciato una sorta di programma senza mai citare, a queste latitudini, il reddito di cittadinanza.
"Le parole di Conte sono apprezzabili. Trovo spunti di convergenza sulla centralità della sostenibilità ambientale e del supporto al mondo del lavoro, a partire dalle piccole e medie imprese. Su queste basi possiamo immaginare di lavorare insieme nella prossima consiliatura. Oggi però è più corretto, come ripeto da mesi, che le due proposte di città si presentino in autonomia. E che i milanesi scelgano liberamente a quali idee e a quale classe dirigente affidare i prossimi cinque anni".
Questo lavoro congiunto prevederebbe, in caso di vittoria, un ingresso dei 5 Stelle in giunta come base per un'alleanza alle Regionali in Lombardia nel 2023?
"Non sto pensando alla giunta neanche per i partiti che mi sostengono, figuriamoci se posso fare ragionamenti sui 5 Stelle. È nostro dovere, invece, fare di tutto per riportare il centrosinistra al governo in Lombardia dopo quasi 30 anni. A differenza di altri, però, sono prudente sulle possibilità di successo: formule nuove possono e devono essere cercate".
E a livello nazionale il centrosinistra dovrebbe far diventare organica l'alleanza?
"Parlare oggi del futuro del centrosinistra in Italia è prematuro e anche un po' surreale. C'è un governo di larghissime intese, guidato da Draghi, che gode della fiducia di più del 70% degli italiani, c'è ancora un'emergenza sanitaria, sociale ed economica in corso. In ogni caso, mi auguro che, in questo processo di rigenerazione, i 5 Stelle eliminino tutte le ambiguità di valori rimanendo stabilmente nell'ambito del centrosinistra. Per governare in Italia ci vuole circa il 45% e nello scenario attuale non è semplice ipotizzare che il centrosinistra arrivi da solo a questa dimensione".
In che cosa, quindi, Milano può diventare laboratorio politico?
"I dati delle amministrative non possono essere rappresentativi di un quadro nazionale. L'unico contributo che mi sento di portare è il modo di fare politica: c'è bisogno di radicalità non tanto nei toni - a quello ci pensa la destra - quanto nelle proposte. A Milano stiamo associando il futuro della città alla transizione ecologica: è un cambio di paradigma importantissimo, che stiamo provando ad affrontare senza urlare, con pragmatismo. Se mai ci dovesse essere un modello-Milano applicabile al centrosinistra nazionale, vorrei fosse questo: proposte forti, toni pacati, concretezza nel fare le cose".
Lo Ius soli è una priorità?
"Sì, è una priorità. Ma davvero pensiamo che il mondo sia rimasto fermo al 1992, l'anno dell'attuale legge? Qual è il problema nel riconoscere la cittadinanza a una bambina di 10 anni che va a scuola in Italia e ha i genitori stranieri, che vivono, lavorano e pagano le tasse? Chi minaccia? Persino il Fondo Monetario Internazionale dice che se la legge esclude certi cittadini può danneggiare lo sviluppo economico".
In passato non ha risparmiato critiche al Pd puntando il dito, ad esempio, contro le correnti. Oggi il partito di Letta la convince?
"Apprezzo quello che sta cercando di fare Letta. La strada per la creazione di un partito diverso è ancora lunga: lasciamolo lavorare".
Ha comunque deciso di aderire alla carta dei valori dei Verdi europei: immagina per lei anche un futuro da leader di partito?
"Adesso tutti si professano verdi. Resta il fatto che, attraverso C40 (la rete di sindaci internazionali ndr), mi muovo da cinque anni nel mondo ecologista e sono diventato un sicuro riferimento in Italia per i Verdi europei. Le cose non si improvvisano".
Al suo avversario Bernardo, che dice di non distinguere tra fascisti e antifascisti, replica che chi non lo fa non è degno di guidare Milano.
"Finora non ho risposto praticamente mai a Bernardo. Dalla destra milanese non è ancora emersa un'idea complessiva di città. La nostra è chiara: sostenibilità ambientale, lavoro, equità, trasporto pubblico di qualità, vocazione internazionale, città in 15 minuti. La loro? Ma c'è un limite che non può essere sorpassato: una frase come la sua è inammissibile in qualunque altro Paese democratico. A Milano, città Medaglia d'oro della Resistenza, è un insulto ai nostri valori".
E il presidente Draghi dovrebbe togliere le deleghe di sottosegretario al leghista Durigon che vuole intitolare il parco Falcone e Borsellino a Mussolini?
"Se Durigon è in vacanza è bene che ci rimanga".
A proposito di intitolazioni: Milano ricorderà Gino Strada?
"C'è chi propone di rinominare piazzale Cadorna, chi di dedicargli un parco, altri un ospedale. Gino merita di essere ricordato in una maniera significativa, ma le giuste decisioni richiedono una riflessione. Era un simbolo di generosità. Ha rifiutato occasioni di visibilità e talvolta anche di potere perché per lui aiutare gli altri era una scelta di ogni giorno. Non parlava mai del passato, ma sempre del futuro. Ricordo una cena a casa sua, nel suo buffo seminterrato. Complice un buon vino toscano parlavamo di come cambiare il mondo".
Sindaco, come sta oggi la Milano ferita dal Covid?
"A settembre ospiteremo nel giro di poche settimane il Salone del Mobile, la Fashion Week, Miart, MITO Settembre Musica, Orticola, Youth4Climate. Porteranno tante persone, tante idee, tanta energia. Spero che il prossimo mese rappresenti simbolicamente il ritorno della Milano che conosciamo".
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