Beatrice Lorenzin: "Subito lo ius culturae, è il momento giusto"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA. "Nel 2017 non c'erano i numeri per approvare definitivamente lo ius soli. Lo dissi. Ma ora non commettiamo errori: possiamo avere una nuova legge sulla cittadinanza che preveda lo ius culturae". Beatrice Lorenzin, ex ministro della Sanità, ex alfaniana, ora nel Pd, è convinta che il momento sia quello giusto. E che gli errori del passato possano essere evitati.
Lorenzin, lei si è ricreduta quindi? Ora si batte per lo ius soli?
"Sono sempre stata favorevole, tanto che la legge alla Camera la votai. Ma alla fine di quella legislatura eravamo sotto attacco. Al Senato sarebbe stato necessario mettere la fiducia. Mancavano 30 voti. Proposi di fare un percorso simile a quello del decreto per i vaccini obbligatori per i bambini, ovvero il confronto per allargare la maggioranza".
Però a mettersi di traverso furono proprio i centristi di Angelino Alfano, nella cui squadra lei si trovava?
"Ripeto, a Palaz…
ROMA. "Nel 2017 non c'erano i numeri per approvare definitivamente lo ius soli. Lo dissi. Ma ora non commettiamo errori: possiamo avere una nuova legge sulla cittadinanza che preveda lo ius culturae". Beatrice Lorenzin, ex ministro della Sanità, ex alfaniana, ora nel Pd, è convinta che il momento sia quello giusto. E che gli errori del passato possano essere evitati.
Lorenzin, lei si è ricreduta quindi? Ora si batte per lo ius soli?
"Sono sempre stata favorevole, tanto che la legge alla Camera la votai. Ma alla fine di quella legislatura eravamo sotto attacco. Al Senato sarebbe stato necessario mettere la fiducia. Mancavano 30 voti. Proposi di fare un percorso simile a quello del decreto per i vaccini obbligatori per i bambini, ovvero il confronto per allargare la maggioranza".
Però a mettersi di traverso furono proprio i centristi di Angelino Alfano, nella cui squadra lei si trovava?
"Ripeto, a Palazzo Madama c'era una situazione complicata. Ne erano consapevoli anche i Dem con l'allora capogruppo, Lugi Zanda. Ci lasciammo con l'impegno che la cittadinanza italiana per i ragazzi figli di immigrati che avessero concluso nel nostro Paese un ciclo scolastico, sarebbe stata la priorità per la prossima legislatura".
E non se n'è fatto nulla.
"Non ci fu più una maggioranza favorevole. Nacque il governo giallo-verde del Conte 1. So quanto sia lungo il percorso e la discussione su questo tema: nel 2008 già se ne dibatteva in commissione Affari costituzionali della Camera e c'era una condivisione tra Pd e Forza Italia sulla cittadinanza legata al ciclo scolastico".
Sempre nulla di fatto.
"L'arrivo della destra oltranzista, che specula sull'immigrazione, ha bloccato".
Oggi pensa ci siano reali possibilità?
"Enrico Letta ha ragione: è da fare adesso. Abbiamo perso tanti anni, è vero. Adesso i ragazzi figli di immigrati, perfettamente inseriti nella comunità in cui vivono, si sentono rifiutati dalle istituzioni. Se non per altruismo inoltre, facciamo la legge per egoismo. Abbiamo un tasso di denatalità tale, per cui non ci saranno più giovani continuando così. Se vogliamo investire sul futuro, dobbiamo farlo sui bimbi e sui ragazzi che costruiranno la società post Covid. Il Pnrr peraltro prevede miliardi di investimenti su educazione e formazione: lo ius soli, o meglio ius culturae, va affrontato subito. Non solo una nuova legge sulla cittadinanza è segno di civiltà, ma è anche una grande opportunità per l'Italia: non capirlo è cecità umana e politica".
Finirà un'altra volta come nel 2017: c'è questo rischio?
"Abbassiamo la speculazione politica: farla sulle spalle di tanti ragazzi è una cattiveria gratuita. L'Italia è oltre il tempo limite: noi discutiamo e il mondo va avanti".
Lei però non provò a convincere l'allora ministro Alfano, che era l'ago di quella bilancia?
"Non era Alfano il problema: il governo era sul punto di saltare. Sembra un passato remoto. Voglio ricordare che Alfano era stato fautore di provvedimenti umanitari sull'immigrazione".
Cosa pensa dello ius soli sportivo, invocato dal presidente del Coni, Giovani Malagò?
"E' un simbolo del valore dei ragazzi che rappresentano l'identità italiana nel mondo. Però deve essere la porta che apre la cittadinanza a tutti i ragazzi nuovi italiani. Con le Olimpiadi si è visto plasticamente chi sono i giovani italiani oggi e quanta ricchezza ci sia. Lo sport è un grande esempio della società che vorremmo".