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M5S, Giarrusso: "Bene Conte, ma il nostro baricentro è il Sud"

L'europarlamentare commenta la "svolta nordista" del presidente del M5S, che ha scatenato parecchi malumori interni: "Ricordare che ci siamo e ci saremo anche al Nord non significa affatto trascurare il Meridione"
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Il nuovo Movimento di Giuseppe Conte sembra intenzionato a ripartire con un forte dialogo con i ceti produttivi del nord, l'ex premier lo ha sottolineato con una lettera inviata nei giorni scorsi al Corsera e che nel partito a parecchi - la maggior parte degli eletti arrivano dal sud - non è piaciuta del tutto, nel timore che il Meridione perda la sua centralità nella politica dei 5 Stelle. L'europarlamentare siciliano Dino Giarrusso però assicura che il baricentro del M5S non cambierà.

Nel 2018 in alcune aree del sud prendeste più del 40 per cento. Mettendo al centro le esigenze del nord non rischiate di perdere il vostro vero granaio di voti, cioè il sud?
"No, assolutamente, non la vedo così. Il M5S ha sempre avuto più difficoltà ad affermarsi al nord, e le parole di Conte servono a proporre ai ceti produttivi di quell'area così importante per l'Italia un'alternativa concreta di efficienz…

Il nuovo Movimento di Giuseppe Conte sembra intenzionato a ripartire con un forte dialogo con i ceti produttivi del nord, l'ex premier lo ha sottolineato con una lettera inviata nei giorni scorsi al Corsera e che nel partito a parecchi - la maggior parte degli eletti arrivano dal sud - non è piaciuta del tutto, nel timore che il Meridione perda la sua centralità nella politica dei 5 Stelle. L'europarlamentare siciliano Dino Giarrusso però assicura che il baricentro del M5S non cambierà.

Nel 2018 in alcune aree del sud prendeste più del 40 per cento. Mettendo al centro le esigenze del nord non rischiate di perdere il vostro vero granaio di voti, cioè il sud?
"No, assolutamente, non la vedo così. Il M5S ha sempre avuto più difficoltà ad affermarsi al nord, e le parole di Conte servono a proporre ai ceti produttivi di quell'area così importante per l'Italia un'alternativa concreta di efficienza amministrativa e onestà. Ricordiamo che la Lombardia è stata guidata da Formigoni prima e Fontana poi, e nonostante questo cammina e produce: pensiamo come volerebbe se fosse ben amministrata. Ma ricordare che ci siamo e ci saremo anche al nord non significa affatto trascurare il sud, anzi. Conte sa bene quanto sia importante il meridione e sa che il modo migliore per aiutare le realtà produttive sia 'unificare' l'Italia dando forza al sud ed eliminando i gap reddituali, infrastrutturali e sociali tra diverse aree del Paese".

Una volta al governo avete varato il reddito di cittadinanza, ma la parte dello sviluppo di quest'area del Paese come la immaginate?
"Investimenti in istruzione, riqualificazione ambientale autentica, infrastrutture utili, lotta alla criminalità. Sembrano temi scontati ma non lo sono: c'è chi ha scelto di trascurare il sud proprio rispetto a questi temi fondamentali, perché un sud 'arretrato' conviene ai politici bravi solo a fare promesse, e l'incapacità ad affrontare l'emergenza incendi ne è una prova plastica: tanti soldi spesi, zero risultati per i cittadini".

Non le pare che la questione meridionale sia un po' scomparsa dal discorso pubblico?
"Noi abbiamo sempre lavorato con il massimo sforzo per il sud, ottenendo grandi risultati per aiutare quelle aree trascurate da 70 anni di politiche fallimentari e strategie buone solo a saccheggiarlo, il sud, e lasciarlo scientemente indietro. Certo scontiamo il fatto di non avere nemmeno un presidente di Regione, questo ha in parte limitato la nostra incisività".

Alcune stime però parlano di un realistico 10 per cento dei fondi del Pnrr destinato al sud, invece del 40 per cento annunciato, come stanno le cose?
"I fondi per il sud sono passati dal circa 30 al 40 per cento del totale grazie al nostro sforzo, ben 80 miliardi di euro. Il punto è spendere bene quei soldi, che se sprecati ci condannerebbero, e se ben utilizzati possono far ripartire il sud. Quel dato sono chiacchiere e numeri sparati a casaccio".

Da siciliano, cosa ne pensa del ponte sullo Stretto? Concorda con il viceministro Giancarlo Cancelleri che si è convinto a farlo?
"Abbiamo sempre avuto una posizione ragionevole e netta sul Ponte: è insensato parlarne finché strade, autostrade e Ferrovie della Sicilia saranno degne del terzo mondo. È la posizione che ci ha fatto avere meritati consensi e non è mai stata una posizione ideologica ma realistica: chi in Sicilia ci vive e ci lavora sa quali sono le priorità. Proprio noi abbiamo sempre e giustamente attaccato quei partiti e quei politici che nei momenti di difficoltà tiravano fuori la promessa del Ponte come diversivo, miraggio, fuoco d'artificio. I fatti ci han sempre dato ragione, e al momento non ci sono novità che giustifichino un cambio di opinione. Basterebbe parlare con tutti i nostri elettori e con i siciliani di buon senso, per sapere cosa ne pensano del ponte, come del resto è nettamente venuto fuori nella riunione plenaria tra i nostri parlamentari: una netta e motivata contrarietà. Peraltro un grande esperto in materia, il nostro senatore Mauro Coltorti, ha spiegato come fisicamente, per le caratteristiche geomorfologiche dello stretto, con le tecnologie attuali è praticamente impossibile un progetto stabile per quell'opera. A me piace parlare di realtà e non di chimere, e non mi piace assumere quei comportamenti che abbiamo motivatamente stigmatizzato fino a ieri.

A settembre Conte rinnoverà gli organismi del Movimento, lei che tipo di criteri si augura vengano utilizzati nel formare la squadra?
"Mi auguro che davvero, come molti stanno auspicando almeno a parole, ci sia un rinnovamento, e mi auguro sia data agli iscritti la possibilità di scegliere parte della nuova classe dirigente. Va premiato chi ha consenso reale perché senza consenso il Movimento muore: io mi fido molto di Giuseppe Conte, e sono certo saprà fare le scelte giuste".

Vedrebbe bene anche degli esterni al M5S?
"Senza dubbio sì, il nuovo Movimento sarà una rete attiva di cittadini onesti, competenti e appassionati, che dovranno lavorare e progettare insieme. Allargare la nostra base è dunque necessario, ma senza perdere attivisti storici, iscritti, persone grazie alla quali questi sogno è diventato realtà. Io sto tantissimo sui territori, sacrificando la mia vita privata: dobbiamo far sì che la base si sposi armoniosamente con gli storici 'proprietari' dei 5 Stelle, i cittadini che ci hanno spinto fino a qui".

Il limite due due mandati secondo lei dovrebbe restare?
"È uno dei punti grazie ai quali abbiamo preso 11 milioni di voti: no alla politica come professione. Comprendo benissimo che le esperienze non vanno sprecate, ma comprendo anche che le nostre battaglie non possono essere tradite: troveremo la soluzione migliore insieme ad attivisti e iscritti".

Che tipo di soluzione sarebbe fattibile?
"Decideranno Conte, Grillo e gli iscritti se interpellati come spero. Immagino che prevedere ruoli importanti anche fuori dal Parlamento a chi ha dimostrato grandi capacità, sia una strada possibile. Altri pensano a delle eccezioni e delle deroghe: nel caso andranno spiegate ai nostri e ponderate. La parola 'eccezione' in italiano ha del resto un significato ben chiaro".