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Milano, telenovela 5 Stelle: ancora una fumata nera per il candidato sindaco. Conte attacca Durigon

Layla Pavone 
Oggi la base si esprime sul ticket Pavone-Sironi. L’ex premier contro il sottosegretario: “Anticostituzionale”
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Due giorni di riunioni fiume, vertici alternati, colloqui su Zoom: e non è ancora finita. A Milano il Movimento 5 Stelle non ha ancora il nome del proprio candidato sindaco, quando mancano ormai poco più di due settimane al termine ultimo per la presentazione delle liste. Lo scontro in corso è tra due anime: il vertice, cioè Giuseppe Conte e buona fetta dei parlamentari che dopo qualche remora si sono subito accodati al neo-presidente; e la base, quella legata al vecchio ideale — in realtà mai attuato davvero — dell’autodeterminazione dei territori.

L’ex presidente del Consiglio vuole cambiare fisionomia ai 5 Stelle, soprattutto nella capitale economica del Paese, candidando la manager Layla Pavone, esperta di web e start-up e che siede nel cda del Fatto Quotidiano. Gli attivisti invece da tempo hanno indicato quale dovrebbe essere la propria candidata, cioè Elena Sironi, avvocata e consigliera municipale uscente. Si a…

Due giorni di riunioni fiume, vertici alternati, colloqui su Zoom: e non è ancora finita. A Milano il Movimento 5 Stelle non ha ancora il nome del proprio candidato sindaco, quando mancano ormai poco più di due settimane al termine ultimo per la presentazione delle liste. Lo scontro in corso è tra due anime: il vertice, cioè Giuseppe Conte e buona fetta dei parlamentari che dopo qualche remora si sono subito accodati al neo-presidente; e la base, quella legata al vecchio ideale — in realtà mai attuato davvero — dell’autodeterminazione dei territori.

L’ex presidente del Consiglio vuole cambiare fisionomia ai 5 Stelle, soprattutto nella capitale economica del Paese, candidando la manager Layla Pavone, esperta di web e start-up e che siede nel cda del Fatto Quotidiano. Gli attivisti invece da tempo hanno indicato quale dovrebbe essere la propria candidata, cioè Elena Sironi, avvocata e consigliera municipale uscente. Si arriva a dover scegliere in grande ritardo perché fino a pochi giorni non era neanche chiaro se il M5S sarebbe andato al voto in alleanza con Beppe Sala e il centrosinistra o se in solitaria.


Alla fine, nonostante una accorata lettera di Conte al Corriere della Sera dove si prometteva una netta cesura con l’esperienza passata fatta di un Movimento contestatario e di rottura, il sindaco che non aveva mai chiuso davvero la porta si è deciso che no, meglio lasciar perdere. Perciò, tutto daccapo, dopo mesi di immobilismo dovuto anche al difficile passaggio di consegne interno al M5S. Così adesso la proposta di mediazione sul tavolo è Pavone candidata sindaco e Sironi capolista. Un modo per tenere insieme le diverse sensibilità, cioè la necessità di aprirsi maggiormente al mondo dell’impresa e quella di mantenere un legame con chi in questi anni in città ha portato avanti la voce del Movimento. Ora Conte dovrà virtualmente mettere attorno a un tavolo Pavone e Sironi e con loro siglare il patto. Poi stasera Sironi relazionerà con i militanti sull’accordo trovato e l’assemblea plenaria darà il via libera (o meno) all’operazione. Dopodiché le operazioni burocratiche dietro alla presentazione delle liste richiedono esperienza e tempo e nessuno ad oggi è in grado di garantire che alla fine il M5S riesca a portare a casa l’effettiva corsa alle elezioni su Milano.

Non farcela da una parte eviterebbe ai 5 Stelle di fare i conti con un possibile cattivo risultato, dall’altra però sarebbe un pessimo messaggio in sé per un partito impegnato a rilanciarsi anche e soprattutto al nord, come da proposito dello stesso Conte. Il quale nel frattempo, ospite di un dibattito con il sociologo Domenico De Masi in provincia di Salerno, torna sul caso Durigon, il sottosegretario leghista che vuol intitolare ad Arnaldo Mussolini un parco di Latina oggi dedicato a Falcone e Borsellino: «"Con la sua proposta viene meno il fondamento della Costituzione repubblicana antifascista, Durigon commette così delle gravi violazioni della nostra convivenza che non sono accettabili".