Ieri pomeriggio ha avuto un colloquio con Boris Johnson, oggi sentirà Vladimir Putin. L’emergenza Afghanistan, per Mario Draghi, corre sul filo di lunghe telefonate con i leader degli altri Paesi. Le "possibili iniziative per favorire la stabilità", al centro delle conversazioni di queste ore, sono una frangia della delicata tela che il premier sta cercando di tessere. L’obiettivo è quello di favorire un dialogo il più esteso possibile per giungere a una posizione internazionale comune su tre punti enucleati nell’intervista al Tg1 di martedì sera: profughi, terrorismo, diritti umani. La “sede naturale” della collaborazione, l’ha detto lo stesso presidente del Consiglio, è il G20, di cui l’Italia ha quest’anno la presidenza.
Ieri pomeriggio ha avuto un colloquio con Boris Johnson, oggi sentirà Vladimir Putin. L’emergenza Afghanistan, per Mario Draghi, corre sul filo di lunghe telefonate con i leader degli altri Paesi. Le "possibili iniziative per favorire la stabilità", al centro delle conversazioni di queste ore, sono una frangia della delicata tela che il premier sta cercando di tessere. L’obiettivo è quello di favorire un dialogo il più esteso possibile per giungere a una posizione internazionale comune su tre punti enucleati nell’intervista al Tg1 di martedì sera: profughi, terrorismo, diritti umani. La “sede naturale” della collaborazione, l’ha detto lo stesso presidente del Consiglio, è il G20, di cui l’Italia ha quest’anno la presidenza.
E Palazzo Chigi si sta adoperando per una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo delle venti potenze economiche mondiali, che anticipi quella già fissata a Roma per fine ottobre. Il precipitare della vicenda afghana induce una reazione rapida, questo è il ragionamento. Nel frattempo apparati di Stato e diplomazie sono al lavoro per sviluppare la cooperazione anche all’interno di altri due “fori” individuati per fronteggiare la crisi figlia del ritiro delle truppe da Kabul: il G7 a guida britannica — che in queste ore celebra summit a distanza — e il Consiglio europeo.
Ma il G20, per Draghi, ha una valenza strategica: è in quel luogo di confronto che si può e si deve giungere a un impegno che leghi non solo le forze di un Occidente uscito malconcio dalla ventennale missione in Afghanistan, ma anche e soprattutto quei Paesi come Cina, Russia, Arabia Saudita, Turchia che hanno interessi e influenza sull’autoproclamato Stato islamico. È una strategia che vede giocoforza l’Italia in un ruolo centrale, anche per l’autorevolezza riconosciuta a Draghi in questo consesso. Un percorso faticoso, tutto da costruire ma in tempi non lunghi, e con l’esigenza di tenere la barra dritta almeno su un paio di fronti. Da un lato, bisogna affrontare la possibile imponente ondata migratoria nella quale c’è il rischio che si annidino terroristi: il governo ha una linea meno rigida di quella francese ed è pronto ad accogliere chi ha collaborato con l’ambasciata italiana in Afghanistan ma anche le donne minacciate dal nuovo regime.
Però una base di intesa, con i partner del G20, potrebbe essere il cosiddetto “modello turco”, ovvero il supporto dei Paesi limitrofi — come il Pakistan — per arginare la fuoriuscita dei profughi. È una soluzione da definire, che presuppone il dirottamento di risorse dalla rotta del Sud — sulla quale Draghi ha richiamato a giugno l’attenzione del consiglio europeo — a quella balcanica.
E poi c’è il fronte dei diritti, che passa anche da un appuntamento più ravvicinato nel tempo, quello del G20 sull’empowerment femminile in programma il 26 agosto a Santa Margherita Ligure: Draghi non parteciperà all’evento ma invierà un messaggio di indirizzo che potrebbe segnare il solco della discussione. Il ministro delle Pari Opportunità Elena Bonetti non nasconde la rinnovata portata dell’evento: "I tragici accadimenti di questi giorni rafforzano la necessità di lavorare per un dialogo che porti a una posizione chiara e comune sulla tutela dei diritti delle donne in Afghanistan. L’Italia — dice Bonetti — avrà un ruolo importante nel porre questo argomento nell’agenda del vertice e favorire una condivisione d tutti i Paesi del G20, anche quelli non occidentali".
L’appuntamento di Santa Margherita Ligure, a regia italiana, si colora di un significato nuovo: produrrà un documento conclusivo che potrebbe essere il primo vincolo internazionale al rispetto dei diritti delle donne e dei più deboli, nel Paese riconquistato dai Taleban.