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Afghanistan, sui rifugiati è scontro nella Ue. E i paesi vicini a Kabul non accoglieranno chi fugge

Angela Merkel 
Merkel ha parlato con Biden affinchè "venga evacuato il maggior numero possibile di persone vulnerabili"
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BERLINO - Una parte dell’Europa ha già deciso di mostrarsi sorda alla peggiore crisi internazionale da anni. "Non vedo alcun motivo per accogliere afgani in Austria". E se non lo vede il ministro dell’Interno austriaco Karl Nehammer, difficile che lo vedano altri ‘falchi’ come gli ungheresi, che infatti hanno ribadito anche ieri che le loro frontiere restano chiuse. Ma l’idea di Vienna di continuare addirittura a espellere cittadini dall’Austria in Afghanistan è la goccia che ha fatto traboccare il vaso anche a Bruxelles.

La Commissaria europea agli Affari Interni, Yila Johansson è stata molto esplicita: "No ai rimpatri forzati in Afghanistan". E poco prima di una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dei 27, Johansson ha anche invitato i partner "a intensificare il loro impegno sul reinsediamento, ad aumentare le quote per aiutare coloro che necessitano di protezione internazionale e a…

BERLINO - Una parte dell’Europa ha già deciso di mostrarsi sorda alla peggiore crisi internazionale da anni. "Non vedo alcun motivo per accogliere afgani in Austria". E se non lo vede il ministro dell’Interno austriaco Karl Nehammer, difficile che lo vedano altri ‘falchi’ come gli ungheresi, che infatti hanno ribadito anche ieri che le loro frontiere restano chiuse. Ma l’idea di Vienna di continuare addirittura a espellere cittadini dall’Austria in Afghanistan è la goccia che ha fatto traboccare il vaso anche a Bruxelles.

La Commissaria europea agli Affari Interni, Yila Johansson è stata molto esplicita: "No ai rimpatri forzati in Afghanistan". E poco prima di una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dei 27, Johansson ha anche invitato i partner "a intensificare il loro impegno sul reinsediamento, ad aumentare le quote per aiutare coloro che necessitano di protezione internazionale e ad offrire percorsi legali complementari", soprattutto le donne e le persone più vulnerabili. Oggi, intanto, si riunirà il G7 dei ministri degli Esteri.


I leader europei vogliono avviare un dialogo con i Paesi della regione per dirottare in Pakistan, in Iran o in Turchia una parte consistente dei profughi che lasceranno il Paese nei prossimi mesi. Angela Merkel ci sta lavorando, come dimostra un’offensiva diplomatica di intensità rara. Dopo i colloqui telefonici con i principali leader europei degli ultimi due giorni, Merkel ha parlato ieri con il presidente americano Joe Biden, tra l’altro per garantire che venga evacuato "il maggior numero possibile di persone vulnerabili". Ma la cancelliera ha anche chiamato alcuni degli interlocutori evocati in questi giorni per favorire una sorta di “patto Ue-Turchia bis”, una collaborazione in cambio di aiuti per dirottare una parte dell’esodo lontano dall’Europa. Merkel ha parlato ieri con il presidente uzbeko Mirsijojev, con quello pakistano Khan e con l’emiro del Qatar Al Thani. Ma la strada, per ora, sembra in salita.


Il Pakistan, dove vivono già 1,4 milioni di afghani, è poco incline ad accogliere profughi, tant’è vero che ha costruito dal 2017 oltre 900 chilometri di muri lungo il confine sudorientale con l’Afghanistan. L’Uzbekistan ha fatto sapere di essere a stretto contatto con i talebani e di voler impedire gli arrivi. E l’Iran, che ospita due milioni di profughi afgani, non sembra ansiosa di accettare richiedenti asilo in fuga dal regime di Kabul. Anzi, dopo aver organizzato tre campi profughi al confine, un portavoce del ministro dell’Interno Hossein Qasemi si aspetta che i rifugiati tornino in Afghanistan "appena la situazione migliorerà". I margini per il negoziato dell’Occidente sui profughi, peraltro, si giocherà anche sull’interpretazione che i Paesi dell’area daranno della situazione in Afghanistan. Perché se la considereranno stabile saranno anche meno inclini a riconoscere i richiedenti asilo come tali.