Dall'Afghanistan in auto fino alla Turchia, poi la nave. La nuova rotta dei disperati in fuga verso le coste italiane
di Giuliano Foschini , di Giuliano FoschiniC'è un luogo dove i grandi d'Europa dovrebbero andare per leggere il futuro prossimo dei nostri Paesi: Leuca, Punta Palascia, il punto più a Est d'Italia, il luogo dove per primo sorge il sole. La nuova terra promessa dei disperati in fuga dall'Afghanistan.
Chi scappa dai talebani è possibile che arrivi qui. Oppure un po' più a sud, nei mari della Calabria, dalle parti di Crotone. O magari in Sicilia, verso Siracusa. Lo sanno i nostri analisti dell'intelligence che da giorni hanno lanciato l'allarme. Lo sanno gli scafisti turchi che in queste ore hanno intensificato il business. Se ne sono accorti gli uomini della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto - che nella notte tra il 14 e il 15 agosto - intercettando l'ennesimo veliero carico di clandestini a largo di Leuca si sono resi conto che quel viaggio non era una fine. Ma un principio. A bordo c'erano infatti 16 cittadini afghani - tre nuclei familiari, cinque …
C'è un luogo dove i grandi d'Europa dovrebbero andare per leggere il futuro prossimo dei nostri Paesi: Leuca, Punta Palascia, il punto più a Est d'Italia, il luogo dove per primo sorge il sole. La nuova terra promessa dei disperati in fuga dall'Afghanistan.
Chi scappa dai talebani è possibile che arrivi qui. Oppure un po' più a sud, nei mari della Calabria, dalle parti di Crotone. O magari in Sicilia, verso Siracusa. Lo sanno i nostri analisti dell'intelligence che da giorni hanno lanciato l'allarme. Lo sanno gli scafisti turchi che in queste ore hanno intensificato il business. Se ne sono accorti gli uomini della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto - che nella notte tra il 14 e il 15 agosto - intercettando l'ennesimo veliero carico di clandestini a largo di Leuca si sono resi conto che quel viaggio non era una fine. Ma un principio. A bordo c'erano infatti 16 cittadini afghani - tre nuclei familiari, cinque minori, di cui tre viaggiavano da soli - che hanno raccontato di scappare dai talebani. "Siamo partiti a fine giugno - hanno detto - quando hanno preso il nostro distretto, hanno cominciato ad arrivare nelle nostre città. Cerchiamo la libertà".
Che sta accadendo? Nelle scorse settimane, e verosimilmente ancora nelle prossime appena i talebani allenteranno la morsa, decine di migliaia di afgani cercheranno di raggiungere l'Europa secondo una rotta, da sempre attiva, ma che recentemente si era raffreddata. L'obiettivo è raggiungere, attraverso l'Iran, la Turchia per poi imbarcarsi alla vota dell'Occidente.
La rotta è sempre stata calda ma negli ultimi mesi ha avuto un boom: basti pensare che nella sola Calabria quest'estate sono sbarcate 2.500 persone quanto nell'intero 2020. La ricostruzione del viaggio è agli atti di decine di inchieste delle procure pugliesi (Bari e Lecce), calabresi e siciliane. Indagini che hanno portato, appena qualche mese fa, a 25 catture, con l'individuazione anche di un capo dei capi: un cittadino turco, più volte citato nelle intercettazioni telefoniche, in grado di spostare milioni di euro proprio sull'asse con Iran e Afghanistan.
I viaggi hanno tutti delle caratteristiche simili. Secondo le informazioni a disposizione delle nostre forze di Polizia, costa tra i 6 e i diecimila dollari. I porti di partenza, in Turchia, sono quelli di Canakkale, Babakele e Mersin. Si viaggia a bordo di velieri che battono bandiere maltesi e, alle volte americane (secondo il racconto di alcuni migranti, le bandiere venivano cambiate a seconda del paese da cui si passava). Sono barche di buon livello (10-12 metri, quasi mai a motore) ma il viaggio è sempre da disperati: ammassati in coperta, chiusi per giorni, i clandestini vengono portati fino al largo delle coste per poi essere abbandonati. Un dato comune a tutti i viaggi è la nazionalità degli scafisti: sono ucraini, o comunque provenienti da paesi dell'ex Unione sovietica. Si tratta di marinai, per lo più ex militari, che abitualmente lavorano nel Mar Nero. Vengono reclutati con il passaparola o attraverso annunci sui giornali. Una volta contattati e saggiate le abilità in mare viene data loro la chiave della barca e i documenti. E sono accompagnati in uno dei porti turchi. "La mia paga è stata di 2.600 euro" ha raccontato uno dei marinai arrestati dalla Guardia di Finanza, spiegando che l'equipaggio è composto abitualmente da due persone e che i giorni di viaggio sono solitamente cinque.
Negli anni scorsi la rotta prevedeva una sosta in Grecia ma - visti anche i modi dei poliziotti ellenici - oggi si preferisce tirare dritto fino all'Italia. Sulle coste dove, prima di tutti, arriva il sole.