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«Ora facile dire che Bonomi spara su ministro del Lavoro e sindacati. Ma non è così. Qui tutti parlano di diritti, ma si dimenticano i doveri». Carlo Bonomi si è appena lasciato alle spalle il Meeting di Cl e da Roma cominciano a piovere reazioni alle sue parole forti lanciate dalla kermese di Rimini. Contro i sindacati: « «perché hanno commesso un grande errore. Sono rimasto molto perplesso dall’ atteggiamento di alcuni corpi sociali. Il dialogo non può interrompersi se abbiamo avuto più di 128mila morti nel Paese». Contro il dl del ministro Orlando e della viceministra Todde «con cui si pensa di punire tutte le aziende». Contro la miopia «dei partiti che già si agitano, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, in virtù di posizionamenti ideologici, bandierine di parte». Ora, scandisce il presidente di Confindustria, «se siamo una comunità, non abbiam…

«Ora facile dire che Bonomi spara su ministro del Lavoro e sindacati. Ma non è così. Qui tutti parlano di diritti, ma si dimenticano i doveri». Carlo Bonomi si è appena lasciato alle spalle il Meeting di Cl e da Roma cominciano a piovere reazioni alle sue parole forti lanciate dalla kermese di Rimini. Contro i sindacati: « «perché hanno commesso un grande errore. Sono rimasto molto perplesso dall’ atteggiamento di alcuni corpi sociali. Il dialogo non può interrompersi se abbiamo avuto più di 128mila morti nel Paese». Contro il dl del ministro Orlando e della viceministra Todde «con cui si pensa di punire tutte le aziende». Contro la miopia «dei partiti che già si agitano, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, in virtù di posizionamenti ideologici, bandierine di parte». Ora, scandisce il presidente di Confindustria, «se siamo una comunità, non abbiamo tempo da perdere». E a Repubblica ribadisce: «Dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo. Due priorità: Green Pass per imprese e scuola, subito. E le riforme su cui non possiamo permetterci tentennamenti».
La pandemia non è sconfitta e la ricetta «per ripartire», secondo il vertice di Confindustria, non cambia. «Si fa solo più urgente. Fisco, burocrazia e certezza del diritto. Aziende estere e multinazionali che investono in Italia ci dicono: c’è un caos, ma il vostro capitale umano non ha eguali nel mondo. Ecco, il petrolio siamo noi. E non riusciamo a unirci neanche su questo».


L’affondo di Bonomi era, comunque, annunciato. Troppi indugi, secondo il leader degli industriali, sull’adozione del Green Pass. «Il problema non sono le mense. Ed è troppo facile delegare alla politica e al Parlamento, come ha fatto il sindacato, il tema dell’obbligatorietà. Senza “passaporto” aziende e scuola, i due motori che portano avanti le comunità, non ripartono». Chiede Bonomi: «Com’è possibile che abbiamo 187mila persone del corpo docente che non si sono ancora vaccinati? È in gioco il futuro dei nostri figli». Chiede mediazione e concordia, ma lancia pietre? «La verità è che non accetto il fallimento. Non sarebbe il “nostro”, ma dell’Italia».


Nel mirino c’è il ministro Andrea Orlando. «Questo Paese non prende mai atto della realtà: sono le imprese manifatturiere ad aver tenuto su il Paese. Altrove, tutti avrebbero avuto un occhio di riguardo: “è il mio asset più importante, lo tutelo”. Qui no: Orlando e Todde pensano di colpire le imprese con un decreto. Sull’onda dell’emotività di due o tre casi che hanno ben altra origine e su cui bisogna intervenire». A un ministro non si chiede di scongiurare il baratro per migliaia di lavoratori? «Ma non credo – replica il titolare di viale dell’Astronomia con Repubblica – che la strada sia proteggere il lavoro come era e dove era: è puro anacronismo. Un esempio: l’automotive sta ri-dislocando le produzioni in tutto il mondo, riguarda l’Italia, gli Usa, la Francia, la Spagna. Ma qui la politica fa scelte autolesioniste, il collega di Confindustria Spagna mi prende in giro: bravo il tuo ministro, così gli investitori vengono da noi».
Bonomi aveva già detto di temere l’autunno, tra semestre bianco e amministrative. «Vedo già frizioni nei partiti , per una tessera, un consenso in più». Ecco perché rilancia il suo appello: «Non possiamo permetterci che riforme e azione del governo vengano fermate. Per gli impegni presi in Europa sui fondi che arrivano. E perché questa è un’occasione storica per creare uno Stato moderno, efficiente e inclusivo».