ROMA Tra i grillini di Milano non la conosce nessuno. In compenso è nota a Giuseppe Conte (che l’ha indicata) e al Fatto, di cui è consigliere indipendente della Seif, la società che edita il quotidiano diretto da Marco Travaglio. Per il resto parlano tutti bene di Layla Pavone, 58 anni, manager nel campo digitale. L’ex premier l’ha tirata fuori dal cilindro in un’assemblea online nottetempo, imponendola come candidata sindaca: l’anti Sala. La base cinquestelle veramente aveva già scelto la consigliera uscente Elena Sironi, l’avvocato civilista che milita nel Movimento dal 2012; poi il blitz, cogestito sul campo dall’ex viceministro Stefano Buffagni. Sironi è stata così malinconicamente retrocessa a capolista.
C’è un illustre precedente. L’anno scorso, ad aprile, il governo Conte pescò dal cda del Fatto, il giornale che più è amico a “Giuseppi”…
ROMA Tra i grillini di Milano non la conosce nessuno. In compenso è nota a Giuseppe Conte (che l’ha indicata) e al Fatto, di cui è consigliere indipendente della Seif, la società che edita il quotidiano diretto da Marco Travaglio. Per il resto parlano tutti bene di Layla Pavone, 58 anni, manager nel campo digitale. L’ex premier l’ha tirata fuori dal cilindro in un’assemblea online nottetempo, imponendola come candidata sindaca: l’anti Sala. La base cinquestelle veramente aveva già scelto la consigliera uscente Elena Sironi, l’avvocato civilista che milita nel Movimento dal 2012; poi il blitz, cogestito sul campo dall’ex viceministro Stefano Buffagni. Sironi è stata così malinconicamente retrocessa a capolista.
C’è un illustre precedente. L’anno scorso, ad aprile, il governo Conte pescò dal cda del Fatto, il giornale che più è amico a “Giuseppi”, e allo stesso tempo è il più ostile a Mario Draghi, la nuova presidente dell’Eni: Lucia Calvosa.
Chi conosce Pavone da antica data è stupito. «Cosa?», reagisce Stefano Quintarelli, già deputato di Scelta civica, che l’ha incrociata professionalmente. «Non lo avrei mai detto. Non aveva mai rivelato una vocazione politica. Però brava è brava». «Ma dai», reagisce allo stesso modo Niki Grauso, con cui negli anni Novanta fece un pezzo di strada insieme, in Italia e in Polonia, con Video on line, uno dei primissimi provider all’alba di internet. «Sono una pioniera del web», scrive infatti Pavone nella bio del suo blog sul Fatto. Sarebbe opera sua il primo banner pubblicitario su un sito. «È perbene, instancabile sul lavoro», la elogia Grauso. «Ma è una manager, non una politica. Che sia finita con i Cinquestelle un po’ mi stupisce. È sempre stata di sinistra, navigava attorno al Pd». Ambienti cittadini la ricordano renziana. Avrebbe provato a organizzare degli incontri con il leader ai tempi di Renzi rottamatore, per promuovere le istanze del suo settore. «Sì, mi pare di ricordare che avesse simpatie renziane», ricorda Quintarelli. Matteo Renzi taglia corto: «Mai conosciuta».
Nel febbraio del 2013, alla vigilia delle politiche, su Facebook confessa di non sapere per chi votare. Fa questa profezia: «Grillo prenderà più voti di quanto i sondaggi prevedono». Pubblica post anticasta. All’indomani del voto commenta soddisfatta: «Dall’entropia nasce un nuovo ordine». Un mese dopo il trionfo grillino scrive, piena di orgoglio: «Ho appena fatto una bellissima chiacchierata con Vito Crimi sul treno da Roma a Milano».
Negli anni successivi la politica non affiora quasi mai. Un solo post su Draghi: «Adoro Draghi, ma con che coscienza quelli sotto i i 60 anni saltano le fila e si fanno vaccinare? È una cosa che si chiama coscienza che serve anche quando chi legifera non fa bene il suo lavoro». Ha rilanciato un tweet di Giorgio Gori, che a luglio sosteneva la proposta di Macron sul green pass. Su Grillo un solo intervento, critico: «Ma pensa di fare del bene al figlio Ciro con un video come quello di ieri?».
È amministratore delegato Industry Innovation di Digital Magics, il più importante incubatore italiano di start up digitali. Divorziata due volte, ha una figlia, Beatrice, 26 anni. Da piccola — ha raccontato nel gennaio di un anno fa a Patrizia Capua di Repubblica — si lamentava: «Mamma, alle riunioni a scuola non ci sei mai». Le rispondevo: «Capirai da grande quanto è importante per tua mamma lavorare». Da dieci anni è legata a un medico, «è un bene che faccia un lavoro lontano dal mio».
Suo padre Eugenio, fotoreporter, la sognava musicista. Ha studiato cinque anni di pianoforte al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. «Ascolto tutto, da Mozart al punk». Adora il bricolage e le immersioni da sub. Dopo la laurea in scienze politiche voleva fare la giornalista. Guadagnava i primi soldini come intervistatrice per la Doxa e scriveva di cronaca dall’hinterland, quando lesse su un giornale che partiva il primo master con specializzazione in comunicazione di impresa e nuove tecnologie. Venne scelta insieme ad altri quattordici. È diventata un’esperta di marketing sul web.
La sua nomina è stata una sorpresa. "Nella notte - racconta Elena Sironi - c'è stata l'assemblea M5S d Milano con Giuseppe Conte, nel corso della quale è stata presentata Layla Pavone: ha fatto un'ottima impressione. Con una votazione, anche con il mio appoggio, abbiamo deciso di confermare la sua candidatura". Il Movimento ha sempre fatto una fatica terribile a Milano. Il nuovo capo politico voleva perciò un esponente della società civile. «Mi sento costantemente inadeguata e questa è una leva forte dal punto di vista professionale» ha confessato Pavone una volta. Nemmeno Beppe Sala ha detto di conoscerla, ma potrebbe ritrovarsela in giunta se vince.