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Licenziamenti, Piero De Luca (Pd): "Basta guerre di religione. Meno tasse per chi non delocalizza"

Il vice capogruppo del Pd ed esponente della corrente Base riformista propone di usare la norma sulle Zes contro la chiusura degli stabilimenti. "Eccessiva l'uscita di Bonomi. Dobbiamo evitare la desertificazione occupazionale"
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Partire da una norma che già esiste. È questo il senso della proposta di Piero De Luca, vice capogruppo del Pd e primo firmatario del provvedimento sulle Zes approvato con la legge di bilancio del 2021. Una proposta che prevede un regime fiscale agevolato per le imprese che decidono di investire nelle Zone economiche speciali istituite nel Mezzogiorno. Ma a due condizioni: che non delocalizzino e che, soprattutto, non licenzino. De Luca ora propone al ministro Orlando di estendere la norma a tutto il territorio nazioanle. Obiettivo: rasserenare gli animi dopo la presa di posizione di Confindustria sul dossier anti-delocalizzazioni in mano al governo.

 

De Luca, qual è la sua proposta? 

"Premetto dicendo che stiamo assistendo ad un rischio di desertificazione occupazionale a causa di atteggiamenti irragionevoli di alcune multinazionali che licenziano tramite Whatsapp anche in assenza di crisi industriali. Il problema posto dal ministro Orland…

Partire da una norma che già esiste. È questo il senso della proposta di Piero De Luca, vice capogruppo del Pd e primo firmatario del provvedimento sulle Zes approvato con la legge di bilancio del 2021. Una proposta che prevede un regime fiscale agevolato per le imprese che decidono di investire nelle Zone economiche speciali istituite nel Mezzogiorno. Ma a due condizioni: che non delocalizzino e che, soprattutto, non licenzino. De Luca ora propone al ministro Orlando di estendere la norma a tutto il territorio nazioanle. Obiettivo: rasserenare gli animi dopo la presa di posizione di Confindustria sul dossier anti-delocalizzazioni in mano al governo.

 

De Luca, qual è la sua proposta? 

"Premetto dicendo che stiamo assistendo ad un rischio di desertificazione occupazionale a causa di atteggiamenti irragionevoli di alcune multinazionali che licenziano tramite Whatsapp anche in assenza di crisi industriali. Il problema posto dal ministro Orlando è giusto e dobbiamo evitare che si ripresenti in futuro". 

 

Come?

"Sono stato il primo firmatario di una proposta di legge approvata con la legge di bilancio del 2021 e che prevede una serie di incentivi fiscali per attrarre nuovi investitori nelle Zes del Sud. Per ogni nuova attività, le imprese beneficiano di uno sgravio fiscale che corrisponde al dimezzamento dell’Ires per sei anni successivi. Le aziende, però, in cambio si devono impegnare a non delocalizzare e a non ridurre i livelli occupazionali per almeno dieci anni. L’idea è quella di estendere questo modello a tutto il territorio nazionale". 

 

La sua è una proposta alternativa rispetto a quella del ministro? 

"No. Anzi, credo che la mia proposta e quella di Orlando vadano nella stessa direzione. Si tratta di prendere una norma che già esiste. Per ora non c’è una bozza definitiva del provvedimento su cui sta lavorando il governo, ma quella di estendere la norma sulle Zes potrebbe essere un modello di riferimento". 

 

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha detto che con il provvedimento di Orlando “si pensa di punire tutte le aziende”. E’ d’accordo? 

"L’uscita di Bonomi mi pare eccessiva. La tutela dei posti di lavoro è un tema reale, ma dobbiamo lavorarci abbassando i toni e abbattendo gli steccati ideologici. Credo che le aziende che usufruiscono di benefici fiscali debbano impegnarsi con lo Stato affinché non delocalizzino o licenzino. L'esempio è quello di Whirlpool: un'azienda che ha beneficiato di 27 milioni euro dal 2014 ad oggi, ma che decide comunque di chiudere lo stabilimento di Napoli in assenza di una crisi di mercato". 

 

Con il decreto dignità il Movimento 5 Stelle aveva già provato a dotare il Paese di una norma contro le delocalizzazioni. Ha funzionato secondo lei? 

"Non mi pare abbia prodotto gli effetti sperati. L’obiettivo era corretto, ma l’effetto pratico non è stato all’altezza delle aspettative. Basta guardare a tutte quelle multinazionali che, nel giro degli ultimi mesi, hanno deciso di licenziare in maniere poco corretta. Ora però serve un patto di responsabilità sociale tra imprese e Stato. Senza guerre di religione, ma con una corresponsabilità tra pubblico e privato per far ripartire l'economia e per tutelare l’occupazione".