Le Sardine ripartono dal basso: “A Bologna servono 700 voti”
di Concetto Vecchio , di Concetto Vecchio«Servono 700 voti per farsi eleggere», ha confessato Mattia Santori, il volto più noto delle sardine che si candida, «da indipendente», a consigliere comunale del Pd a Bologna. Nell’inverno del 2019 di voti avrebbe potuto ottenerne chissà quanti, se si fosse candidato a qualsiasi cosa. Era a capo di un movimento che «tremare il mondo fa». Adesso quell’incontinente di Carlo Calenda lo definisce «un ragazzotto senza arte né parte» e invita Letta a «dargli una pedata nelle chiappe», dopo che Santori ha osato dire che i democratici dovrebbero guardare a sinistra invece che ad Azione (il partito di Calenda) e a Italia viva (il partito di Renzi).
«Servono 700 voti per farsi eleggere», ha confessato Mattia Santori, il volto più noto delle sardine che si candida, «da indipendente», a consigliere comunale del Pd a Bologna. Nell’inverno del 2019 di voti avrebbe potuto ottenerne chissà quanti, se si fosse candidato a qualsiasi cosa. Era a capo di un movimento che «tremare il mondo fa». Adesso quell’incontinente di Carlo Calenda lo definisce «un ragazzotto senza arte né parte» e invita Letta a «dargli una pedata nelle chiappe», dopo che Santori ha osato dire che i democratici dovrebbero guardare a sinistra invece che ad Azione (il partito di Calenda) e a Italia viva (il partito di Renzi).
Domani farà una conferenza stampa per annunciare le candidature di alcune sardine a Bologna, Roma e Milano alle amministrative del 3 e 4 ottobre. Non solo nel Pd, ma anche in altri soggetti del centrosinistra. È poco rispetto alle gigantesche aspettative sollevate allora? Santori rivendica l’umiltà nel cominciare dal basso, da soldato semplice, dentro un progetto per la propria città. «Vi diranno che siamo schiavi del Pd, ma la verità è che hanno paura», ha scritto sui social. «Candidarsi non è forse la più alta forma di mobilitazione politica?». A chi fa dell’ironia per avere proposto la costruzione di un campo da frisbee risponde che Bologna è campione d’Europa: la squadra femminile, Shout, l’ha allenata lui, senza mai disporre di un terreno di gioco. Del resto, di che cosa si dovrebbe occupare un consigliere comunale?
Dei quattro fondatori delle Sardine Santori è l’unico che ora tenta l’avventura in politica. Giulia Trappoloni continua a fare la fisioterapista, Andrea Garreffa la guida ambientale, Roberto Morotti l’ingegnere; i primi due sono ancora impegnati nel Movimento, Morotti, per ragioni professionali, ha fatto un passo di lato. Santori, che ha 34 anni, è analista dei mercati energetici.
La loro è una storia istruttiva sulla caducità delle cose. Ricordate? Bologna invasa. Quarantamila a Firenze. Piazza San Giovanni, simbolo della sinistra, miracolosamente riempita, un gelido sabato di dicembre. Giornalisti stranieri impazziti. Richieste di sit-in a New York. Santori star nei talk. Secondo un sondaggio un italiano su quattro era interessato a votarli. Nessuno può dire dove sarebbero oggi se non fosse esplosa la pandemia. Dopo aver impedito a Matteo Salvini la conquista dell’Emilia - senza quelle piazze sarebbe andata così - avevano convocato un congresso costituente a Scampia, il 15 marzo 2020, dove erano attese centodieci persone da tutta Italia: l’atto fondativo di un Movimento che parlava ai giovani. Ma quel giorno l’Italia era sprofondata nel lockdown.
Lo scorso autunno hanno potuto rimettere il naso fuori, organizzando una scuola politica a Supino, dove hanno invitato Luciana Castellina, Elly Schlein, Peppe Provenzano, Nichi Vendola, Giobbe Covatta. Hanno raccolto 300mila firme per la cittadinanza a Zaki. Si sono battuti per la cannabis legale e i salvataggi dei migranti della nave ResqPeople. Hanno occupato con i sacchi a pelo la sede del Nazareno, affermando che «il Pd non esiste più». In un’intervista a Repubblica, l’8 marzo 2020, Santori l’aveva definito «un marchio tossico a cui nessuno si iscriverebbe». «C’è un tempo per arginare, un tempo per sorvegliare e un tempo per costruire», si giustifica adesso.