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Rimini, Giorgetti provoca: "Non mi piace il titolo del meeting, volevo 'il coraggio di dire noi'

Rimini, Giorgetti provoca: "Non mi piace il titolo del meeting, volevo 'il coraggio di dire noi'
Il ministro dello sviluppo Economico nella giornata che chiude la kermesse: "Ora le persone si mandano a casa a lavorare: stiamo attenti ai disastri sociali"
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RIMINI - "Non mi piace il titolo del Meeting quest'anno. Mi sarebbe infatti piaciuto di più : 'il coraggio di dire noì Siamo famosi per gesti eroici individuali, meno per la coralità delle azioni". Comincia così, con una battuta-provocazione (come spesso accade) Giancarlo Giorgetti, il ministro dello Sviluppo Economico nella giornata che chiude la kermesse di Cl a Rimini.

Protagonista del dibattito su "Capitale umano e sviluppo sostenibile", con Giorgio Vittadini, Stefano Lucchini (Intesa Sanpaolo), Luca Ruini (Conai)  e Claudio Gubitosi  (Tim), Giorgetti sgombra subito il campo da facili ottimismi sul lavoro e le trasformazioni che verranno. "Sostenibilità  e transizione digitale sono sfide impegnative. Bisogna uscire dal provincialismo  della politica italiana. E tornare al pensiero lungo, innanzitutto - sottolinea Giorgetti  - ma dobbiamo ad esempio ricordarci che la sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con quella sociale". Giorgetti esplicita il suo scetticismo sulla probabilità che  le altre potenze si allineino agli obiettivi posti dall'Europa.  "A me sta bene l'obiettivo che ci siamo dati come comunità internazionale : ma non vorrei che le regole le rispettassimo solo noi.  Ad esempio sull'acciaio verde".

Il titolare del Mise continua: "Non vorrei che finisse che io Italia produco acciaio verde a 100, e qualcuno lo fa ancora col carbone e lo produce e vende a 20".

Commentando lo scenario di radicale evoluzione del mondo del lavoro, accelerato dagli effetti della pandemia. Giorgetti mette in guardia dalle ricadute sociali."Questa che abbiamo davanti è una specie di rivoluzione industriale. Prima, si prendevano le persone dai campi e le si mettevano in fabbrica. Ora le si toglie dalle fabbriche e le si manda a casa a lavorare. Ma tutto questo non può non avere conseguenze sull'ordine sociale . E noi politici dobbiamo essere responsabili, chiarisce ancora Giorgetti. Cioè: "stare attenti ai disastri sociali. Perché poi i disastri sociali provocano disastri politici".

La formazione

Per il ministro Giorgetti un'altra sfida centrale - per lo Sviluppo economico - deve coinvolgere formazione e capitale umano. "Le sfide che abbiamo davanti esigono trasformazioni", ammonisce Giorgetti "su cui il privato è ovviamente più flessibile, mentre il pubblico e la pubblica amministrazione hanno difficoltà. Per esempio: alcuni profili non misurabili solo dai curriculum e dalle acquisizioni cognitive ma dalla capacità di fare squadra, di risolvere problemi, che è poi ciò che servirebbe molto alla pubblica amministrazione, non si riesce a inserirli perché ovviamente abbiamo l'impianto già strutturato dei concorsi e delle abituali selezioni, un tema cu sui è impegnato il governo, il ministro Brunetta".

Altro fondamentale tema: la formazione. "Alcuni settori perderanno forza lavoro, serviranno nuove professionalità", dice il titolare del Mise.

"Tutti parlano dei soldi del Pnrr su questo o quell'obiettivo. Ma ci sono 4 miliardi per la formazione della forza lavoro. Per creare le condizioni per assecondare e agevolare queste progressioni".

Il caso Durigon

"Quando si hanno responsabilità di governo bisogna stare molto attenti a come si parla". Arriva anche la (implicita) bocciatura di Giorgetti sul sottosegretario Durigon, di cui appare sempre più vicina l'ora delle dimissioni. Giorgetti torna a esprimere il suo sostegno al premier. "Draghi ho ritenuto,  in tempi non sospetti , fosse una figura indispensabile. Detto questo, siamo in una democrazia. Draghi per governare ha bisogno di una maggioranza parlamentare. Da qui al 2023 accadranno tante cose". Parla del Dl contro la fuga delle multinazionali. "Sulle delocalizzazioni , come su altri provvedimenti di legge,  com'è noto io non parlo di bozze, ce ne saranno forse 12, 15, o 25. Chiaro che in Consiglio dei Ministri bisognerà trovare il maggiore bilanciamento possibile con la necessità di rendere l'Italia un ambiente favorevole agli investimenti".

Il reddito di cittadinanza

 Da Giorgetti arriva anche l'ennesima critica anche al reddito di cittadinanza, misura contro la quale si è schierato ieri il suo capo di partito Salvini.    "Io ho approvato il reddito di cittadinanza, ma quello che avevamo varato era tutto un percorso, che andava visto nel suo funzionamento complessivo. Così com'è  oggi  - dice in sintesi il ministro - non va".  Quanto ai timori per le divisioni nel governo, con la posta in gioco del Pnrr, Giorgetti alza gli occhi al cielo: "Di questo abbiamo parlato anche con Draghi. Il governo ha bisogno di toni bassi per lavorare e andare avanti. La campagna elettorale per  le amministrative richiede toni alti. Bisogna trovare un equilibrio tra queste due spinte, ce lo siamo detti anche con il premier".