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Durigon sente Salvini e si dimette. La Lega rilancia: ora tocca a Lamorgese

(ansa)
L'ex sottosegretario: "Pago un errore di comunicazione, non sono un fascista"
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La formula scelta, alla fine, è stata quella di una lettera aperta: Claudio Durigon chiede scusa per la sua proposta di reintestare il parco di Latina che oggi porta i nomi di Falcone e Borsellino ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, e si dimette dall'incarico di sottosegretario all'Economia.

Dice che il suo è stato un errore di comunicazione, ribadisce di non essere mai stato fascista, anzi "contrario a ogni dittatura e a ogni ideologia totalitaria", ricorda i valori cristiani della sua famiglia. È un addio mesto, segnato dal rincrescimento "sincero e profondo" per le famiglie dei due giudici uccisi e per quelle degli agenti di scorta uccisi nelle stragi del '92. Durigon, afferma, si dice artefice di una "mal formulata proposta": "Volevo solo fare un omaggio alla memoria della città, non accostare i nomi dei magistrati uccisi a quello del fratello di Mussolini né fare un assurdo confronto fra loro&…

La formula scelta, alla fine, è stata quella di una lettera aperta: Claudio Durigon chiede scusa per la sua proposta di reintestare il parco di Latina che oggi porta i nomi di Falcone e Borsellino ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, e si dimette dall'incarico di sottosegretario all'Economia.

Dice che il suo è stato un errore di comunicazione, ribadisce di non essere mai stato fascista, anzi "contrario a ogni dittatura e a ogni ideologia totalitaria", ricorda i valori cristiani della sua famiglia. È un addio mesto, segnato dal rincrescimento "sincero e profondo" per le famiglie dei due giudici uccisi e per quelle degli agenti di scorta uccisi nelle stragi del '92. Durigon, afferma, si dice artefice di una "mal formulata proposta": "Volevo solo fare un omaggio alla memoria della città, non accostare i nomi dei magistrati uccisi a quello del fratello di Mussolini né fare un assurdo confronto fra loro". Poi si dice vittima di "forzature" dei media e di "attacchi strumentali" di altre forze politiche. E sostiene che la sua vicenda è stata "alibi di chi vuole coprire altri problemi: i limiti del Viminale e le incredibili parole di Conte sul dialogo coi talebani". Nondimeno fa "un passo di lato", Durigon, per evitare "che la sinistra continui a occuparsi del passato che non torna invece di costruire il futuro che ci aspetta". Ma annuncia che, seppur fuori dal governo, continuerà a lavorare "per difendere Quota 100 e impedire il ritorno alla Fornero, oltre che per la rottamazione di milioni di cartelle esattoriali".



Un esito inevitabile, dopo il silenzioso invito a comporre la situazione che il premier Draghi aveva rivolto al segretario leghista Matteo Salvini. Il quale, ieri, dal Trentino ha chiamato più volte Durigon, rimasto a Roma, concordando una via d'uscita che passa anche da una velata richiesta di dimissioni per la ministra Luciana Lamorgese (e forse anche per Conte): "Conto che questo gesto di responsabilità e generosità induca a seria riflessione altri politici, di governo e non solo, che non si stanno dimostrando all'altezza del loro ruolo", afferma il capo del Carroccio. Salvini definisce Durigon "amico e persona schietta, concreta e coraggiosa" che lascia "per amore dell'Italia e della Lega", gli promette nuovi incarichi e intanto ragiona sulla successione in via XX settembre: Massimo Bitonci ed Edoardo Rixi sono due nomi accreditati, non gli unici. Di certo, in un clima di esultanza degli alleati dell'ex asse giallorosso, si chiude una vicenda che per Palazzo Chigi stava diventando imbarazzante, visto che aveva iniziato a fare capolino anche sui media internazionali: quelle di Durigon sono le prime dimissioni di un esponente del governo Draghi e giungono a luci spente, in una sera d'agosto segnata dall'acuirsi della crisi afghana che porta altrove l'attenzione dei mezzi d'informazione. Arriva, il commiato, alla vigilia di un evento pubblico cui il sottosegretario avrebbe dovuto subire una raffica di domande scomode (la festa di Affari Italiani a Ceglie Messapico) e sotto il peso della mozione di censura annunciata da Pd, Leu e M5S. Anche Forza Italia, peraltro, aveva preso le distanze dal ras dell'Agro Pontino: "Le sue frasi di certo non sono condivisibili", le parole del coordinatore Antonio Tajani. Il sipario è così calato, ma non copre le fibrillazioni che rimangono nella maggioranza.