Afghanistan, Emma Bonino: "Non c'è speranza per le donne di Kabul. L'Occidente gira a vuoto"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - "I leader occidentali si sbracciano e annunciano sostegno ai diritti delle donne afghane, ma sono pie intenzioni, perché l'Afghanistan è nel caos, affidato a un movimento fondamentalista sunnita con forti elementi di misoginia. E noi giriamo a vuoto". Emma Bonino, ex ministra degli Esteri ed ex commissaria Ue ha avuto una assidua frequentazione con l'Afghanistan, dove fu anche arrestata nel 1997. A proposito degli attentati terroristici, denuncia "il fallimento colossale dell'intelligence Usa e Nato in primis". Dice: "L'unica idea importante che vedo è la proposta di Draghi di un G20 straordinario, ma non sarà facile".
Bonino, cosa aspetta le donne afghan…
ROMA - "I leader occidentali si sbracciano e annunciano sostegno ai diritti delle donne afghane, ma sono pie intenzioni, perché l'Afghanistan è nel caos, affidato a un movimento fondamentalista sunnita con forti elementi di misoginia. E noi giriamo a vuoto". Emma Bonino, ex ministra degli Esteri ed ex commissaria Ue ha avuto una assidua frequentazione con l'Afghanistan, dove fu anche arrestata nel 1997. A proposito degli attentati terroristici, denuncia "il fallimento colossale dell'intelligence Usa e Nato in primis". Dice: "L'unica idea importante che vedo è la proposta di Draghi di un G20 straordinario, ma non sarà facile".
Bonino, cosa aspetta le donne afghane in uno scenario tanto violento?
"Niente di buono. Il Paese è nel caos più assoluto, e andrà peggio, prima che un nuovo governo possa porsi il problema di come regolare i diritti civili. Anche nella più favorevole delle ipotesi, ovvero che un governo talebano sia più moderato che in passato, si tratta di un movimento a trazione fondamentalista sunnita, con forti elementi di misoginia. Temo che le pie intenzioni di tutti i leader occidentali, che si sbracciano oggi ad annunciare sostegno ai diritti delle donne afghane, siano destinate a rimanere nel libro delle buone intenzioni".
Però ci sarà un modo per tradurre in azioni concrete le buone intenzioni o davvero "tutti si agitano ma nessuno si muove"?
"Non ho mai visto tanto attivismo diplomatico come in questi giorni, a tutti i livelli e a tutte le latitudini. Ma non è venuta fuori finora una sola decisione operativa, tranne il rifiuto Usa al G7 di estendere l'evacuazione oltre il 31 agosto. Ovvero, si gira a vuoto per quanto riguarda il futuro afghano. Sarebbe stato ben più utile che almeno alcune di queste riunioni si fossero tenute nei mesi precedenti la caduta di Kabul, per coordinare la posizione della comunità internazionale di fronte al collasso ampiamente prevedibile del governo Ghani. Oggi la proposta più importante è quella di Draghi di un G20 straordinario, avviando un dialogo proficuo con Paesi come Cina, Russia e Turchia. Ma nemmeno quello sarà facile".
L'Europa dove è? Il commissario Gentiloni sostiene che proprio dal disastro internazionale può scaturire l'ora dell'Europa.
"Ce lo diciamo da anni. Da troppi anni, ad ogni crisi in cui il ruolo dell'Europa è succube, o irrilevante. L'Europa della sicurezza e della difesa purtroppo ha prodotto più acronimi, finora, che sicurezza per gli europei. A Kabul non si è visto nemmeno uno straccio di coordinamento fra operazioni di evacuazione, gestite tutte, rigidamente, da contingenti militari nazionali".
Ci sarà una forte ondata migratoria, come fronteggiarla? E per fare corridoi umanitari sarà necessario il dialogo con i talebani?
"Se vuole la mia opinione su come bisognerebbe fronteggiare una futura ondata, è semplice: con generosità e umanità. Questa gente ha fatto affidamento sull'Occidente, e siamo scappati all'improvviso e a gambe levate. I Paesi dell'Ue purtroppo si preparano all'unico coordinamento che funziona quando si tratta di migrazione, ovvero: come sigillare meglio le frontiere, e come sbolognare il fardello dei profughi verso altri Paesi, di approdo o di transito, in genere molto più poveri dei nostri. Sicuramente ci vuole un dialogo: non è possibile gestire flussi di aiuti né di persone senza la cooperazione delle autorità che gestiscono il territorio. Ma parlare con i talebani non significa legittimare quel governo. La destra di Salvini e Meloni propone la visione becera di aiutiamoli vicino casa loro".
Quale è il suo sentimento dopo gli attentati terroristici all'aeroporto di Kabul?
"L'emozione e la compassione sono sentimenti irrefrenabili in questi casi. Ma la natura catastrofica di questi attacchi non fa dimenticare che ci troviamo di fronte ad un colossale fallimento dell'intelligence, Usa e Nato in primis. Come è possibile che ci fossero cellule armate e organizzate dell'Isis su un territorio controllato militarmente da truppe alleate? Nessun ha visto crearsi l'Isis-K?".
"Non direi. Avevamo più coraggio allora, a sfidare per fini umanitari e senza scorta un regime non solo oscurantista ma oscuro ai più. Facemmo una fatica enorme ad attirare l' attenzione della comunità internazionale. La storia è andata avanti. Ma è la storia di una seconda sconfitta. Quando nel 1997 guardavo le donne in burka, e le comparavo alle foto ridenti delle ragazze di Kabul vestite all occidentale degli anni '60, mi si accapponava la pelle: 20 anni di occupazione occidentale non sono serviti neanche a far tornare a quelle donne il sorriso delle madri".