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Afghanistan, piano per l'accoglienza: il Viminale cerca 5 mila posti

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In arrivo il decreto del governo, il ministero è al lavoro. Servono soldi per vitto alloggio, scuola, sanità e integrazione
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ROMA - Servono 5.000 nuovi posti e fondi per finanziarli: non solo vitto, alloggio e assistenza legale e sanitaria, ma veri e propri progetti di integrazione e formazione, corsi di lingua, scuola per i più piccoli, lavoro per gli adulti.

Ci vorrà un decreto, che il governo varerà già questa settimana, per avviare il piano italiano per l'accoglienza dei circa 5.000 afghani che la Difesa è riuscita a portare in salvo in Italia. Il Viminale è già al lavoro ma non nasconde le difficoltà: i posti, per il momento, non ci sono e neanche i soldi. Per trovarli occorrerà ampliare il Sai, sistema di accoglienza e integrazione, che attualmente, dopo il ridimensionamento deciso con i de…

ROMA - Servono 5.000 nuovi posti e fondi per finanziarli: non solo vitto, alloggio e assistenza legale e sanitaria, ma veri e propri progetti di integrazione e formazione, corsi di lingua, scuola per i più piccoli, lavoro per gli adulti.

Ci vorrà un decreto, che il governo varerà già questa settimana, per avviare il piano italiano per l'accoglienza dei circa 5.000 afghani che la Difesa è riuscita a portare in salvo in Italia. Il Viminale è già al lavoro ma non nasconde le difficoltà: i posti, per il momento, non ci sono e neanche i soldi. Per trovarli occorrerà ampliare il Sai, sistema di accoglienza e integrazione, che attualmente, dopo il ridimensionamento deciso con i decreti sicurezza targati Salvini, conta 30.000 posti già quasi tutti occupati. I 1800 Comuni che aderiscono alla rete con 760 progetti attivi stanno già cercando nuovi appartamenti in cui poter collocare i nuclei familiari. I prefetti di tutta Italia sono già stati attivati e la ricognizione è in corso: da nord a sud del Paese centinaia di privati hanno offerto la disponibilità di case e Ong, associazioni ed enti del terzo settore che nell'ultimo anno si erano tirati indietro dalla gestione dei centri ritenendo improponibili le condizioni economiche al ribasso (poi per la verità rialzate dalla ministra Lamorgese) adesso hanno dato la loro disponibilità. Ma l'ampliamento della rete di seconda accoglienza, quella riservata ai rifugiati e ai richiedenti asilo, va fatta per decreto e anche con una certa urgenza viste le caratteristiche di questi nuovi 5.000 profughi da accogliere: quasi tutti nuclei familiari (moltissimi bambini) che non possono essere separati e per i quali non è opportuna l'accoglienza nei grandi centri. I Comuni che hanno ancora qualche residua disponibilità si sono subito fatti avanti e le prime famiglie, terminata la quarantena sanitaria, sono già state smistate. Ma la stragrande maggioranza dei profughi sarà ospitata ancora per diverse settimane nelle tende del grande centro allestito da Difesa, Protezione civile e Croce Rossa ad Avezzano dove sono già 1300 i profughi e in altre strutture già individuate: dal centro sportivo olimpico dell'Esercito alla Cecchignola a diverse basi logistiche - a Camigliatello Silano, Roccaraso, Colle Isarco. Difficile trovare posto nei Cas dove ogni giorno vengono smistati anche le migliaia di migranti che continuano a sbarcare in Sicilia dopo il periodo sulle navi quarantena. "È un momento complesso - ammettono al Viminale - ci sono anche i normali flussi da gestire, confidiamo nella disponibilità dei Comuni e nella solidarietà dei privati. Il governo farà la sua parte".

Il problema dell'accoglienza sarà al centro di un vertice europeo tra i ministri dell'Interno in programma martedì: sul tavolo anche la sorte dei 230.000 afghani già presenti in Europa e a cui è stato negato l'asilo.