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Il pm Musolino: “La legge Costa sull’uso dei tabulati sarebbe un ostacolo alle indagini”

Il segretario di Md boccia la richiesta di Enrico Costa di Azione: “Esistono già oggi le garanzie per tutelare la privacy degli indagati”
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ROMA - “Serve coerenza. La riforma Cartabia accelera i processi, una legge sui tabulati li allungherebbe. Oltre ad ostacolare le indagini, in alcuni casi fino a bloccarle”. Dice così il pubblico ministero di Reggio Calabria Stefano Musolino, eletto segretario di Magistratura democratica a fine luglio. Che risponde così ad Enrico Costa di Azione.

 

La querelle sui tabulati telefonici. Legge sì o legge no dopo la sentenza della Corte di giustizia del Lussemburgo? Lei da che parte sta? 

“Non vedo alcuna necessità di una legge perché il sistema attuale è gia coerente con le indicazioni della Corte di giustizia del Lussemburgo. Il pm italiano, già nella fase delle indagini preliminari, è autonomo e indipendente, e svolge una funzione di garanzia dei diritti dell’indagato, tutelandoli anche in relazione a richieste abusive che giungessero dalla polizia giudiziaria. La legge esistente già prev…

ROMA - “Serve coerenza. La riforma Cartabia accelera i processi, una legge sui tabulati li allungherebbe. Oltre ad ostacolare le indagini, in alcuni casi fino a bloccarle”. Dice così il pubblico ministero di Reggio Calabria Stefano Musolino, eletto segretario di Magistratura democratica a fine luglio. Che risponde così ad Enrico Costa di Azione.

 

La querelle sui tabulati telefonici. Legge sì o legge no dopo la sentenza della Corte di giustizia del Lussemburgo? Lei da che parte sta? 

“Non vedo alcuna necessità di una legge perché il sistema attuale è gia coerente con le indicazioni della Corte di giustizia del Lussemburgo. Il pm italiano, già nella fase delle indagini preliminari, è autonomo e indipendente, e svolge una funzione di garanzia dei diritti dell’indagato, tutelandoli anche in relazione a richieste abusive che giungessero dalla polizia giudiziaria. La legge esistente già prevede dei termini di conservazione dei dati sensibili, graduati in rapporto alla gravità del reato”. 

 

Quindi lei dice che una legge non serve, però ci sono molti suoi colleghi che, all’opposto, ritengono che una legge disciplinerebbe in modo chiaro e definitivo l’uso dei tabulati ed eviterebbe il caos delle interpretazioni difformi proprio com’è avvenuto dopo la sentenza europea.

“La Cassazione, nell’ultima sentenza di fine luglio, ha già escluso la diretta applicabilità della decisione della Corte di giustizia; sicché non vi è affatto un caos interpretativo, perché le nostre regole già oggi offrono le garanzie richieste dall’Europa”.

 

Lei è un pm, per questo vuole comunque la possibilità di accedere ai tabulati senza ostacoli? 

“Non è così. L’accesso ai tabulati è una risorsa investigativa talvolta indispensabile ed il sistema attuale lo regolamenta, modulando in maniera ragionevole il diritto alla privacy, con le esigenze di accertamento dei reati.”. 

 

Però oggi un pm come lei, di fronte a un delitto, fino a che punto può chiedere i tabulati di un possibile indagato? 

“Posso muovermi nel perimetro dei soggetti che sono entrati in relazione con il reato da scoprire e con i suoi possibili autori. Il tabulato è un mezzo di ricerca della prova esplorativo, consegna risultati generici ed equivoci che impongono sempre ulteriori verifiche per poter diventare alla fine una prova effettiva nel processo”. 

 

Ha letto le dichiarazioni di Enrico Costa di Azione? Lui, sin da marzo quando è uscita la decisione del Lussemburgo, insiste per una legge. Dice che con l’accesso libero ai tabulati la nostra privacy è a rischio. 

“Non sono d’accordo. Perché già oggi il sistema garantisce in maniera adeguata la tutela della privacy dei cittadini coinvolti nell’indagine. Esclusi ovviamente i casi di eventuali abusi che sono punibili disciplinarmente e che costituiscono, perciò, una patologia del sistema e non certo un suo tratto fisiologico”. 

 

Costa, con una sua proposta di legge, chiede che anche per i tabulati valga la stessa regola delle intercettazioni, via libera solo per i reati punti oltre 5 anni. Sarebbe un ostacolo alle vostre indagini? 

“Certo, sarebbe decisamente un ostacolo. Le faccio un esempio che tutti possono comprendere. Mi riferisco per esempio alle truffe, anche quelle realizzate online. Un reato che già figura sotto i 5 anni di pena, ma per il quale le indagini non possono neppure prendere l’avvio in mancanza dei tabulati telefonici, a partire da quelli della vittima. In sostanza, se la proposta Costa diventasse legge, a fronte di una denuncia di truffa siffatta, la gran parte dei procedimenti sarebbe immediatamente archiviata per l’impossibilità stessa di avviare un’indagine”. 

 

Insomma, lei sta dicendo che il risultato di una legge sarebbe un freno alle indagini stesse. Però ci sono alcuni suoi colleghi, come il procuratore aggiunto di Torino Cesare Parodi, che seppur a malincuore, accettano l’idea di una legge…

“Un sistema che tollera l’acquisizione - sostanzialmente obbligata - da parte di soggetti privati di informazioni personali anche solo per navigare su internet a tutela di interessi economico commerciali, non può irrigidire l’acquisizione di informazioni assai meno invasive come quelle dei tabulati che invece sono necessarie per scoprire gli autori di un reato e quindi garantire la sicurezza di tutti”. 

 

Non teme che la possano accusare di non voler rispettare le garanzie di riservatezza dei potenziali indagati? 

“La garanzia dei diritti deve sempre conciliarsi con procedure adeguate alla loro tutela. E quelle esistenti già oggi sono sufficienti allo scopo. Prevedere ulteriori superfetazioni aggraverebbe inutilmente il procedimento, ne allungherebbe i tempi, renderebbe più precari gli esiti, senza aggiungere alcunché alla reale tutela dei diritti”. 

 

Quindi, mentre si stanno approvando le nuove regole sul processo penale, con l’improcedibilità, e si mettono paletti rigidi sui tempi, una stretta sui tabulati comporterebbe conseguenze negative proprio sulla rapidità del giudizio?

“È proprio così. La riforma Cartabia ha preso atto dell’incapacità del sistema di sostenere gli attuali carichi di lavoro, prevedendo perciò dei limiti di tempo che segnano il massimo di tollerabilità per la durata di un procedimento. Ogni ulteriore intervento dovrebbe tenerne conto, preoccupandosi di valutare la compatibilità tra nuove procedure, diritti che si vogliono garantire e tempi complessivi del procedimento. Non mi pare che la proposta Costa vada in questa direzione”.