No Vax, Veca: "Dall'insulto ai cazzotti. Non sono quattro pazzerelli, il rischio ora va preso sul serio"
di Brunella Giovara , di Brunella GiovaraMILANO - A un certo punto viene fuori un'espressione dei tempi andati. Salto di qualità (quando negli anni Settanta i brigatisti passarono dai comunicati ai primi sequestri, poi alle gambizzazioni, poi alle esecuzioni, ogni volta era un salto di qualità). E oggi, dall'insulto ai cazzotti, con la speranza che si torni alle parole, magari alla discussione. Ma è difficile, il dialogo "con i No Vax nella loro versione talebana", dice Salvatore Veca, che è filosofo, e presidente onorario della Fondazione Feltrinelli.
Allora, cosa sta succedendo.
"C'è stato un salto, uno scatto. Nella babele No Vax, abbiamo assistito a un passaggio dal dissenso all'aggre…
MILANO - A un certo punto viene fuori un'espressione dei tempi andati. Salto di qualità (quando negli anni Settanta i brigatisti passarono dai comunicati ai primi sequestri, poi alle gambizzazioni, poi alle esecuzioni, ogni volta era un salto di qualità). E oggi, dall'insulto ai cazzotti, con la speranza che si torni alle parole, magari alla discussione. Ma è difficile, il dialogo "con i No Vax nella loro versione talebana", dice Salvatore Veca, che è filosofo, e presidente onorario della Fondazione Feltrinelli.
Allora, cosa sta succedendo.
"C'è stato un salto, uno scatto. Nella babele No Vax, abbiamo assistito a un passaggio dal dissenso all'aggressione fisica, abbiamo visto l'attacco a una giornalista televisiva, al cronista di Repubblica, all'inseguimento di Bassetti fin sotto casa, alle minacce durissime a Pregliasco. Questo può far pensare a un cambiamento di quello che io definisco mini movimento. Ma nulla esclude che il micro possa conoscere una crescita verso il macro. È difficile prevederlo".
Domani (oggi, ndr) ci saranno altre manifestazioni nelle stazioni...
"Sarà un momento importante per capirne l'evoluzione. E non bisogna far finta che siano quattro pazzerelli, perché questo non è - per quanto piccolo - un movimento bizzarro. Quindi, bisogna conoscerlo, capire da dove arriva. A me ricordano i No Tav, che per quanto diversi tra loro, avevano trovato una unità nella difesa del territorio. E i "forconi", quelle forme intermittenti di contestazione che nascono in 20 minuti, si intensificano in 20 giorni, poi magari si estenuano, spariscono".
E se si radicalizzassero? Potrebbe succedere?
"Tutto è possibile, soprattutto se la loro protesta andasse a saldarsi con i molti altri motivi di sofferenza sociale. La nostra non è una società felice, c'è una grande sofferenza, e incertezza. Molte persone si sentono sole, non percepiscono un futuro possibile. Detto questo, mi sembra molto difficile assimilare i No Vax ai terroristi, che hanno affidato alla violenza il compito di realizzare gli obiettivi della lotta. Per loro, non c'era altra lotta che quella armata, contro il capitale, la società borghese, lo stato delle cose. Non è stato così per i forconi, e nemmeno per i No Tav. E neanche per i No Vax, credo".
Chi sono, i No Vax.
"Aspirano a essere monopolisti della verità, sul mondo, sul Covid... Alla base ci sono delle credenze di minoranza, che si coagulano in una sorta di visione compatta, monolitica. Hanno un carattere di dogmatismo parareligioso, e questo rende implausibile e impossibile la discussione razionale. Per dialogare, bisogna condividere qualcosa. Ma le loro idee sono refrattarie ad essere messe in discussione. Ad esempio, non pensano mai alla relazione tra il loro star bene, e lo star male degli altri. Non tengono conto cioè della salute pubblica".
Pochi anni fa, ci fu un altro movimento No Vax, sui vaccini ai bambini. Ma non si arrivò alla violenza. Perché?
"Allora si risolse la questione con l'obbligatorietà: se non vaccini tuo figlio, non potrà entrare a scuola. Oggi invece questa posizione si salda a una sensazione di riduzione degli spazi di libertà, a un ribellismo nei confronti dell'autorità. Per citare il mio amico Gaber, sono persone a cui "il mondo fa male". O entrano nella fase depressiva, o si ravvivano, impegnandosi in una guerra contro l'establishment. Che significa le istituzioni, il governo, lo scienziato, il giornalista".
Però, i giornalisti attaccati facevano solo domande.
"Il giornalista fa sicuramente parte del sistema, come Big Pharma. Chi è l'ambasciatore tra il sapere e la conversazione civile, come diceva David Hume? Il giornalista. Infatti, appena c'è stato il salto di qualità verso la violenza, il target è diventato lui. Così il No Vax pensiero è diventato No Vax azione, questo è il cambiamento vero con cui faremo i conti".