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Giustizia, Nello Rossi sulla presunzione di innocenza: "Il principio è sacrosanto, ma vedo difficoltà per magistrati e giornalisti"

Nello Rossi, direttore della rivista online Questione Giustizia 
Al via in Parlamento l'esame del decreto legislativo del governo che dovrà ottenere il via libera entro la metà di settembre. Secondo il direttore della rivista online "Questione Giustizia" c'è ancora spazio per riflettere sulle motivazioni dei provvedimenti giudiziari e sul diritto di cronaca
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ROMA - Sta per esplodere la "grana" della presunzione di innocenza. Il decreto del governo aspetta il parere delle commissioni Giustizia di Camera e Senato entro la metà di settembre. Esultano i garantisti. Abbiamo sottoposto a Nello Rossi - direttore della rivista online Questione Giustizia che la prossima settimana dedicherà al tema un lungo articolo -  una serie di interrogativi e di dubbi sul decreto. 

"Presunto innocente". Un romanzo famoso, quello di Scott Turow. Un film altrettanto noto diretto da Alan J.Padula con un ottimo Harrison Ford. Ma siamo negli anni Novanta. Poi una direttiva Ue sulla presunzione d'innocenza. Vecchia ormai di 5 anni. Perché, secondo lei, l'Italia si sveglia adesso e il governo produce un decreto legislativo che fissa un assunto, del tipo che la presunzione d'innocenza deve esistere?
"Per la verità che il principio di non colpevolezza sia un cardine del nostro sistema pen…

ROMA - Sta per esplodere la "grana" della presunzione di innocenza. Il decreto del governo aspetta il parere delle commissioni Giustizia di Camera e Senato entro la metà di settembre. Esultano i garantisti. Abbiamo sottoposto a Nello Rossi - direttore della rivista online Questione Giustizia che la prossima settimana dedicherà al tema un lungo articolo -  una serie di interrogativi e di dubbi sul decreto. 

"Presunto innocente". Un romanzo famoso, quello di Scott Turow. Un film altrettanto noto diretto da Alan J.Padula con un ottimo Harrison Ford. Ma siamo negli anni Novanta. Poi una direttiva Ue sulla presunzione d'innocenza. Vecchia ormai di 5 anni. Perché, secondo lei, l'Italia si sveglia adesso e il governo produce un decreto legislativo che fissa un assunto, del tipo che la presunzione d'innocenza deve esistere?
"Per la verità che il principio di non colpevolezza sia un cardine del nostro sistema penale lo dice la Costituzione che, ormai 73 anni fa, stabiliva: 'L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva'....".

Certo, proprio per questo che bisogno c'era adesso di fare questo decreto?
"Per applicare al loro interno le sentenze e i provvedimenti penali degli altri paesi dell'Unione, gli Stati membri hanno bisogno di 'avere fiducia' nei rispettivi ordinamenti penali. Di qui l'esigenza che vi siano norme minime comuni in materia di processo penale e di garanzie degli imputati cui ha risposto la Direttiva Ue, la numero 343 del 2016. In un primo momento il nostro Paese ha ritenuto di avere già uno standard elevato di garanzie e di non aver bisogno di dettare nuove norme sulla presunzione di innocenza. Ma a seguito di una relazione della Commissione europea di un anno fa  sull'attuazione della direttiva nei diversi Paesi, è scattato anche per noi un campanello d'allarme...".

Di che campanello sta parlando?
"Sebbene non sia stata avviata, per l'Italia, alcuna procedura di infrazione alla direttiva, il governo si è chiesto se la presunzione di innocenza non sia vulnerata e contraddetta, prima di una sentenza definitiva, da dichiarazioni 'colpevoliste' delle autorità pubbliche o dalle stesse motivazioni dei provvedimenti giudiziari adottati nel corso dei procedimenti, ad esempio per l'adozione delle misure cautelari".

E quale è stata la risposta a questo interrogativo garantista?
"Il decreto legislativo del governo, inviato il 6 agosto alle Camere per il loro parere, vieta ogni pubblica dichiarazione che comprometta la presunzione di innocenza e attribuisce al cittadino imputato il diritto di chiederne la modifica e di rivolgersi al giudice civile per ottenere un ordine di rettifica. Il che segna una rivoluzione nel rapporto tra imputati e pubblici poteri...".

Lo ammetta, sta per scattare un potente bavaglio per la cronaca giudiziaria...
"Non guardi nel suo cortile. Il divieto riguarda altri soggetti, non solo i magistrati e le forze di polizia incaricate delle indagini, ma anche tutte le autorità pubbliche, per esempio i ministri e i funzionari di molti enti pubblici. Con la sola eccezione - almeno questa è la mia personale opinione - dei parlamentari, per i quali vige il regime di immunità per le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni, mentre il rispetto della presunzione di innocenza resterà solo una regola etica".

Ma lei - storicamente - comprende il motivo di agire proprio adesso? Perché se prima faceva figo arrestare mafiosi e tangentisti, adesso fa figo dire che tutti, anche costoro, sono sempre presunti innocenti?
"Penso che la giustizia penale possa essere esercitata con intatto rigore nei confronti di chi commette reati senza bisogno che siano emessi, prima e a prescindere dai processi, improvvisati verdetti di colpevolezza, non di rado da parte di chi sa poco o nulla dei procedimenti in corso. Ci risparmieremmo tanti fuorvianti processi televisivi o a mezzo stampa, e qualche buffonata. E garantiremmo maggiore serenità ai giudici, soprattutto quelli popolari, di regola eccellenti ma meno abituati alle pressioni esterne".

Capisco che questo decreto le piace, anche se lei, glielo ricordo a ogni intervista, è una toga rossa, quindi dovrebbe stare dalla parte degli onesti contro i presunti colpevoli che diventano accertati criminali...
"Dopo alcuni decenni mi sono ormai rassegnato all'appellativo di toga rossa e non ho più la forza per reagire. Noto però che, al riguardo,  c'è una grande confusione sotto il cielo. Le cosiddette toghe rosse sono oggi le più interessate e le più impegnate al pieno rispetto delle garanzie processuali, ma a molti fa comodo non prenderne atto. Sono più utili le leggende - peraltro di segno opposto - alimentate sul loro conto. Una sorta di pret a porter sempre buono per le polemiche d'occasione".

Ecco, mettiamola sul concreto, perché io vorrei capire che succede a me giornalista e a lei magistrato quando il decreto diventa operativo. È vero o no che tutti e due dovremo rinunciare un po' alla nostra libertà d'espressione? Dovremo metterci la casacca del "presunto innocente" e via andare....
"Come sempre, quando si sale al concreto, emergono i problemi seri. Sul punto delle motivazioni dei provvedimenti giudiziari il decreto ha scelto a mio avviso una strada sbagliata. È del tutto improprio costringere chi deve motivare una decisione impegnativa, per esempio sulla custodia cautelare, a goffe acrobazie verbali o a esercizi di ipocrisia argomentativa che in casi limite potrebbero risultare addirittura paradossali. Del tipo, questi sono i gravi indizi di colpevolezza del presunto non colpevole. Sarebbe molto più lineare stabilire l'obbligo, per i giudici, di indicare sempre in premessa e con chiarezza la "fase in cui il procedimento pende", sottolineando che la loro decisione ha un carattere solo relativo e provvisorio perché adottata, per esempio, senza che siano ancora entrati in campo i difensori o prima di ulteriori accertamenti da svolgere in dibattimento".

E per i giornalisti?
"Dovrebbe valere esattamente la stessa regola. Inoltre se, nelle cronache, i giornalisti si limiteranno a riportare pubbliche dichiarazioni colpevoliste delle autorità, non solo - come è ovvio - non ne assumeranno la responsabilità, ma saranno le autorità e non i media a dover rettificare. Il diritto a ottenere una rettifica e un risarcimento del danno per diffamazione resterà perciò in vita solo se l'organo di informazione avrà "aggiunto" alla dichiarazione dell'autorità pubblica, informazioni di altra fonte e natura e proprie valutazioni che dovessero risultare in contrasto con la presunzione di innocenza".

Scusi, ma così che diventa il mio lavoro? Solo pubblicare un comunicato stampa?
"Molto dipenderà dall'etica professionale del giornalista". 

Lei è un tecnico del diritto, ma stavolta le chiedo di scendere proprio terra terra, verso noi umani. Perché io non capisco. C'è un pm che ha seguito un'indagine e che ha beccato il colpevole - oddio...sorry...il presunto colpevole - ma non può fare la conferenza stampa con la polizia perché la deve fare il suo capo. Questo è giusto secondo lei?
"Questa non è affatto una novità. Lo prevedeva già il decreto legislativo del 2006 sulle procure, unitamente alla possibilità del procuratore di delegare un magistrato del suo ufficio che abbia una più approfondita conoscenza degli atti. Per il resto io rimango dell'opinione che, nella società dell'informazione, la via da seguire per gli uffici giudiziari non sia il silenzio, ma la parola meditata e misurata".   

Diciamo la verità, se un ufficio di procura pensa di aver preso un colpevole perché dovrebbe presentarlo come innocente? Cioè, mi faccia capire, qui arrestiamo uno, gli mettiamo le manette ai polsi, lo mandiamo in custodia cautelare, ma poi ai cittadini diciamo che comunque è innocente?
"Ha presente che cos'è il principio di presunzione di non colpevolezza? Beh, proprio quello".

Le sembra giusto punire disciplinarmente il magistrato che in pubblico vanta il suo lavoro?
"I magistrati lavorano per la Repubblica non per gratificare il loro ego. Su questo bisogna essere intransigenti". 

Sa che le dico? Questa è la strada per separare le carriere, e avere un pm che risponde solo all'esecutivo, nominato dal governo come in America, che diventa il professionista dell'accusa. In quel ruolo potrà dire qualunque cosa.
"Penso esattamente il contrario. Nell'ambito del procedimento penale i pm avranno - come del resto prevede giustamente il decreto - molta più libertà espressiva dei giudici. Ma sul piano delle dichiarazioni pubbliche la presunzione di innocenza dovrà essere rispettata da tutte le autorità giudiziarie e non giudiziarie".

Si metta adesso dalla mia parte. Scrivo un pezzo su uno che hanno arrestato, ma poi devo dire che è innocente. I miei lettori penseranno che sono da rinchiudere in manicomio...
"Attendere una sentenza definitiva per 'additare' qualcuno come colpevole di un reato non mi sembra affatto una forma di schizofrenia. È solo un modo per rispettare la verità. Ammetto però che in Italia sarà più complicato che altrove perché spesso le sentenze divengono definitive dopo tre gradi di giudizio e magari dopo due condanne di merito sulla colpevolezza. In questi casi soccorrerà la ragionevolezza nella quale non bisogna mai disperare".

Si rende conto che giornalisticamente diventerà una guerra? Presunti articoli su presunti colpevoli, pardon..innocenti, su presunti fatti...Con presunte veline delle procure, ma solo in casi eccezionali. Ma lei ha capito che s'intende poi per casi eccezionali? Il furto dal gioielliere lo è? Un femminicidio lo è? Un brutto scippo lo è? Io le chiedo, ma a cosa si ridurrà la cronaca giudiziaria?
"Vedo che i comunicati pubblici e ufficiali delle Procure hanno già meritato ai suoi occhi l'appellativo spregiativo di "veline", e non capisco perché. Si tratterà di informazioni date in regime di trasparenza e di uguaglianza per tutti i media. Inoltre le valutazioni sul "rilevante interesse pubblico" dei procedimenti tali da giustificare le conferenze stampa resteranno libere e insindacabili. Sarà una guerra lei dice?  Forse, ma magari più regolata di quella, selvaggia, cui spesso oggi assistiamo. Non scopriamo adesso che magistrati e giornalisti fanno un mestiere difficile ". 

Bene, dottor Rossi, così si sta decretando la morte degli scoop...
"Al contrario, ci sarà più spazio per un serio giornalismo investigativo e meno spazio per quanti si affidano solo alle indiscrezioni che trapelano dagli uffici".