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M5S, Conte e il rischio del flop alle amministrative

(ansa)

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Il leader dei Cinquestelle rinvia ad ottobre la nomina dei vice, della segreteria e dei membri del consiglio nazionale. Nel partito in molti sono rassegnati a un risultato deludente. Solo la vittoria di Raggi a Roma potrebbe salvare il salvabile in un Movimento diviso e frammentato
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Il battesimo di fuoco di Giuseppe Conte alle prese con la sua prima tornata elettorale in veste di leader dei 5 Stelle sarà con ogni probabilità un mezzo flop. Nel Movimento è chiaro a tutti, in primis allo stesso presidente del partito, che non a caso ha deciso di rimandare al post amministrative le nomine per la riorganizzazione interna.

Dopo la sua investitura ufficiale a luglio, settembre doveva essere il mese in cui venivano nominati i vice, la segreteria a supporto, i membri del Consiglio nazionale. Invece "al 99 per cento", si racconta nel dietro le quinte, si slitta a fine ottobre. La ragione è semplice: non avrebbe senso inaugurare un nuovo corso proprio a ridosso di un voto che si preannuncia fallimentare, o poco meno.

Il battesimo di fuoco di Giuseppe Conte alle prese con la sua prima tornata elettorale in veste di leader dei 5 Stelle sarà con ogni probabilità un mezzo flop. Nel Movimento è chiaro a tutti, in primis allo stesso presidente del partito, che non a caso ha deciso di rimandare al post amministrative le nomine per la riorganizzazione interna.

Dopo la sua investitura ufficiale a luglio, settembre doveva essere il mese in cui venivano nominati i vice, la segreteria a supporto, i membri del Consiglio nazionale. Invece "al 99 per cento", si racconta nel dietro le quinte, si slitta a fine ottobre. La ragione è semplice: non avrebbe senso inaugurare un nuovo corso proprio a ridosso di un voto che si preannuncia fallimentare, o poco meno.

L'ex presidente del Consiglio è il primo a non coltivare alcun tipo di illusione. Se il M5S riuscirà a mantenere almeno la guida di Roma con Virginia Raggi allora si potrà dire che si è salvato il salvabile. I manifesti elettorali per la città, con in primo piano la sindaca uscente con Conte, fanno intendere che la Capitale sarà un test importante per capire se per il M5S ci sarà un effetto tangibile della nuova guida.

Ma a parte questo, "è chiaro a tutti - racconta un big del Movimento - che l'esito generale delle amministrative sarà nei fatti l'ultimo atto della vecchia gestione". Se - come si fiuta nell'aria - andrà male, il disastro non sarà insomma addebitabile a Conte. Se andrà invece benino, si potrà invece dire che il merito è tutto suo.

Se cinque anni fa il M5S conquistò Roma e Torino, stavolta nel capoluogo piemontese le possibilità sono zero, con Chiara Appendino che non si è neanche ricandidata. A Napoli e Bologna si è andati in coalizione con il centrosinistra, con candidati non direttamente riconducibili al Movimento e che se anche diventeranno sindaci bisognerà poi andarsi a vedere le percentuali del partito. In Calabria anche lì corsa in coalizione, ma con poche speranze generali.

A Milano i 5 Stelle vanno in solitaria e ci si attendono percentuali molto basse, troppo basse. Senza dimenticare la clamorosa ritirata del M5S nel collegio di Roma Primavalle, dove nel 2018 vennero sconfitti centrodestra e centrosinistra e a questo giro neanche ci si presenta per rimpiazzare il seggio lasciato vacante da Emanuela Del Re. "Abbiamo perso mesi e mesi dietro alle beghe interne prima con Davide Casaleggio e poi con Beppe Grillo, ci siamo dati la zappa sui piedi da soli", ragiona un contiano di ferro. Il che in parte è vero, ma di sicuro anche adesso con un leader a pieno regime non è ben chiara la prospettiva politica del M5S: il "fronte progressista" con Pd e sinistra sul quale lo stesso Conte aveva investito molto è caduto nel dimenticatoio del suo discorso pubblico.

Non metterci comunque la faccia è impossibile, e infatti il tour de force elettorale di Conte, dopo due giorni di iniziative con Raggi a Roma, comincia dopodomani da Napoli. Poi sarà la volta di Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana. Subito dopo tornerà al sud, arrivando giù fino alla Sicilia. Non c'è solo da provare a (ri)conquistare un po' di consenso, ma anche da rimettere insieme i cocci di un Movimento dilaniato dopo oltre un anno e mezzo senza una vera leadership, in mezzo alle onde alte di una crisi sanitaria ed economica senza precedenti, gestita stando non sempre con soddisfazione al governo.