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Casini e la tavola rotonda con Salvini, Conte, Renzi e Letta. Dibattito sull'America o prove per il Quirinale?

Pierferdinando Casini 
I leader di partito chiamati a raccolta dal presidente del gruppo italiano dell'Unione parlamentare "per ricordare gli attentati terroristici avvenuti a New York nel 2001". Ma il sogno di salire al Colle forse non è mai svanito. Come disse nel 2006: "Io sarei un ottimo presidente della Repubblica"
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Non si sa mai. Li ha chiamati a raccolta tutti. E tutti, da Salvini a Conte, da Letta a Renzi, da Tajani a Speranza passando per Meloni, gli hanno detto sì. Parleranno di Torri Gemelle e Kabul, di America e nuovo Patto Atlantico, intorno al tavolo apparecchiato per loro da Pier Ferdinando Casini come presidente del gruppo italiano dell'Unione parlamentare, l'organismo bicamerale che aderisce all'Organizzazione mondiale dei parlamenti. D'altro canto, come si fa a declinare l'invito se a firmarlo è stato l'alleato (o l'avversario) più lieve di ognuno di quei gruppi, un po' qui un po' lì, destra e sinistra a mezze stagioni alterne. Pur nella distanza delle ere politiche.

L'appuntamento indica: "11 settembre, 20 anni dopo", anche se si vedranno venerdì 10, alle 10, nella sala Zuccari, a Palazzo Giustiniani, e dove altrimenti. È tra le stanze simbolo della storia costituzionale, peraltro molto amat…

Non si sa mai. Li ha chiamati a raccolta tutti. E tutti, da Salvini a Conte, da Letta a Renzi, da Tajani a Speranza passando per Meloni, gli hanno detto sì. Parleranno di Torri Gemelle e Kabul, di America e nuovo Patto Atlantico, intorno al tavolo apparecchiato per loro da Pier Ferdinando Casini come presidente del gruppo italiano dell'Unione parlamentare, l'organismo bicamerale che aderisce all'Organizzazione mondiale dei parlamenti. D'altro canto, come si fa a declinare l'invito se a firmarlo è stato l'alleato (o l'avversario) più lieve di ognuno di quei gruppi, un po' qui un po' lì, destra e sinistra a mezze stagioni alterne. Pur nella distanza delle ere politiche.

L'appuntamento indica: "11 settembre, 20 anni dopo", anche se si vedranno venerdì 10, alle 10, nella sala Zuccari, a Palazzo Giustiniani, e dove altrimenti. È tra le stanze simbolo della storia costituzionale, peraltro molto amata dall'ex presidente della Camera, che si può incontrare il paziente cerimoniere che ha attraversato tutte le Repubbliche, il dc-per-sempre che ha conosciuto Moro, imparato da Forlani, e visto passare i De Mita e i Mastella; il Pierfurby dell'italica iconografia istituzionale. Perché Casini, che oggi siede in Senato, viene da 38 anni ininterrotti di Parlamento.

Il più "stanziale" di tutti i partiti? Nossignore: "Il politico con alle spalle la più lunga esperienza nei due rami del Parlamento". E magari è solo in ragione di quel peregrinare sereno e costante, da un polo all'altro, da un Silvio a un Matteo in cerca della sua Itaca centrista, che il leader di dalle mille sigle pare sia tornato a sognare, almeno un po', il Colle più alto.

"Io sarei un ottimo presidente della Repubblica - disse Pierferdi, era il 28 marzo 2006 - ma non adesso, bensì nei tempi e nei modi giusti". Concedendo, alla fine, "in questo caso non c'è una personalità che possa farlo meglio di Ciampi". Ambizione che, in ogni caso, si è fatta successivamente più accorta. Al punto che quando, nel 2015, l'allora alleato Alfano provò a spingere il suo nome come successore di Giorgio Napolitano, raccontano che fu proprio Casini a trascinarlo coi piedi per terra. "Non ce la facciamo, Angelino. Sono contento così perché per un giorno la storia mi ha regalato una coccola, credimi. Ma la candidatura di Mattarella avanza come un treno. Leviamoci in tempo".

Nessuno come lui. Tra cambi di coalizione e casacche. Nel '94, lasciando Martinazzoli, fonda il Centro democratico cristiano, nel '96 è schierato con l'Ulivo, ma il 2001 Berlusconi si prende il governo e Pierferdi diventa presidente della Camera. Nel 2022 è il primo vertice di Montecitorio ad accogliere un Papa in aula, nel 2008 rompe con Silvio e fonda l'Udc, nel 2011 appoggia Monti, nel 2013 è divorzio da Scelta civica, nel 2014 si sposta ancora a sinistra e va con Letta il giovane premier, nel 2015 con Gentiloni, nel 2016 fonda la sua formazione attuale: Centristi per l'Italia. Che poi è diventato "per l'Europa". La passione per gli Esteri, e la missione inconfessata di arrivare alla Farnesina, l'ha sempre coltivata, l'ex presidente della Camera.

Non a caso tiene molto all'organizzazione di questo incontro. E "per ricordare gli attentati terroristici avvenuti a New York nel 2001 e fare un bilancio di questo ventennio", ha messo a punto un programmino che - finora - era riuscito solo alla sapiente regia politica del Meeting di Comunione e Liberazione. Ma mentre a Rimini, lo scorso agosto, erano arrivati sei leader di partito più il presidente di Iv Ettore Rosato, qui Pierfurby li avrà tutti intorno: dopo l'introduzione della padrona di "casa", la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, ecco il leader del M5S Conte, il vertice dei democratici Letta, la presidente di Fdi Meloni, il fondatore di Italia Viva Renzi, oltre al "Capitano" della Lega Salvini e al segretario di Articolo Uno, ministro Speranza, insieme col coordinatore nazionale di Fi, Antonio Tajani.

 Un rito officiato per tutte le professioni. Un'ecumenica celebrazione tra Interni ed Esteri, tra la memoria dell'attentato che mise in ginocchio l'Occidente e l'America che oggi è scappata da Kabul. Parola d'ordine: scenario. Chi ne ha attraversati, più di lui.

 "La Nato, così come è oggi, appare superata - ha ragionato in queste ore Casini - ma se aggiorna la sua metodologia e rivede i suoi obiettivi, allora può ancora avere un senso. Il tema incrocia quello del futuro dell'Occidente, "Occorre ritrovare identità e senso di marcia". Casini ha anche chiarito, negli scorsi giorni, che in Italia o in Europa "non si può parlare ora di eventuale riconoscimento del governo afghano. Vediamo i fatti. Vediamo come si comportano con i diritti inviolabili di donne e bambini. Sono questi i terreni decisivi". Vola alto, l'ex ragazzo scudocrociato. Che oggi, a 65 anni, vorrebbe tentare il grande salto. Pensare che quando è entrato al Parlamento, appena ventisettenne, era il 1983: non solo non esistevano né il Vaffa né la Bestia nella comunicazione politica italiana, ma Beppe Grillo, esattamente nello spoglio di quella sera, faceva da "spalla comica" a Vespa. E provando a rottamare un po' di gigantografie di big, prese un primo piano di De Mita. "Ma ci liberiamo di questo?".  E Vespa: "No, non si sa mai".