✕

Omofobia, Zan e la battaglia contro l'odio nel suo libro. "Quel leghista gay che protestava alla Camera, a Mykonos baciava un uomo"

lessandro Zan, deputato del Pd e attivista Lgbt 
Il deputato del Pd e attivista Lgbt nel volume in libreria dal 14 settembre non tralascia nulla, dall'ipocrisia al difficile cammino dei diritti in Italia. "Perché questa legge è la voce dello Stato", che deve dire basta alla violenza fisica e verbale. Domani al Senato riparte lo scontro sulla legge
3 minuti di lettura

ROMA - Prendiamo un pezzo del problema. "Oggi tra Camera e Senato, ci sono 945 parlamentari. Quelli apertamente gay e lesbiche sono quattro: Ivan Scalfarotto, Tommaso Cerno, Barbara Masini e io. È statisticamente impossibile che siamo solo noi quattro e io so per certo che ci sono parlamentari gay in Forza Italia e in Fratelli d'Italia. In vacanza a Mykonos ho incontrato un deputato della Lega, del quale mi ricordo cartelli particolarmente aggressivi contro la legge Zan. Stava baciando un uomo". Alessandro Zan, il ragazzo gay cresciuto a Mestrino, Padova, negli Anni '80 del secolo scorso, e che dà oggi il nome alla legge contro l'omotransfobia, non tralascia nulla. A cominciare dall'ipocrisia e dal bigottismo che oscurano l'Italia.  

Da oltre un anno, da quando il ddl Zan contro l'omotransfobia è stato discusso e quindi approvato alla Camera per poi impantanarsi al Senato, in un balletto di rinvii e ostruzionismo delle destr…

ROMA - Prendiamo un pezzo del problema. "Oggi tra Camera e Senato, ci sono 945 parlamentari. Quelli apertamente gay e lesbiche sono quattro: Ivan Scalfarotto, Tommaso Cerno, Barbara Masini e io. È statisticamente impossibile che siamo solo noi quattro e io so per certo che ci sono parlamentari gay in Forza Italia e in Fratelli d'Italia. In vacanza a Mykonos ho incontrato un deputato della Lega, del quale mi ricordo cartelli particolarmente aggressivi contro la legge Zan. Stava baciando un uomo". Alessandro Zan, il ragazzo gay cresciuto a Mestrino, Padova, negli Anni '80 del secolo scorso, e che dà oggi il nome alla legge contro l'omotransfobia, non tralascia nulla. A cominciare dall'ipocrisia e dal bigottismo che oscurano l'Italia.  

Da oltre un anno, da quando il ddl Zan contro l'omotransfobia è stato discusso e quindi approvato alla Camera per poi impantanarsi al Senato, in un balletto di rinvii e ostruzionismo delle destre, Alessandro Zan, deputato del Pd e attivista Lgbt, ha partecipato a un numero illimitato di incontri e confronti. Cerca di spiegare cos'è la discriminazione, la solitudine, la violenza che tocca tanti e non per qualcosa che hanno fatto, ma semplicemente per quello che sono: gay o trans. Ora sta per pubblicare l'appassionata storia che lega insieme la sua esperienza e le tante vicende in attesa di tutela e di riscatto. Perché smetta di accadere che persone siano minacciate, insultate, uccise semplicemente perché esistono. "Perché la legge Zan - che si chiama così per semplificazione istituzionale, perché le cose hanno bisogno di un nome - è la voce dello Stato", che deve dire basta alla violenza fisica e verbale, perché "succede, succede ogni giorno... io non ho mai scelto di essere gay, io sono gay".

Lo fa nel suo libro "Senza paura" (Piemme Edizioni, pagg.160, in libreria dal 14 settembre: con una settimana di ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma l'autore ne ha rifiutato la stampa prevista presso la Grafica Veneta, azienda al centro di un'inchiesta sul caporalato). Tanto basta per sollevare una bufera di polemiche sui social. Su Twitter accuse a Zan di volere il pensiero unico: "Non ho capito, uno non può essere f...o, e contrario al ddl Zan?". O tweet del tipo: "A proposito di #Zan e del leghista di Mykonos. Il mio pensiero è che ogni individuo, a prescindere dalla propria sessualità, dovrebbe decidere cosa tenere per sé e cosa rivelare al mondo intero. Sono contrario all'outing". E ancora: "Per Zan gli omosessuali non sono liberi di avere un'opinione. No, devono avere per forza la sua". "Ecco a voi l'onorevole Zan, che in barba a ogni forma di rispetto della privacy... vuole pubblicare il nome di un collega gay per sporlo al pubblico ludibrio". Zan replica: "Non ho fatto nomi e non li farò. Ho voluto solo indicare l'ipocrisia, l'episodio è cartina di tornasole di ipocrisia e del fatto che, a destra, si  viva nascosti". 

È una petizione sentimentale quella che Zan lancia, ricostruendo il difficile cammino dei diritti in Italia. È la storia di Chiara che la madre minaccia di "squartare" perché lesbica, di molti, troppi altri. E' la storia del giovane Alessandro che ha "scalato la montagna": l'ostilità del padre (diventato poi il suo primo alleato), e di Padova, dove solo con la fatica, l'impegno e i conflitti, la bussola dei diritti ha preso a funzionare. Quante leggi contro l'omofobia nel frattempo sono nate e naufragate in Italia? "Ci provarono prima Nichi Vendola e poi Antonio Soda, con D'Alema presidente del Consiglio e il deputato cattolico Paolo Palma a fare da relatore e trattare con la Cei che in quegli anni era molto presente nel dibattito pubblico. Ci provò anche Franco Grillini nel 2006 con una legge contro le discriminazioni... ma nel 2008 cadde il governo Prodi. Ci aveva provato Anna Paola Concia nel 2011, due anni di lavoro, compromessi e limature, la conquista del sostegno dell'allora ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna. Tutto inutile. Nella legislatura successiva è toccato a Ivan Scalfarotto smontare, limare, trattare, vedere morire la legge pezzo dopo pezzo senza arrivare al voto". È la ricostruzione puntuale. 

Domani al Senato riparte lo scontro sulla legge Zan, che dovrebbe tornare subito in aula per essere votata. Dal centrodestra solo il forzista Elio Vito fa sentire la sua voce a favore con un appello al leader Berlusconi: "Caro presidente, ma è giusto che il nostro partito contribuisca ad affossare il ddl Zan, ad esempio votando il non passaggio agli articoli?". Salvini e Meloni non hanno dubbi: promettono di essere sentinelle perché la legge contro l'omofobia non passi. 

La copertina del libro 'Senza Paura' di Alessandro Zan 

Zan ricostruisce la campagna che si inventarono con Franco Grillini, con Nichi Vendola e gli altri: "I gay pagano le tasse", per dire che anche i gay facevano parte della società. Era prima dei Pride, nel mezzo delle battaglie, quando ancora delle unioni civili non c'era traccia. Renzi - allora premier e segretario del Pd, che le unioni civili ha voluto affidando a Monica Cirinnà il compito di portarle a casa - ha mandato di recente un messaggio a Zan: "Fate bene i conti, Ale". Convinto che una maggioranza non c'è, e sostenendo la necessità di un dialogo con la Lega.  

Ma una legge non può "morire del suo stesso annacquamento": replica Zan, come Enrico Letta, il segretario dem, ha ben compreso. Nel libro Zan risponde alle critiche delle femministe storiche come del leghista Simone Pillon e di Lucio Malan di Fratelli d'Italia. E chiosa: "L'amore non è fuori della partita, l'amore è la partita". E se "la politica è dare strumenti alle persone per affrontare la vita", il momento è adesso, senza paura.