Afghanistan, Draghi sente Xi, nuovo passo verso G20. Telefonata con il leader cinese, clima costruttivo. Il premier: per risolvere crisi serve Pechino
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoUn altro passo, spera Palazzo Chigi. Una telefonata complessa dal punto di vista diplomatico, come dimostra il tempo necessario a Mario Draghi per costruire il contatto telefonico con il Presidente cinese Xi Jinping. Un contatto forse non ancora risolutivo. Ma che può vantare, trapela, un clima costruttivo che promette una svolta in tempi ragionevoli per consentire all'Italia - si spera - di convocare un G20 straordinario sull'Afghanistan.
La telefonata si svolge quando a Roma è ancora mattina. È l'ultimo tassello, è l'auspicio del premier, della tela diplomatica per lanciare una riunione che ha due obiettivi prioritari: costruire canali umanitari per chi abbandona il Paese, mettere le basi per una stabilizzazione del Paese che eviti una recrudescenza del terrorismo. Non tutto è ancora risolto, come detto. Le bozze di piattaforma per la riunione si rimpallano da giorni tra le principali cancellerie. Né è ancora il momen…
Un altro passo, spera Palazzo Chigi. Una telefonata complessa dal punto di vista diplomatico, come dimostra il tempo necessario a Mario Draghi per costruire il contatto telefonico con il Presidente cinese Xi Jinping. Un contatto forse non ancora risolutivo. Ma che può vantare, trapela, un clima costruttivo che promette una svolta in tempi ragionevoli per consentire all'Italia - si spera - di convocare un G20 straordinario sull'Afghanistan.
La telefonata si svolge quando a Roma è ancora mattina. È l'ultimo tassello, è l'auspicio del premier, della tela diplomatica per lanciare una riunione che ha due obiettivi prioritari: costruire canali umanitari per chi abbandona il Paese, mettere le basi per una stabilizzazione del Paese che eviti una recrudescenza del terrorismo. Non tutto è ancora risolto, come detto. Le bozze di piattaforma per la riunione si rimpallano da giorni tra le principali cancellerie. Né è ancora il momento dell'annuncio. Ma la speranza, dopo questo contatto, è di chiudere il cerchio diplomatico molto presto e fissare una data per la fine di settembre, probabilmente il 29. Così chiede Draghi a Xi, sottolineando la necessità di avere la Cina al tavolo sulla crisi afghana, come pilastro di un ''approccio multilaterale''.
Draghi si presenta a colloquio (telefonico) con il leader cinese ben sapendo che il principale ostacolo a una soluzione multilaterale sulla crisi afghana è proprio Pechino. La Cina ha tutto da guadagnare dallo stallo, almeno per due ragioni. La prima: candidarsi ad essere il primo e più affidabile partner economico per il nuovo regime dei talebani. Secondo: mostrare il fallimento occidentale nella regione. L'Italia, però, ha incassato nei giorni scorsi - in sede di G7 e durante i contatti bilaterali - il sostegno degli altri leader per un summit a Venti straordinario. Da alcuni, soprattutto sull'asse Londra-Washington, è arrivato un sì tiepido. Da altri, Francia in testa, un'approvazione convinta. La differenza, nel risiko diplomatico, l'ha fatta Putin, che sostenendo lo scenario di un G20 ad hoc sull'Afghanistan ha favorito la missione di Draghi.
Per questo, al termine del colloquio, trapela un comunicato che non chiude a un risultato positivo: ''La discussione si è concentrata principalmente sugli ultimi sviluppi della crisi afghana e sui possibili fori di cooperazione internazionale per farvi fronte, ivi compreso il G20. Il Presidente Draghi e il Presidente Xi hanno discusso anche della collaborazione tra i due Paesi sia in vista del Summit di Roma (quello già fissato per il 30 e 31 ottobre), sia sul piano bilaterale''. A questo punto gli sviluppi in Afghanistan nei prossimi giorni e l'eventuale ruolo delle Nazioni Unite potrebbero risultare decisivi per l'eventuale convocazione del summit.