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Giustizia, 22mila domande per 8mila posti: parte la rivoluzione dell’ufficio del processo

Marta Cartabia, ministra della Giustizia  
Arriva l'esercito di coloro che aspirano a diventare assistenti dei giudici. Marta Cartabia: "Se c'è una riforma in cui mi riconosco davvero, in cui credo moltissimo, a cui vorrei fosse legato il mio nome è proprio questa"
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ROMA - Esattamente 22mila domande in un mese. Dato aggiornato a ieri sera. Domande giunte in via Arenula dal 6 agosto. Per 8.171 posti. Il futuro “ufficio del processo”. Quello che la ministra Marta Cartabia, a Cernobbio, ha descritto così: “È come se in una sala operatoria finora il chirurgo avesse lavorato da solo o al massimo con qualcuno che gli passava i ferri. Ora in quella stessa sala entra tutta un’equipe di infermieri, assistenti, anestesisti, specialisti”. La Guardasigilli non ha dubbi sull’efficacia delle nuove figure che andranno ad affiancare i giudici nel lavoro di tutti i giorni. Al punto da dire: “Giovani per la giustizia, ufficio del processo. Se c’è una riforma in cui mi riconosco davvero, in cui credo moltissimo, a cui vorrei fosse legato il mio nome è proprio questa”. Sarà possibile presentare la propria domanda per questo concorso fino al 23 settembre. 

Ma poi partir&agr…

ROMA - Esattamente 22mila domande in un mese. Dato aggiornato a ieri sera. Domande giunte in via Arenula dal 6 agosto. Per 8.171 posti. Il futuro “ufficio del processo”. Quello che la ministra Marta Cartabia, a Cernobbio, ha descritto così: “È come se in una sala operatoria finora il chirurgo avesse lavorato da solo o al massimo con qualcuno che gli passava i ferri. Ora in quella stessa sala entra tutta un’equipe di infermieri, assistenti, anestesisti, specialisti”. La Guardasigilli non ha dubbi sull’efficacia delle nuove figure che andranno ad affiancare i giudici nel lavoro di tutti i giorni. Al punto da dire: “Giovani per la giustizia, ufficio del processo. Se c’è una riforma in cui mi riconosco davvero, in cui credo moltissimo, a cui vorrei fosse legato il mio nome è proprio questa”. Sarà possibile presentare la propria domanda per questo concorso fino al 23 settembre. 

Ma poi partirà un secondo bando per altri 8.500 assistenti. “Immaginate quale risparmio di tempo potrà essere per il giudice - dice Cartabia - poter contare sulla collaborazione di un’equipe numerosa e qualificata, invece di dover fare tutto da solo, come avviene ora”. Gli assistenti del giudice non saranno dei semplici segretari, ma molto di più, come avviene già per gli assistenti dei giudici costituzionali che lavorano ai singoli casi, studiano e raccolgono la giurisprudenza, redigono bozze di provvedimenti, un’attività che oggi ogni magistrato deve fare da solo.

E oggi, in un webinar, sarà la stessa ministra a parlarne assieme ai tecnici di via Arenula. Barbara Fabbrini, a capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria e del personale, una sorta di “madrina” di questa innovazione che, in via sperimentale, è partita in alcuni uffici già dal 2014, la presenta come “una misura su cui si sta investendo molto non solo perché può essere davvero un supporto per gli uffici per ridurre l’arretrato e i tempi del processo, ma anche perché rappresenta il punto di convergenza di più di un obiettivo: l’ingresso negli uffici di competenze nuove e di giovani, la possibilità di passare dal lavoro individuale a quello di staff sia per il magistrato che per le cancellerie, la sfida di costruire nuovi modelli organizzativi”. 

Ovviamente proprio la scommessa dell’ufficio del processo è strettamente legata alle tre riforme che affrontano - già dai prossimai giorni - la corsa parlamentare. Le riforme del processo penale e di quello civile entrambe al Senato (la prima per il voto definitivo, la seconda per il primo passaggio), la riforma del Csm alla Camera in attesa degli emendamenti di via Arenula. Riforme che puntano a portare in Europa un processo italiano che vinca la sfida dei tempi lunghi, il 25% in meno rispetto agli attuali per il penale, il 40% per il civile. Di qui la riforma del penale che con l’improcedibilità impone agli stessi giudici di rispettare tempi obbligati, salvo garantire la conclusione dei dibattimenti per i reparti più gravi, e quella civile che, tra le altre novità, sfrutterà il ricorso alla mediazione. 

Una sfida possibile? Certo il cammino sarà duro. E lo dimostrano i dati su quello che Cartabia definisce “il triste primato per l’Italia delle condanne della Corte di Strasburgo per i processi troppo lunghi da quando la stessa Corte ha cominciato a monitorarli: 1.202 dal 1959 ad oggi. Al secondo posto c’è la Turchia con 608, a seguire la Francia con 284, la Germania con 102, la Gran Bretagna con 30, la Spagna con sedici”. Dal numero delle condanne si passa a quello dei risarcimenti per chi è rimasto troppo a lungo sotto processo. Ecco gli ultimi dati per via della legge Pinto del 2001 che garantisce l’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo: negli ultimi cinque anni, l’Italia ha speso quasi 574 milioni di euro. Una cifra che la ministra Cartabia definisce “esorbitante”. E usa lo stesso aggettivo per il numero di casi coinvolti: 95.412 decreti per altrettante persone che, secondo la Guardasigilli, “sono rimaste in attesa di giustizia più a lungo del dovuto, oltre una ragionevole durata”. Gli ultimi dati disponibili, quelli del 2020, dicono che ci sono altri 14.429 procedimenti sotto i riflettori per l’irragionevole durata. E sempre nel 2020 i decreti emessi in base alla legge Pinto sono stati 11.867 per quasi 106 milioni di euro. Come se non bastasse la lentezza dei processi produce il paradosso della “Pinto della Pinto”, quello che Cartabia definisce “il paradosso dello Stato che paga anche indennizzi per il ritardo con cui paga gli indennizzi per i ritardi nell’amministrazione della giustizia”. Per usare le sue parole “ritardi al quadrato, costi al quadrato”.