ROMA - Concedere qualcosa alla Lega, accogliendo oggi in Aula sei ordini del giorno del Carroccio. Ricomporre il quadro politico, scosso dai voti contrari alla Camera. Ottenere in cambio il via libera al decreto d'agosto. Ecco a cosa è servito il colloquio telefonico tra Mario Draghi e Matteo Salvini. Una toppa, quanto temporanea si vedrà, per coprire gli squarci aperti dall'ex ministro dell'Interno. Da domani, però, Palazzo Chigi tornerà ad occuparsi dell'estensione della carta verde. Lo farà con "gradualità". Ma lo farà.
La posizione di Draghi a favore del green pass non cambia dopo una telefonata. Neanche se Salvini continua a boicottare la misura, neanche se in Aula i leghisti tradiscono di nuovo il patto di maggioranza per inseguire Giorgia Meloni. Il premier, però, ha ben chiaro anche il tunnel senza uscita in cui si è infilato l'ex ministro dell'Interno, inseguendo la radicalit&agr…
ROMA - Concedere qualcosa alla Lega, accogliendo oggi in Aula sei ordini del giorno del Carroccio. Ricomporre il quadro politico, scosso dai voti contrari alla Camera. Ottenere in cambio il via libera al decreto d'agosto. Ecco a cosa è servito il colloquio telefonico tra Mario Draghi e Matteo Salvini. Una toppa, quanto temporanea si vedrà, per coprire gli squarci aperti dall'ex ministro dell'Interno. Da domani, però, Palazzo Chigi tornerà ad occuparsi dell'estensione della carta verde. Lo farà con "gradualità". Ma lo farà.
La posizione di Draghi a favore del green pass non cambia dopo una telefonata. Neanche se Salvini continua a boicottare la misura, neanche se in Aula i leghisti tradiscono di nuovo il patto di maggioranza per inseguire Giorgia Meloni. Il premier, però, ha ben chiaro anche il tunnel senza uscita in cui si è infilato l'ex ministro dell'Interno, inseguendo la radicalità "No Vax". E gli offre una via d'uscita onorevole. Oggi, alla Camera, l'esecutivo fornirà parere positivo su sei ordini del giorno del Carroccio. Così facendo, si impegnerà a valutare un'eventuale campagna d'informazione sulla vaccinazione, ad indennizzare i soggetti che hanno scontato alcuni effetti dall'assunzione del vaccino (i casi di pericardite, ad esempio). Ed ancora, vaglierà l'opzione dell'impiego di anticorpi monoclonali, l'estensione della validità del passaporto vaccinale per chi è guarito dal Covid - a patto che si registri un parere favorevole degli scienziati - e l'eventuale validità dei test salivari come criterio per ottenere il Green Pass.
La svolta arriva al termine di una giornata di trattative. Alla Camera, tocca al ministro Federico D'Incà mediare con i leghisti. Sono aperture di piccola entità, quasi scontate, su cui l'esecutivo ragionava già da tempo. E manca quella, ben più pesante, sui tamponi gratuiti, che restano esclusi. Il risultato è comunque una frenata e una mano tesa a Salvini. Dal quale, a questo punto, il governo attende oggi risposte conseguenti in Aula. Con un voto favorevole sul decreto d'agosto. E con il via libera alla mini-estensione del pass durante il Consiglio dei ministri (che si terrà senza cabina di regia).
Da dopodomani, però, si tornerà a ragionare di tutto il resto, come al solito sotto la regia del sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli. L'intenzione dell'esecutivo è estendere il certificato vaccinale. Prima alla pubblica amministrazione, con un decreto che sarà approvato la prossima settimana o comunque nel corso di settembre. E poi ai luoghi di lavoro privati, appena la mediazione con le parti sociali sarà ultimata. Certo, l'esecutivo userà gradualità, la stessa che il presidente del Consiglio non ha mai nascosto di voler garantire agli italiani nella fase di transizione dall'era della pandemia a quella della vaccinazione di massa. Ma, alla fine, si arriverà a metà ottobre con la carta verde necessaria per muoversi, lavorare e vivere le occasioni di socialità.
Metà ottobre non è una data casuale. Sarà allora che Draghi valuterà per davvero la mossa più estrema: l'obbligo vaccinale. Preferirebbe evitarlo, questo è certo. Ma sceglierà insieme a Roberto Speranza in base alle curve del contagio nelle scuole e alla copertura vaccinale. La soglia che va superata è alta, ma raggiungibile: il 90% degli over 12.
Che il governo non cambi idea soltanto per le resistenze di Salvini, d'altra parte, dipende da alcuni ragionamenti del premier che si possono sintetizzare così: gli italiani vogliono vivere e lavorare in sicurezza, sono favorevoli a vaccinazioni, green pass e obbligo, perché dovremmo fermarci proprio adesso? La tempistica più blanda elaborata nelle ultime ore dipende semmai da altri fattori. Innanzitutto, alcune valutazioni sulla complessità di estendere le misure all'intera galassia del lavoro. E poi, la presa d'atto di nodi giuridici ancora da sciogliere. L'impatto del Green Pass, ad esempio, su grandi aziende controllate come Poste. Oppure, gli effetti in alcuni specifici contesti: come comportarsi con i consiglieri comunali e i sindaci (soggetti eletti) che lavorano a contatto con i dipendenti comunali a cui verrà richiesta la carta verde?
Draghi se ne occuperà presto. Ben sapendo che servirà affrontare la sfida della Lega. O, forse, delle due Leghe: di Giorgetti e di Salvini. Incontrerà quest'ultimo prima di una nuova cabina di regia. E cercherà di frenare un metodo, quello del leader, che promette nuovi incidenti. "Il voto alla Camera - ragiona Peppe Provenzano, numero due del Pd - è totalmente fuori dalle regole del gioco. Tutti i partiti conducono le proprie battaglie, ma non finiscono per votare con l'opposizione. È un precedente grave". Al premier il compito di decidere fin quando tollerare questo stato d'eccezione.