M5S, Conte cerca al Nord il disgelo con le imprese
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMILANO - Politicamente parlando sono sempre state e per ora restano terre aride per i 5 Stelle. Anche nel momento di massimo splendore del M5S, cioè tre anni fa, se proprio si voleva fare un appunto a quel travolgente 33 per cento si andavano a vedere le percentuali lì, in Lombardia e Veneto, dove si genera il grosso del Pil nazionale: anche dieci punti sotto. Figuriamoci oggi. Giuseppe Conte lo sa bene, "dobbiamo essere umili e non presuntuosi - dice infatti in piazza a Milano - se finora non siamo riusciti ad avere molti consensi evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa". Il suo tour al Nord scandito da quattro-cinque tappe al giorno è degno di quello schiacciasassi da campagna elettorale che è Matteo Salvini e anche il bagno di selfie che gli è stato via via riservato somiglia molto allo stesso tipo di consenso che aveva benedetto l'allora astro nascente della Lega Nord. "Sono emozionato per questa accoglienza", ammette inf…
MILANO - Politicamente parlando sono sempre state e per ora restano terre aride per i 5 Stelle. Anche nel momento di massimo splendore del M5S, cioè tre anni fa, se proprio si voleva fare un appunto a quel travolgente 33 per cento si andavano a vedere le percentuali lì, in Lombardia e Veneto, dove si genera il grosso del Pil nazionale: anche dieci punti sotto. Figuriamoci oggi. Giuseppe Conte lo sa bene, "dobbiamo essere umili e non presuntuosi - dice infatti in piazza a Milano - se finora non siamo riusciti ad avere molti consensi evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa". Il suo tour al Nord scandito da quattro-cinque tappe al giorno è degno di quello schiacciasassi da campagna elettorale che è Matteo Salvini e anche il bagno di selfie che gli è stato via via riservato somiglia molto allo stesso tipo di consenso che aveva benedetto l'allora astro nascente della Lega Nord. "Sono emozionato per questa accoglienza", ammette infatti l'avvocato.
A Treviglio, bassa bergamasca, curiosi e simpatizzanti lo aspettano al mercato agricolo, luogo del primo appuntamento. Comincia la processione per lo scatto con lo smartphone e per due parole, tanta è gente lì per caso che non resiste al fascino del volto noto e che tutto sommato piace, ma gli esercenti non fanno una piega e allora è Conte che va da loro: si ferma dal macellaio, dal salumiere, prende un caffè al bar e così via. "Come andiamo? Gli affari sono in ripresa?", chiede l'ex presidente del Consiglio. Quindi, piazza dopo piazza, dalla Brianza a Milano: le ragioni della piccola e media impresa e gli aiuti per tutelarla; il racconto sul superbonus al 110 per cento che genera lavoro ("siamo assolutamente per la proroga"); le vaccinazioni per non chiudere più, e "chiudere" qui è inteso come zero fatturare; una volata dai ragazzi che fanno impresa e inclusione sociale di Pizzaut. Conte insomma punta molto sull'economia, sul famoso Pil una volta indice di sviluppo contestato dal M5S e ora invece non più. Oggi, non per caso, sarà al Salone del Mobile, manifestazione simbolo del made in Italy, della Milano locomotiva e tutto il resto. "È falso dire che siamo contro lo sviluppo - ragiona - ma anzi guardiamo con attenzione alle punte più avanzate dell'innovazione digitale". Se negli industriali del Nord né il Movimento né il contismo hanno fatto breccia - a Cernobbio non è partito nemmeno un applauso per lui, e l'essere in collegamento e non di persona è una spiegazione parziale - non sembra essere un problema, perché l'obiettivo del leader 5 Stelle è parlare alla fascia intermedia, quel mondo imprenditoriale e artigiano che si sente schiacchiato da multinazionali e grande distribuzione. "Vogliono costruire 20, 30 supermercati qui, a quanti vogliono arrivare?", dice ad esempio durante il comizio improvvisato a Treviglio, e giù applausi.
L'oggettivo consenso personale che l'ex presidente del Consiglio sembra mantenere, non certo intaccato dalla contestazione di una trentina di No Vax nella sua visita a Desio, ha comunque l'effetto di rinfrancare quel che resta del Movimento. La scena classica del tour è questa, cittadina dopo cittadina: consiglieri regionali e parlamentari del posto in fila, in trepidante attesa dell'arrivo del leader, prima preoccupati della possibile accoglienza riservata dai concittadini, infine sollevati dopo la bella figura con il capo. E magari a darsi di gomito: finito il M5S, sarà il partito di Conte a salvarli tutti. Dopodiché a questo giro di amministrative nessuno si aspetta risultati mirabolanti per il Movimento 2050, anzi. "L'effetto del nuovo corso non si vedrà subito", mette le mani avanti il presidente del M5S a proposito della candidata di Milano Layla Pavone (nel presentarla Conte si è sbagliato e l'ha chiamata "Romano"), ma le stesse parole le aveva utilizzate qualche ora prima in televisione a proposito di Virginia Raggi. Per la rivoluzione, insomma, serve ancora tempo