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Giustizia, Maggia lancia l'allarme sul futuro Tribunale della famiglia: "Stanno buttando alle ortiche il nostro lavoro"

Cristina Maggia, presidente del tribunale dei minori di Brescia 
Cristina Maggia a Repubblica dice: "Avrebbero dovuto ascoltarci e non lo hanno fatto. Un solo giudice non può decidere quello che oggi decidono due togati e due onorari". La commissione Giustizia del Senato, all'unanimità, ha dato il via libera all'emendamento
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ROMA - Un unico Tribunale per la famiglia? "Sì, ma senza buttare alle ortiche i tribunali dei minori che già esistono e che lavorano bene senza andare ogni giorno sui giornali". Cristina Maggia è la presidente del tribunale dei minori di Brescia da quattro anni. Ma è anche al vertice dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf). Ha 65 anni, per dieci è stata giudice istruttore a Milano e ha seguito anche il processo Epaminonda. Poi il salto a Genova e il definitivo passaggio al mondo dei minori. E da ieri Cristina Maggia è in allarme. A Repubblica spiega perché. Mentre proprio oggi la commissione Giustizia del Senato, all'unanimità, ha dato il via libera all'emendamento sul nuovo tribunale.

Ha letto la notizia del futuro tribunale della famiglia e non è d'accordo?
"Innanzitutto perché come giudici minorili non siamo stati ascoltati da nessuno. No…

ROMA - Un unico Tribunale per la famiglia? "Sì, ma senza buttare alle ortiche i tribunali dei minori che già esistono e che lavorano bene senza andare ogni giorno sui giornali". Cristina Maggia è la presidente del tribunale dei minori di Brescia da quattro anni. Ma è anche al vertice dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf). Ha 65 anni, per dieci è stata giudice istruttore a Milano e ha seguito anche il processo Epaminonda. Poi il salto a Genova e il definitivo passaggio al mondo dei minori. E da ieri Cristina Maggia è in allarme. A Repubblica spiega perché. Mentre proprio oggi la commissione Giustizia del Senato, all'unanimità, ha dato il via libera all'emendamento sul nuovo tribunale.

Ha letto la notizia del futuro tribunale della famiglia e non è d'accordo?
"Innanzitutto perché come giudici minorili non siamo stati ascoltati da nessuno. Nonostante la nostra piena disponibilità al confronto e l'invio di documenti che testimoniano il nostro lavoro". 

Possibile? Neppure la commissione Luiso che, per conto della Guardasigilli Marta Cartabia, ha preparato gli emendamenti al processo civile?
"Per una ventina di minuti in tutto hanno sentito i presidenti dei tribunali dei minori italiani ignari del testo sul quale si stava lavorando". 

E adesso che al Senato hanno scritto l'emendamento sul futuro Tribunale unico della famiglia lei è delusa?
"Sì, certo. Ieri sera ne ho parlato con i colleghi e ci siamo rimasti tutti male. Perché nonostante un bel titolo, anche molto suggestivo, la riforma non corrisponde affatto alle nostre richieste. Sulle quali, per anni, abbiamo insistito, addirittura a partire dal 2003, quando l'allora Guardasigilli Roberto Castelli cominciò a ipotizzare la soppressione dei nostri tribunali". 

Un momento. Qui la riforma proposta  mi pare che non ipotizzi di cancellare il vostro tribunale, ma di trasformarlo in una realtà più grande in cui confluiscano tutte le questioni attinenti alla famiglia, dal divorzio ai reati dei minori. Perché lei dice no?
"La delusione c'è comunque perché le nostre proposte non sono state considerate. Io e i miei colleghi non buttiamo giù tutta la riforma, ma poiché viviamo questa realtà ogni giorno, siamo gli esperti che possono dire cosa realmente accade nei tribunali e che cosa servirebbe". 

E cioè? Dica la verità, voi non volete che siano cancellati gli attuali tribunali dei minori...
"Non è affatto così. Rispetto a questioni estremamente dolorose che trattiamo ogni giorno, con esperienza e competenza, noi vorremmo continuare a farlo esattamente nello stesso modo. Cioè con un collegio composto da quattro persone, due giudici togati e due giudici onorari, invece che da un solo giudice togato, che deciderebbe su cose gravissime che deflagrano nella vita delle persone. Qui abbiamo a che fare con grandi drammi familiari, con storie di bambini ben più drammatiche di quelle raccontate in qualsiasi romanzo. Sono storie che fanno male alle persone che le vivono, ma anche al giudice che deve decidere...". 

E secondo lei una sola persona, un solo giudice togato, non può decidere? Ma oggi, facendo un confronto, non è un giudice monocratico che decide nei tribunali ordinari su fatti gravissimi?
"Guardi, non faccia confusione. In questa materia confronti simili non si possono fare. Una cosa è decidere se è stato commesso un reato, altro è decidere dove deve andare a vivere un bambino e se le persone a cui sarà affidato sono in grado di affrontare e rimarginare le ferite che ha subito".

Scusi, ma è un fatto che oggi le questioni della famiglia siano divise tra il tribunale civile e quello dei minori. I divorzi, che ovviamente coinvolgono i figli, sono in mano molto spesso a giudici inesperti perché si occupano di tutto soprattutto nei piccoli tribunali, mentre il mondo dei minori è nelle vostre mani. Non è giusto mettere insieme tutto questo in un unico tribunale?
"Sì, un unico tribunale è possibile, ma purché le scelte più gravi vengano trattate da uffici giudiziari esattamente identici all'attuale tribunale dei minorenni. Lasciamo pure il divorzio e la separazione non drammatica al giudice monocratico, ma la decisione se allontanare oppure no un bambino dalla sua famiglia deve essere presa da un organo giudiziario non composto da un solo giudice, ma da più giudici che siano rappresentativi delle varie competenze". 

Semplificando al massimo, per farci capire da tutti, lei dice sì al Tribunale unico della famiglia e dei minori, ma contesta la sua struttura e organizzazione. Perché?
"Glielo spiego con un esempio concreto. Prendiamo il futuro tribunale della famiglia di una grande città oggi già sede di un tribunale per i minorenni. Per esempio Milano. Quel tribunale si chiamerà "Tribunale distrettuale unico per la famiglia". Lì ci saranno dei giudici togati e onorari che decideranno sui processi penali dei minori, sugli eventuali stati di abbandono, e sull'idoneità all'adozione delle coppie che ne fanno richiesta. Ma questo Tribunale non seguirà più i casi di grave inadeguatezza dei genitori a seguire i figli che poi portano a dichiarare i genitori decaduti". 

In questo tribunale saranno affrontati anche i divorzi?
"No, perché quelli andranno a finire nelle sezioni circondariali che saranno il braccio periferico del Tribunale unico della famiglia". 

E in quelle sezioni si tratterà anche tutto il resto?
"Questo è un altro punto critico. Perché lì giudice sarà da solo ad affrontare questioni estremamente difficili e delicate, e questo lo giudico sbagliato e foriero di conseguenze negative perché una scelta assunta da quattro persone garantisce molto di più di quella di un solo giudice". 

Ma allora di questo Tribunale della famiglia lei non salva proprio nulla?
"Innanzitutto è apprezzabile che finalmente si investa su chi si occupa della famiglia e dei minori. Poi trovo positivo che si ipotizzi di dar vita a una procura specializzata che svolge le stesse attività della procura minorile attuale, ma avrà in più il compito di pubblico ministero nelle separazioni e nei divorzi nell'interesse del bambino".