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Conte minaccia i cinquestelle critici. E nelle città punta sull'alleanza con il Pd

Giuseppe Conte in visita a Modena (fotogramma)

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La frase "è una faticaccia enorme, non credo che reggerò a lungo", serviva a lanciare un avvertimento, più che ad annunciare una resa. Il leader M5S ce l'ha con le ripicche di alcuni suoi parlamentari, a partire dal capogruppo alla Camera Crippa
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Giuseppe Conte non ha preso bene le critiche che ancora gli arrivano dalla Camera. Quella frase, "è una faticaccia enorme, non credo che reggerò a lungo", serviva a lanciare un avvertimento, più che ad annunciare una resa. Non ha nulla a che vedere con le amministrative, quindi, non si tratta di un momento di sconforto viste le prospettive non esaltanti delle liste M5S: il nuovo presidente del Movimento considera una scelta sua solo Gaetano Manfredi a Napoli (dato per vincente) e benedice quella di Matteo Lepore, con cui i 5 stelle avevano un accordo già prima che vincesse le primarie. Per il resto, tutto sarebbe stato ereditato da una vecchia struttura che non c'è più. Non è un caso che l'ex premier abbia ripetuto di credere nell'intesa col Pd, sostenendo che non si è potuta attuare solo dove c'erano problemi insormontabili dovuti al territorio.

Giuseppe Conte non ha preso bene le critiche che ancora gli arrivano dalla Camera. Quella frase, "è una faticaccia enorme, non credo che reggerò a lungo", serviva a lanciare un avvertimento, più che ad annunciare una resa. Non ha nulla a che vedere con le amministrative, quindi, non si tratta di un momento di sconforto viste le prospettive non esaltanti delle liste M5S: il nuovo presidente del Movimento considera una scelta sua solo Gaetano Manfredi a Napoli (dato per vincente) e benedice quella di Matteo Lepore, con cui i 5 stelle avevano un accordo già prima che vincesse le primarie. Per il resto, tutto sarebbe stato ereditato da una vecchia struttura che non c'è più. Non è un caso che l'ex premier abbia ripetuto di credere nell'intesa col Pd, sostenendo che non si è potuta attuare solo dove c'erano problemi insormontabili dovuti al territorio.

Cosa voleva dire, quindi, con quella frase rimangiata poco dopo? Che non sta giocando e che potrebbe stancarsi delle ripicche di alcuni parlamentari. Ce l'ha con il capogruppo di Montecitorio Davide Crippa, protagonista il giorno prima di una lite furibonda in aula, alla Camera, con il deputato Michele Gubitosa. Crippa si lamentava come spesso accade dei metodi di alcune scelte, ce l'ha con Conte che non risponde al telefono, che non condivide abbastanza col gruppo. Per i parlamentari vicini all'avvocato però si tratterebbe di una scusa. Di un metodo che mira a indebolire il leader, forse per ingraziarsi ancora di più l'unico a cui il presidente dei deputati si senta vicino, e cioè Beppe Grillo.

Fatto sta che saputo del litigio e delle accuse che lo riguardavano, Conte si è a dir poco adirato. Il che potrebbe rafforzarlo nell'idea di cambiare i capigruppo quando - dopo le amministrative - sceglierà i suoi vicepresidenti (probabilmente donne, con in pole Chiara Appendino, Alessandra Todde e Lucia Azzolina) e darà vita alla nuova struttura. Al posto di Crippa potrebbe andare il suo vice Riccardo Riccardi, al posto di Ettore Licheri, presidente dei senatori per il quale sarebbe pronto un nuovo ruolo, ci sarebbe invece Maria Domenica Castellone.

In mezzo a tutto questo ci sono i temi. Conte valorizza l'alleanza col Pd, punta sì su Napoli e Bologna, ma ha intenzione di porre i 5 stelle al centro dello schieramento, quindi a destra del Pd. Per questo non intenderebbe fare alcuna apertura sullo ius culturae (anche su questo Crippa e altri deputati erano usciti in direzione contraria senza concordarlo con lui) e sta facendo il suo giro elettorale puntando molto su abolizione dell'Irap, riforma fiscale, esaltazione del superbonus per le aziende. L'dea dei 5 stelle come perno di quel mondo che a sinistra non si riconosce nel Pd, cara a rappresentanti come Roberto Fico e Stefano Patuanelli, è stata superata da un'altra che vede il M5S porsi come forza moderata. Con uno sguardo al centro, eterna sirena di tutte le competizioni elettorali. 

In questo, si riavvicinano le strade e le visioni di Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha scelto di raggiungerlo a Bologna e che nei prossimi giorni sarà anche lui a Napoli con Manfredi. Mentre si allontanano gli estremi. O almeno questa sarebbe l'intenzione. Le ultime uscite di Alessandro Di Battista, che a Roma si sta spendendo al massimo per Virginia Raggi (mentre la sindaca sta tenendo lontani altri esponenti di spicco del Movimento) hanno cominciato a infastidire i nuovi vertici. La sindaca di Roma fa una campagna a sé, con liste sue che prescindono dai 5 stelle, e proprio nel giorno in cui Conte va alla festa dell'Unità a cominciare una strada nuova, sceglie di attaccare il suo avversario Roberto Gualtieri addossandogli la colpa dei problemi di Alitalia e sostenendo che per questo non è la persona adatta a Roma. Un'uscita molto forte che fa temere per possibili intese al ballottaggio, se fosse l'ex ministro dell'Economia - come sembra dai sondaggi - ad arrivare secondo dopo il candidato del centrodestra Michetti. Certo è che tutto insieme non può stare, se ne è accorto anche l'ex premier, che pure ha governato sia con la Lega che con il Pd. Ottobre dovrebbe essere il momento delle scelte nette, dai ballottaggi alla nuova struttura attesa nel Movimento. Quelle che per forza di cose lasceranno qualcuno indietro.