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Giustizia, alla Camera torna la separazione delle carriere che divide la maggioranza

Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa 
Dopo due anni, e a ridosso dei referendum, la commissione Affari costituzionali riprende a discutere sulla legge d'iniziativa delle Camere penali. Forcing del Radicale Magi e di Costa di Azione per farla ripartire. A favore di due carriere distinte il centrodestra, contro Pd, M5S e Leu 
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ROMA - "Sì, la discussione sulla separazione delle carriere riprende in commissione Affari costituzionali, ma non è affatto detto che alla fine si voti...". È scettico il costituzionalista Dem Stefano Ceccanti se gli chiedi che cosa succederà a Montecitorio con la separazione delle carriere. Che la prossima settimana torna nel calendario dei lavori della prima commissione dopo le pressanti richieste del Radicale Riccardo Magi e di Enrico Costa di Azione. Alla fine il presidente di M5S Giuseppe Brescia ha dovuto dire di sì. 

Torna la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri con tutto il suo carico politico divisivo anche per la maggioranza. Da una parte, per il sì, Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Azione, i Radicali. Dall'altra Pd, M5S, Leu. Maggioranza spaccata in due senza mediazioni possibili. Un tormentone sponsorizzato dal centrodestra da sempre, e che come un fiume carsico sembra rispuntare…

ROMA - "Sì, la discussione sulla separazione delle carriere riprende in commissione Affari costituzionali, ma non è affatto detto che alla fine si voti...". È scettico il costituzionalista Dem Stefano Ceccanti se gli chiedi che cosa succederà a Montecitorio con la separazione delle carriere. Che la prossima settimana torna nel calendario dei lavori della prima commissione dopo le pressanti richieste del Radicale Riccardo Magi e di Enrico Costa di Azione. Alla fine il presidente di M5S Giuseppe Brescia ha dovuto dire di sì. 

Torna la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri con tutto il suo carico politico divisivo anche per la maggioranza. Da una parte, per il sì, Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Azione, i Radicali. Dall'altra Pd, M5S, Leu. Maggioranza spaccata in due senza mediazioni possibili. Un tormentone sponsorizzato dal centrodestra da sempre, e che come un fiume carsico sembra rispuntare dal terreno quando meno te l'aspetti. Era il vessillo di Berlusconi che tentò anche la modifica costituzionale, lo è adesso della Lega che con il referendum sulla separazione delle funzioni cerca di aggirare l'ostacolo costituzionale. 

Ma i fan della magistratura rigidamente divisa nella famiglia dei pubblici ministeri e in quella dei giudici sono ovunque, uno sparuto gruppetto anche nel Pd (ma non superano la dozzina). Ma proprio il Pd lettiamo, con il M5S di Conte, è per un netto no sulla separazione. Anche stavolta. Quando, dopo due anni di silenzio, rispunta la richiesta di mandare avanti la legge portata in Parlamento dal presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza che ha raccolto 75mila firme.

A battere i pugni sul tavolo del presidente Brescia, anche in questo caso, è il duo Costa-Magi. Il secondo scrive a Brescia, gli ricorda che la legge è in ballo dal 20 febbraio del 2019. Altra maggioranza, quella gialloverde, altra aria. Eppure, dopo ore di audizioni dei più noti giuristi italiani, la legge si arena in aula. Ne viene chiesto il ritorno in commissione. Si badi subito che, trattandosi di una legge costituzionale, richiede tre letture e una maggioranza di fatto impossibile con le divisioni che esistono sull'argomento. Tuttavia chi è convinto - con ragionamenti fatti proprio da Berlusconi mille volte - che "i giudici vadano col cappello in mano dai pm", che "vanno al bar del tribunale assieme a loro" e quindi la promiscuità dei loro rapporti non garantisce l'effettiva indipendenza del giudice dal pm, non è disposto a compromessi, vuole la spaccatura a metà della magistratura, giudici da una parte, pm dall'altra, senza zone grigie dove incontrarsi e familiarizzare lo stesso. Figuriamoci poi nei processi. 

Che succede dunque alla Camera? Costa e Magi fanno ripartire il treno del dibattito sulla proposta delle Camere penali. La scansione è rapida. Eccola. Il 7 settembre lo stesso Caiazza reclama il dibattito sulla legge ormai ferma da due anni. Fioccano le adesioni, dagli avvocati stessi ai partiti del centrodestra. Dall'altra, arriva il no di Pd e M5S. Magi, con una lettera a Brescia in cui ripercorre l'iter della legge, formalmente chiede il ripescaggio della separazione delle carriere "ormai ferma da un anno". Magi e Costa scrivono così: "Separare le carriere dei pubblici ministeri dai giudici è la riforma che deve essere alla base di ogni intervento sulla giustizia: il fatto che, mentre nel Paese questo dibattito è molto acceso, alla Camera la discussione è ferma da un anno, rappresenta una grossa contraddizione". 

La discussione riparte ma la freddezza di Pd e M5S è nettissima. Anche perché, come ricorda Ceccanti, "già la legge Bonafede riduceva la possibilità dei passaggi da una funzione all'altra, e questo obiettivo si accentua ancora di pjù con la legge cartabia". Dove, in un'intera carriera, sono possibili al massimo due cambi di casacca. E poi, come ricorda l'ex procuratore di Torino Armando Spataro a ogni dibattito sulla giustizia mostrando anche i numeri, già adesso ormai i passaggi da una funzione all'altra sono ridottissimi. 

Carriere separate e due Csm. Ma serve una riforma costituzionale. Sulla quale non si inerpica neppure il referendum radical-leghista che si limita, in un quesito molto complesso, a fare un opera di taglia e cuci per cui i passaggi da una funzione all'altra diventerebbero di fatto impossibili. Sempre che la Consulta alla fine lo ammetta, anche se chi lo ha lanciato è convinto che supererà il milione di firme.