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Comunali, la base Pd e i 5Stelle: “Conte ai ballottaggi ci dia la prova d’amore"

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio a Bologna (ansa)
I militanti: "I grillini sono cambiati, anche grazie a noi. Ma ora basta neutralità”. Mentre tra gli ex Pci il governo Draghi piace parecchio
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BOLOGNA  - Il matrimonio che fino a un anno fa, nel pieno della stagione giallorossa, pareva d'amore vero - con Zingaretti e Bettini nei panni dei cavalier cortesi a insistere perché la dama Cinquestelle si concedesse senza troppe storie - nel mese settimo dell'era Draghi sui pratoni bolognesi del Parco Nord s'è piuttosto raffreddato. Declassato, fra una dose di vaccino e una grigliata partigiana, a un più prosaico matrimonio di interesse, specie adesso che le amministrative bussano alle porte e la partita si deciderà quasi dappertutto ai ballottaggi.

S'ha da fare perché "altrimenti vincerebbe la peggiore destr…

BOLOGNA  - Il matrimonio che fino a un anno fa, nel pieno della stagione giallorossa, pareva d'amore vero - con Zingaretti e Bettini nei panni dei cavalier cortesi a insistere perché la dama Cinquestelle si concedesse senza troppe storie - nel mese settimo dell'era Draghi sui pratoni bolognesi del Parco Nord s'è piuttosto raffreddato. Declassato, fra una dose di vaccino e una grigliata partigiana, a un più prosaico matrimonio di interesse, specie adesso che le amministrative bussano alle porte e la partita si deciderà quasi dappertutto ai ballottaggi.

S'ha da fare perché "altrimenti vincerebbe la peggiore destra di sempre" non si stanca di ripetere il segretario Enrico Letta, ma fra gli stand della Festa dell'Unità l'ardore e lo slancio dei bei tempi andati sembrano un po' scemati. E non solo perché i grillini si sono sgonfiati, nei sondaggi stanno ormai fissi sotto al Pd e insomma "non è che se la possono tirare come prima".

 

La verità è che Giuseppe Conte, ospite venerdì sera tra molti applausi e Bella Ciao, scalda sì ma non più come una volta i cuori del popolo democratico: altro che "punto fortissimo dei progressisti", il logorio dei partiti moderni ha colpito pure lui, come tutti, del resto. Nicola Zingaretti - accolto in serata da una standing ovation riparatrice - ha lasciato; Matteo Salvini è in caduta libera, Luigi Di Maio s'è defilato.

 

Persino fra gli ex comunisti che a Bologna sono più degli ex diccì che però nel Pd hanno avuto la meglio, il governo Draghi piace un sacco, la nostalgia non abita più qui, adesso i Cinquestelle devono fare uno sforzo di chiarezza, dire da che parte stanno. Soprattutto dimostrarlo. Perché "bisogna essere realistici", si stringe nelle spalle Rossella, 67 anni, insegnante in pensione, "se vogliamo sfidare il centrodestra ad armi pari dobbiamo guardarci intorno e ammettere che il Movimento in questi anni è cambiato, si è strutturato, anche grazie a noi del Pd".

E però proprio per questo "il test delle comunali è importante", fa eco il vecchio Gianni Gamberini, ex sindaco di Crepellano ora semplice militante: "I ballottaggi saranno una prova decisiva per capire se i grillini sono affidabili, se hanno smesso di fare giochetti". Specie nelle città in bilico, "dove si gioca tutto per una manciata di voti, dovranno appoggiare i nostri candidati contro quelli di Salvini e Meloni, troppo facile farlo a Bologna, dove si passa al primo turno".

Il tempo della neutralità è scaduto è il messaggio che arriva dai piddini in fila per assistere al dibattito tra Speranza e Rosy Bindi, acclamata come una star, o entrare in uno dei tanti ristoranti della Festa dove si serve lo gnocco fritto e il somarino con la polenta. Fa bene perciò Letta a incalzarli, "quest'alleanza con i 5S a me non piace, ma soli non si va da nessuna parte", sbuffa Piero, 43 anni, impiegato. "È l'unico modo per evitare che, se lasciati soli, i grillini possano scegliere di andare di nuovo dall'altra parte. E allora sì che sarebbero guai", ragiona Anna, ex docente alle superiori. "A Roma e a Torino in particolare, per vincere abbiamo bisogno di loro", quasi si rammarica l'elettricista Silvano, 72 anni.

Ci credono, i militanti del Pd. "L'evoluzione del Movimento, insieme all'allargamento del campo a tutte le forze di sinistra e riformiste, da Matteo Renzi a Elly Schlein, è la strada che ci consentirà di contrastare l'avanzata delle destre", riflette Fausto, una vita in ferrovia. "Unità" è la parola chiave.

La ripetono in tanti sui pratoni del Parco Nord. Dove già l'altro ieri non avevano preso bene la frenata di Conte - "Non credo che dovremmo tuffarci subito in un'alleanza strutturale" - assestata sul palco della Festa, e oggi si sentono un po' traditi. "In questo momento non ci sono le condizioni per un appoggio al Pd", ha gelato Enrico Letta il capo politico dei 5S in tour a Torino: "Se come credo andremo noi al ballottaggio, mi auguro che il Pd ci appoggi". Un comportamento intollerabile per Paolo Morselli, artigiano, 55 anni: "Ma perché dobbiamo continuare a fidarci di questi qui? Senza reciprocità, non è più un patto, è un ricatto". Conte è avvertito.