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Riforma della giustizia, Albamonte a Cartabia: “Subito la nuova legge elettorale del Csm”

Il segretario di Area, la corrente di sinistra delle toghe, contro i referendum radical-leghisti: "Se passassero sarebbe un danno per la magistratura e per il Paese" 
4 minuti di lettura

ROMA - "Subito la nuova legge elettorale del Csm". Chiede questo alla ministra della Giustizia Marta Cartabia il pm di Roma Eugenio Albamonte nella veste di segretario di Area, la corrente che raccoglie la sinistra delle toghe. Albamonte boccia tutti i referendum radical-leghisti e dice: "Se passassero sarebbe un danno per la giustizia". 

Ormai dal 29 maggio 2019, quando è esploso il caso Palamara, tutti, da destra e da sinistra, criticano il Csm e i suoi metodi correntizi. Il Consiglio attuale è rimasto al suo posto e scadrà tra una decina di mesi. Non le pare che siamo in ritardo con la riforma?

"Siamo in gravissimo ritardo. Dieci mesi rischiano di essere troppo pochi per avere una nuova legge elettorale del Consiglio che a luglio 2022 dovrebbe essere già promulgata dal capo dello Stato, quando saranno indette le elezioni. In realtà la legge dovrebbe essere disponibile molto prima".

ROMA - "Subito la nuova legge elettorale del Csm". Chiede questo alla ministra della Giustizia Marta Cartabia il pm di Roma Eugenio Albamonte nella veste di segretario di Area, la corrente che raccoglie la sinistra delle toghe. Albamonte boccia tutti i referendum radical-leghisti e dice: "Se passassero sarebbe un danno per la giustizia". 

Ormai dal 29 maggio 2019, quando è esploso il caso Palamara, tutti, da destra e da sinistra, criticano il Csm e i suoi metodi correntizi. Il Consiglio attuale è rimasto al suo posto e scadrà tra una decina di mesi. Non le pare che siamo in ritardo con la riforma?

"Siamo in gravissimo ritardo. Dieci mesi rischiano di essere troppo pochi per avere una nuova legge elettorale del Consiglio che a luglio 2022 dovrebbe essere già promulgata dal capo dello Stato, quando saranno indette le elezioni. In realtà la legge dovrebbe essere disponibile molto prima".

Scusi quanto prima?

"Obiettivamente, almeno per il mese di maggio per avviare la macchina burocratica e organizzativa". 

 

Forse il governo lo sta facendo apposta a ritardare la riforma del Csm per evitare che voi togati, furbescamente, troviate il modo di rendere comunque determinante il peso delle correnti....

"Per ridurne in modo considerevole il peso, cosa che personalmente auspico, non sono tanto importanti i tempi quanto la scelta della legge adatta a questo scopo anche per evitare l'effetto perverso della riforma Castelli che, fatta per ridurre il peso delle correnti, in realtà lo ha aumentato in modo esiziale per la credibilità stessa della magistratura e del suo autogoverno".

In via Arenula la ministra Cartabia ha affidato alla commissione presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani la revisione del disegno di legge del suo predecessore Bonafede. Al momento non c'è ancora un'indicazione sul momento in cui la Guardasigilli invierà in Parlamento i suoi testi. Ma realisticamente potrebbe accadere ad ottobre e la riforma dovrà comunque affrontare la Camera e poi il Senato. E serviranno i decreti legislativi. Lei come vede un eventuale rinvio delle elezioni del Csm?

"Se è per questo allo stato non solo non vi è certezza sui tempi ministeriali, ma anche su quali saranno le scelte politiche. Se le cose dovessero andare come per il processo penale e per le prime proposte della commissione Lattanzi, che poi non sono state portate dalla ministra in Parlamento, allo stato non sappiamo neanche quale potrebbe essere la riforma elettorale proposta da Cartabia. Comunque giudico assolutamente inopportuno sia un rinvio delle elezioni sia una proroga dell'attuale Consiglio".

Ma perché? In fondo nel 2018 i togati vennero eletti nella prima settimana di luglio  mentre il Parlamento indicò i laici a settembre. Quindi un rinvio di un paio di mesi potrebbe essere realistico. E poi le sembra giusto che le Camere conoscano prima l'assetto dei togati e quindi si regolino sulla scelta dei laici?

"Penso che uno dei punti da inserire nella riforma dovrebbe essere proprio quello di garantire la contestualità della nomina da parte del Parlamento rispetto al risultato delle elezioni dei togati, in modo tale che l'uno non influenzi l'altro in alcun modo, e entrambe le componenti preservino fin dall'inizio la loro autonomia frutto dei meccanismi diversi di designazione. Tra l'altro, l'assoluta contestualità stimolerebbe il Parlamento a indicare più persone che presentino le caratteristiche culturali e istituzionali per poterne essere vicepresidente senza che la scelta derivi dall'esito dell'elezione dei togati".

Esiste una legge elettorale per impedire alle correnti di pilotare gli eletti?

"Per fortuna negli anni le correnti hanno perso parte del loro potere di condizionamento dell'elettorato che oggi molto più facilmente si orienta in modo autonomo convergendo ad esempio su magistrati che a torto o a ragione godono di una certa considerazione e di una certa popolarità anche se fuori dalle correnti".

Sta pensando a Nino Di Matteo?

"Quello è certamente un esempio in tal senso. Se il sistema elettorale, qualunque esso sia, anziché favorire la designazione dei candidati da parte delle correnti consentirà ai magistrati di scegliere realmente, in una platea più ampia possibile i candidati, il tema del predominio asfissiante delle correnti sul Consiglio potrà essere superato".

Ma il sistema che propone Luciani, il voto singolo trasferibile, può essere una soluzione?

"Tra i sistemi elettorali di cui si è parlato, questo mi sembra il più adatto a restituire la scelta agli elettori ai quali vengono attribuite più preferenze che non potranno certamente essere controllate dalle correnti. In più questo sistema garantisce di fatto un numero ampio di candidati".

A fine settembre il congresso di Area a Cagliari avrà un titolo singolare, "La magistratura tra realtà e finzione". La realtà sarebbero le correnti, ma dove sta la finzione?

"Il titolo si riferisce agli ultimi due anni di vita giudiziaria nei quali una serie di vicende, a cominciare dallo scandalo dell'hotel Champagne, e andate avanti fino a oggi con il caso Storari-Davigo, evidenziano non solo che la magistratura è in profonda crisi, prima di tutto etica, ma anche che sono necessari una serie di interventi strutturali per restituirle la credibilità di cui ha sempre goduto. Ma è altrettanto vero che su questi fatti si è costruita una narrazione strumentale cavalcata per interessi diversi da alcuni degli stessi magistrati coinvolti, ma anche da alcuni organi di informazione, da una parte dell'Avvocatura, e da un segmento rilevante della politica. Questa ricostruzione in partire falsa rischia di orientare la stessa magistratura, le istituzioni e l'opinione pubblica verso riforme che sono lontane da quelle necessarie per risolvere i problemi stessi".

Sta criticando le riforme della ministra Cartabia? Ma su che cosa in particolare?

"Critico il messaggio che alcuni segmenti della politica hanno voluto dare, partendo da una ricostruzione falsificata, al lancio della campagna dei referendum sulla giustizia che costituiscono un esempio perfetto di strumentalizzazione e al contempo di propaganda perché non risolverebbero nessuno dei temi sul tavolo e non porrebbero argine alcuno al ripetersi delle vicende a cui abbiamo assistito in questi anni".

Supposto che i sei referendum radical-leghisti superino il vaglio della Consulta e poi ottengano il voto dei cittadini, quale ritiene che sia veramente dannoso?

"Qui ci vorrebbe un'altra intervista, ma detto con una battuta, per ragioni diverse, tutti avrebbero conseguenze molto negative per i cittadini e per il Paese. Le faccio solo un esempio, il quesito che viene venduto come una separazione delle carriere, in realtà rischia solo di produrre l'effetto opposto, perché eliminando le norme che oggi consentono di passare solo quattro volte nell'arco di una carriera da un funzione all'altra si tornerebbe al regime precedente in cui un giudice o un pm poteva cambiare casacca quante volte voleva".

È un fatto, anche statistico, che la magistratura non gode più dell'ampia fiducia dei tempi di Mani pulite. Lo dimostra anche la proposta di istituire un Alta corte che sostituisca la sezione disciplinare del Csm. In una battuta lei come la giudica?

"Se istituire un'Alta corte vuol dire creare un nuovo organismo disciplinare che abbia competenza su tutte le magistrature, a me sembra che la storia dei tribunali interni di quella contabile e di quella amministrativa sia caratterizzata da una mitezza ben maggiore di quella che riscontriamo nella giurisprudenza del Csm. Non vorrei che il risultato fosse quello di infiacchire, anziché rafforzare, il controllo disciplinare".

Per chiudere lei adesso cosa chiede alla Guardasigilli Cartabia?

"Di mettere mano subito e portare rapidamente a compito la riforma del Csm e primo tra tutti la riforma del suo sistema elettorale".