Pd, il sollievo degli ex renziani: "Letta ha ragione, il M5S scelga se stare con noi o con la Lega"
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleEnrico Letta ha rimesso il Pd al centro del villaggio, ha detto chiaro che tocca al principale partito del centrosinistra costruire l'alternativa alla destra e ora tutti i dirigenti e i parlamentari che per mesi, ex renziani in testa, hanno denunciato la subalternità del Nazareno al M5S tirano un sospiro di sollievo. "Ha ragione il segretario - la riflessione condivisa dall'ala riformista - il tripolarismo non esiste più, si sta tornando al bipolarismo. E questo schema obbliga i grillini a scegliere: o con noi o con Salvini e Meloni".
Luigi Zanda, il più autorevole fra i senatori dem, non è mai stato un estimatore di Giuseppe…
Enrico Letta ha rimesso il Pd al centro del villaggio, ha detto chiaro che tocca al principale partito del centrosinistra costruire l'alternativa alla destra e ora tutti i dirigenti e i parlamentari che per mesi, ex renziani in testa, hanno denunciato la subalternità del Nazareno al M5S tirano un sospiro di sollievo. "Ha ragione il segretario - la riflessione condivisa dall'ala riformista - il tripolarismo non esiste più, si sta tornando al bipolarismo. E questo schema obbliga i grillini a scegliere: o con noi o con Salvini e Meloni".
Luigi Zanda, il più autorevole fra i senatori dem, non è mai stato un estimatore di Giuseppe Conte. Difatti fu fra i pochissimi, nella calda estate del Papeete, a suggerire a Zingaretti di andare al voto anticipato: certo meglio che fare un governo col Movimento. Lui perse e nacque il Conte2, con l'allora presidente del Consiglio in breve tempo assurto a "fortissimo punto di riferimento dei progressisti", il candidato premier ideale, in prospettiva. Definizione che a Zanda non è mai piaciuta: ora definitivamente smentita dal discorso di chiusura del leader dem alla Festa dell'Unità. "Io, al contrario di quanto sostengono i Cinquestelle, ho sempre creduto alla distinzione fra destra e sinistra: schierarsi da una parte o dall'altra fa parte dei doveri dell'etica politica", taglia corto l'ex tesoriere del Pd. "L'equilibrismo fra male al Paese - aggiunge - e ancora oggi dobbiamo stare molto attenti perché siamo in una fase di passaggio, il nostro sistema è tuttora formato da tre partiti che stanno intorno al 20%, siamo dentro quello che io chiamo un bipolarismo faticoso". Un processo da incoraggiare, dunque, ma senza rinunciare a rivendicare la primazia sul campo: "Il Pd è il partito che in questa legislatura ha garantito l'Italia", scandisce Zanda, "il suo ancoraggio europeista quando in tanti spingevano per sganciarsi, l'adesione alla Nato quando sembrava che pencolassimo fra la Russia e la Cina. In questo senso, il Pd è un partito necessario all'Italia e fa bene Letta a ricordarlo". Basta con gli ossequi e gli inseguimenti a un M5S che pare ancora irrisolto: "Il consenso è la regola della democrazia - conclude il senatore - e io sono dell'avviso che il candidato premier deve essere il leader del maggior partito della coalizione".
Enrico Borghi, l'esponente di Base riformista chiamato in segreteria, è ancora più esplicito: "Il precedente gruppo dirigente del Pd aveva elevato Conte a ruolo di federatore, di organizzatore del campo progressista, e questo è il principale elemento strutturale di differenza rispetto all'attuale gestione: per noi il federatore è Letta, non Conte". Per questo è bene che il leader abbia invocato chiarezza: "Chiedere al M5S, ma anche a Renzi e Calenda, da che parte intendono stare è il passaggio più politico di tutto il discorso di Enrico", ragiona Borghi: "Apre di fatto la campagna elettorale per il 2023 e posiziona il Pd come il perno di una coalizione larga e competitiva, mettendo il centrosinistra davvero in grado di giocarsela con il centrodestra". Perciò, come sostiene Letta, le prossime tre settimane saranno decisive: "Le amministrative offriranno un'indicazione che darà poi l'abbrivio a questa nuova stagione. Sulla quale io sono cautamente ottimista: il M5S non è più quello delle origini, l'ingresso nelle istituzioni ne ha modificato la natura, orientandolo a sposare le parole chiave del progressismo - come sviluppo sostenibile, giustizia e inclusione sociale, transizione ecologica - ponendolo in alternativa alle destre sovraniste. Mi pare la prosecuzione di un percorso avviato votando Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea". Perché, aggiunge Alessia Morani, "ormai la scelta di campo si basa essenzialmente sulla differenza tra europeisti e sovranisti, il nuovo bipolarismo si basa essenzialmente su questo. Restare nell'ambiguità, continuare a dichiararsi né di destra né di sinistra, non ha senso. E Letta fa bene a rimettere al centro il Pd, l'unico in grado di aggregare e fare sintesi, partendo dall'agenda Draghi, che è la nostra agenda".
D'accordo Andrea Romano, portavoce di Base riformista. "Letta ha molta ragione nel sottolineare la centralità del Pd nel nuovo bipolarismo destra-sinistra. Una centralità che implica tre cose: un forte investimento sull'identità del partito, tenendo insieme nuovi diritti civili e sviluppo economico; una legge elettorale proporzionale con sbarramento alto, per difendere e valorizzare il nostro potenziale; la richiesta ai Cinquestelle di scegliere con nettezza da che parte stare, senza le ambiguità valoriali e di schieramento che vediamo anche in questa tornata amministrativa". Ora tocca solo da vedere se il nuovo corso, con rapporti di forza meno favorevoli al M5S, vedrà d'accordo Conte. Quel che è certo è che le correnti dem, specie quelle più agguerrite, si sono ricompattate. Come non accadeva da anni.