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M5S, con Letta sull'alleanza elettorale "per sconfiggere la destra, ma niente bipolarismo"

Il capo politico del M5S, Giuseppe Conte (ansa)
Chi è più vicino a Conte tranquillizza: la costruzione di una coalizione con i dem e sinistra è in corso, ma le "fusioni a freddo" e lo schematismo politico non appassionano né l'ex premier né il gruppo dirigente del partito
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Va bene l'alleanza elettorale se ci sono dei contenuti, va bene sconfiggere la destra, ma la parola "bipolarismo" in casa 5 Stelle fa venire le bolle a parecchi. Il giorno dopo le parole di Enrico Letta alla festa dell'Unità di Bologna, concetto espresso anche venerdì scorso alla festa di Sinistra Italiana a Milano - ovvero che il sistema politico sta tornando verso una polarizzazione, con il blocco sovranista da una parte e un fronte progressista con il Pd che fa da perno dall'altra, dove "o si sta di qui oppure si fa il gioco di chi sta di là" - chi è più vicino a Giuseppe Conte tranquillizza: la costruzione di una coalizione con dem e sinistra è in corso. Non è un segreto, nel suo tour cominciato la settimana scorsa il presidente del Movimento lo ha ribadito più volte: la direzione di marcia con il Pd è comune, il dialogo "serrato" come si suol dire, il suo rapporto personale co…

Va bene l'alleanza elettorale se ci sono dei contenuti, va bene sconfiggere la destra, ma la parola "bipolarismo" in casa 5 Stelle fa venire le bolle a parecchi. Il giorno dopo le parole di Enrico Letta alla festa dell'Unità di Bologna, concetto espresso anche venerdì scorso alla festa di Sinistra Italiana a Milano - ovvero che il sistema politico sta tornando verso una polarizzazione, con il blocco sovranista da una parte e un fronte progressista con il Pd che fa da perno dall'altra, dove "o si sta di qui oppure si fa il gioco di chi sta di là" - chi è più vicino a Giuseppe Conte tranquillizza: la costruzione di una coalizione con dem e sinistra è in corso. Non è un segreto, nel suo tour cominciato la settimana scorsa il presidente del Movimento lo ha ribadito più volte: la direzione di marcia con il Pd è comune, il dialogo "serrato" come si suol dire, il suo rapporto personale con Letta ottimo. Ma le "fusioni a freddo" e lo schematismo politico no, non appassionano né Conte né il gruppo dirigente del partito. "Le buone idee non sono né di destra né di sinistra - sottolinea Michele Gubitosa, parlamentare molto vicino all'ex premier - Questa rimane la nostra convinzione. Certo che con il Pd oggi c'è una visione comune e per le prossime elezioni confido in una riproposizione dello schema del Conte bis".

Una specie di nuovo Ulivo non scalda troppo i cuori, insomma. "Qui il problema non è fare un cartello elettorale o un'alleanza per rientrare in Parlamento o vincere un'elezione, serve lavorare insieme, noi, il Pd e la sinistra, su contenuti veramente progressisti e avendo in mente una stabilità futura - ragiona ad esempio il senatore Primo Di Nicola - L'egemonia del centrodestra oggi è politica, culturale, valoriale, noi invece cosa mettiamo in campo? Cosa stiamo facendo? Al momento nulla". In un'ottica di 'bipolarismo estremo', come da copyright di Letta, a quel punto una possibile alleanza tra Pd, M5S e sinistra dovrebbe far di tutto per strappare l'appoggio anche di Italia Viva, Azione e così via, formazioni centriste che sul piano della proposta politica hanno ben poco da spartire con il Movimento. "Letta dice 'usciamo da sinistra dalla crisi', va bene, ma cosa significa? Perché non vorrei ritrovarmi in un dibattito sui posizionamento da Prima Repubblica", aggiunge Di Nicola.

Il suo pensiero non è isolato. "Penso che il M5S - è la riflessione della deputata Vittoria Baldino - debba esprimere sempre la propria posizione, senza troppo preoccuparsi di piacere più a sinistra o più a destra, ma anche semplicemente senza troppo preoccuparsi di piacere. La percezione della politica è cambiata anche rispetto a 10 anni fa. La gente apprezza chi parla con chiarezza e verità. Rispetto alle nostre idee su alcuni temi riconosco molta più affinità con i temi di sinistra, ma senza la tradizionale ipocrisia della sinistra italiana". L'ideale, continua, "sarebbe l'introduzione di un sistema elettorale proporzionale che consenta ad ogni partito di concorrere, ciascuno con le proprie idee, alle elezioni".

La questione della legge elettorale ha un peso molto forte nel posizionamento del M5S. Nato come partito antisistema, alternativo ai 'vecchi partiti', in un'ottica di piena rispondenza democratica del voto ha sempre perorato la causa proporzionalista. Un modo per sfuggire alle grinfie del bipolarismo da maggioritario, senza l'ansia di incasellamento in uno dei due poli. E anche un modo, com'è avvenuto nel 2018, per trattare equamente con destra o sinistra il giorno dopo le elezioni, stringendo un patto a seconda di dov'era ritenuto più conveniente per le proprie istanze. Con ogni probabilità nel 2023 (o prima) non sarà così, la contingenza e anche l'orientamento politico-culturale del Movimento 2.0 è più affine al campo del centrosinistra, ma la tendenza rimane la stessa: conservare ampi margini di autonomia rispetto anche agli alleati in pectore.

Sul fronte progressista "nessun dubbio per me - commenta l'europarlamentare Dino Giarrusso - purché non si ricada in alcuni dei clamorosi errori del passato. Avrà senso e consenso se promuoverà autenticamente i valori che animano l'Italia migliore, si curerà in maniera autentica e rigorosa della questione morale, aiuterà chi è rimasto indietro, lavorerà per la tutela dell'ambiente e per i giovani, rimetterà in funzione l'ascensore sociale e combatterà le mafie senza alcuna remora, con pervicacia, rilanciando forte il tema della legalità nell'agenda quotidiana del paese. Deve tornare di moda non solo l'onestà ma l'idea che l'onestà sia utile affinché tutti vivano meglio: sarebbe un progresso culturale di cui dobbiamo farci promotori tutti insieme".