Green Pass, le uscite a effetto e la progressiva ritirata di Salvini
di Emanuele Lauria e Matteo Pucciarelli , di Emanuele Lauria e Matteo PucciarelliL'ultimo passo in avanti di Matteo Salvini, o per meglio dire l'ultimo cedimento rispetto ai toni da barricata ("bambini e ragazzi non sono cavie da laboratorio"; oppure "per gli under 40 i vaccini non servono", disse a Repubblica lo scorso luglio) è avvenuto ieri sera, ospite di Cartabianca: "Invito alla prudenza quando si parla di minorenni. Da ventuno anni in su, sono d'accordo".
I dubbi vaccinali pian piano fugati, il no al Green pass che poi diventa sì (con vari distinguo), l'estensione dello stesso lasciapassare contestato e pian piano accettato, anche qui a colpi di distinguo. La lunga estate del leader della Lega sembra più uno stillicidio sulla questione sanitaria per eccellenza, incalzato da Mario Draghi, dal resto della maggioranza e da un bel pezzo del suo partito; e però timoroso di lasciare spazio mediatico alle paure e ai dubbi sui vaccini e sul Green Pass oggi cavalcati da Fratelli d'Italia …
L'ultimo passo in avanti di Matteo Salvini, o per meglio dire l'ultimo cedimento rispetto ai toni da barricata ("bambini e ragazzi non sono cavie da laboratorio"; oppure "per gli under 40 i vaccini non servono", disse a Repubblica lo scorso luglio) è avvenuto ieri sera, ospite di Cartabianca: "Invito alla prudenza quando si parla di minorenni. Da ventuno anni in su, sono d'accordo".
I dubbi vaccinali pian piano fugati, il no al Green pass che poi diventa sì (con vari distinguo), l'estensione dello stesso lasciapassare contestato e pian piano accettato, anche qui a colpi di distinguo. La lunga estate del leader della Lega sembra più uno stillicidio sulla questione sanitaria per eccellenza, incalzato da Mario Draghi, dal resto della maggioranza e da un bel pezzo del suo partito; e però timoroso di lasciare spazio mediatico alle paure e ai dubbi sui vaccini e sul Green Pass oggi cavalcati da Fratelli d'Italia e da diversi esponenti del Carroccio stesso.
La tecnica comunicativa di Salvini rimane la stessa, immutabile nel tempo: prendere un caso limite, una evidente contraddizione di un provvedimento complesso, e farci ruotare attorno una contrarierà generale. "Se il Green Pass impedisce a una mamma di portare un bambino all'asilo non sono d'accordo", le sue parole giusto ieri. Oppure, sull'obbligo del qr code per i dipendenti pubblici: "Se c'è qualcuno a contatto con il pubblico avrebbe senso. Se c'è qualcuno chiuso nel suo ufficio che senso ha?". Ma al netto dei messaggi contraddittori, pieni di 'se' e di 'ma', la cronaca delle ultime settimane racconta una lenta e inesorabile ritirata di Salvini dal campo dello scetticismo. Una settimana fa, per dire, dal salone del mobile di Milano Salvini giurava di aver sentito il presidente del Consiglio, "non c'è alcuna estensione del Green pass in programma". Quando invece le cose vanno nella direzione opposta.
L'ultima frontiera che oggi appare invalicabile per lui è l'obbligo vaccinale tout court. Draghi l'ha solo evocato e sulla carta il segretario federale è pronto a immolarsi sull'altare della 'libertà', portando il partito a un no netto, senza i cedimenti di cui sopra. Ma come detto il problema maggiore, forse, Salvini lo ha nella stessa Lega, con quella del nord ormai sempre più insofferente di fronte a questo cammino a singhiozzo e che invece vorrebbe maggiore chiarezza - politica e scientifica - nella battaglia contro il Covid-19. "Al netto degli errori che posso aver fatto, da inizio pandemia mai un solo giorno ho pensato al fatto che una mia decisione portasse consenso o meno, ma solo se fosse servita a uscire dall'emergenza", spiegava qualche giorno fa il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Il dubbio, per diversi suoi compagni di partito, è che non sia lo stesso per Salvini.