Domani dalle 10 alle 22 gli attivisti del M5S sono chiamati a eleggere i tre membri del Comitato di garazia. Un organo fondamentale, che "sovrintende alla corretta applicazione delle disposizioni dello Statuto". Per dire quanto conti: nel 2020 e in parte del 2021 Vito Crimi ha potuto reggere il Movimento in quanto membro più anziano del Comitato.
I candidati sono sei e per Statuto li ha indicati il garante Beppe Grillo: Roberto Fico, Luigi Di Maio, Virginia Raggi, Tiziana Beghin, Carla Ruocco e Andrea Liberati. Si possono dare due preferenze, una per genere. Nessuno ha la palla di cristallo ovviamente, ma i favoriti sono tre: il presidente della Camera, il ministro degli Esteri e la sindaca di Roma. Tre nomi pesantissimi, con un forte seguito nella base, i primi due registi dell'operazione di ricucitura interna quando Grillo e Giuseppe Conte sembravano a un passo dalla rottura definitiva. La sindaca di Roma è quella super favorita in quanto a numero dei voti: con le due preferenze, una per genere, su di lei - la donna più nota delle tre - potrebbero convergere quelli per Fico e Di Maio.
Quando i termini del nuovo Statuto varato dall'ex presidente del Consiglio divennero pubblici, già allora nel M5S si fece una riflessione: non erano tanto o esclusivamente le figure dei vice-presidenti a contare, quanto il Comitato di garanzia. Che funge un po' da centro regolatore della vita interna, termine ultime per qualsiasi controversia e - non per ultimo in ordine di importanza - vidima le candidature alle elezioni. Non passo inosservato che sia Fico che Di Maio sono giunti al secondo mandato e a fine legislatura in teoria sarebbero al capolinea nelle istituzioni elettive. Eventualità nella quale in pochi credono, e qual migliore punto di osservazione e decisione è il Comitato per aiutare a modificare la norma?