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Referendum, le leggi ferme alle Camere e l’imbarazzo dei partiti paralizzati dai quesiti

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Della fatica a legiferare sui diritti sa chi in Parlamento ha lottato per inserire la stepchild adoption, l'adozione del figlio del partner, nella legge sulle unioni civili. Perdendo. Chi lo ha fatto per avere una legge sul fine vita che andasse incontro alle sentenze seguite alla vicenda di dj Fabo, che ha chiesto aiuto per poter morire dopo anni di incurabile dolore. Chi crede che il disegno di legge Zan contro l'omotransfobia debba passare adesso, perché è difficile che un'altra occasione arrivi, e invece si è deciso di aspettare le amministrative. Chi pensa che sia sempre il momento di parlare di una nuova legge sulla cittadinanza, visto che la vecchia è del 1992 e nel frattempo è cambiato il mondo (e ci sono un milione tra bambini e ragazzi che la attendono).

 

Della fatica a legiferare sui diritti sa chi in Parlamento ha lottato per inserire la stepchild adoption, l'adozione del figlio del partner, nella legge sulle unioni civili. Perdendo. Chi lo ha fatto per avere una legge sul fine vita che andasse incontro alle sentenze seguite alla vicenda di dj Fabo, che ha chiesto aiuto per poter morire dopo anni di incurabile dolore. Chi crede che il disegno di legge Zan contro l'omotransfobia debba passare adesso, perché è difficile che un'altra occasione arrivi, e invece si è deciso di aspettare le amministrative. Chi pensa che sia sempre il momento di parlare di una nuova legge sulla cittadinanza, visto che la vecchia è del 1992 e nel frattempo è cambiato il mondo (e ci sono un milione tra bambini e ragazzi che la attendono).

 

Il numero esorbitante di firme raccolto dai referendum sull'eutanasia e sulla cannabis legale in queste settimane dice molto di questa fatica. Di una discrasia tra il mondo fuori e quello dentro il Parlamento. Si tratta di temi cari a persone che vivono le conseguenze di scelte mancate sulla loro pelle, mentre deputati e senatori restano spesso ostaggio di ideologismi, posizioni precostituite che condizionano le decisioni senza che si trovi neanche lo spazio di libertà per una vera discussione.

 

Così ieri, la Camera era come spaventata da quest'onda che la digitalizzazione delle firme, la possibilità di raccoglierle senza la fatica di banchetti e certificatori, ha rafforzato. Perché finora si è sempre riusciti a tenere buoni temi considerati divisivi e non utili al puro consenso elettorale. Lasciando nei cassetti delle commissioni proposte tanto ricorrenti quanto trascurate. Sarà più difficile adesso. Ora che non è solo una sentenza della Consulta a dire al Parlamento che è in ritardo sul fine vita, lo fanno oltre mezzo milione di italiani. Ora che con una campagna partita da Instagram, con una platea quindi molto giovane, il quesito sulla legalizzazione della cannabis ha preso il volo pochi giorni dopo che - dopo due anni - un testo base sulla depenalizzazione dell'uso domestico era stato approvato con fatica in commissione Giustizia.

La maggioranza è fatta da M5S, Pd, Leu, Sinistra italiana, con Italia Viva che si è astenuta e tutto il centrodestra contro. Il presidente della commissione Perantoni (M5S) gongolava in cortile, a Montecitorio. "Sarà più semplice adesso portare avanti il testo. Che aumenta la pena per lo spaccio, soprattutto se avviene nei confronti di minori o in prossimità delle scuole, ma permette la coltivazione fino a quattro piantine "femmine" di cannabis in casa".

Si tratta, per Perantoni e per gli altri sostenitori, "di un modo per facilitare l'uso terapeutico - per il quale c'è un problema di approvigionamento - e di combattere il sottobosco criminale che alimenta il traffico", ma il centrodestra promette barricate, lo stesso M5S è diviso (Grillo sostiene il referendum, Conte dice: "Siamo favorevoli solo all'uso terapeutico", già legale) e Riccardo Magi, Più Europa, è meno ottimista: "Quando abbiamo approvato il testo base ho chiesto se ci fosse la volontà di andare fino in fondo e non ho riscontrato grande entusiasmo. È una storia già vista". Mentre parla, si avvicina Nicola Fratoianni, Sinistra Italiana: "Ce la famo, stavolta ci droghiamo in libertà", scherza.

I numeri delle firme sono in effetti inaspettati, per chi in Parlamento sulla depenalizzazione delle droghe leggere non ha mai trovato sponde. Debora Serracchiani, capogruppo pd a Montecitorio, sembra guardarli con preoccupazione: "Massimo rispetto per lo strumento di partecipazione democratica, ma c'è un'attività parlamentare che riguarda molti dei temi toccati dai referendum che sta andando avanti. Si tratta di argomenti complessi, che non possono risolversi con un quesito".

Cita la giustizia penale, con la riforma passata alla Camera e ora al Senato, oggetto del referendum sostenuto da Lega e radicali; il suicidio assistito, "su cui c'è un testo su cui sono stati presentati gli emendamenti"; la cannabis, ovviamente. Per non parlare del referendum annunciato sull'abolizione del reddito di cittadinanza da Renzi e Salvini, "che ci vede contrari perché eliminare uno strumento di lotta alla povertà è sbagliato, mentre abbiamo sempre detto che va riformata la parte delle politiche attive".

Si tratta sempre, alla fine, di distinguere. "Un conto sono i referendum strumentali come quelli sulla giustizia, o sbagliati come quello sul reddito di cittadinanza - dice il vicesegretario pd Peppe Provenzano - altra è la straordinaria partecipazione giovanile alla raccolta di firme per eutanasia e cannabis, che dimostra come sui diritti e le libertà la società è più avanti di questo Parlamento". Dal Nazareno, l'invito è a non farsi travolgere dall'onda referendaria, ma a saperla intercettare. Anche per questo sono nate le Agorà, che però ora devono correre, proprio su temi come questi.