Caso Amara, Davigo e i verbali diffusi dalla segretaria: la sua versione smentita da un'altra collaboratrice
di Giuliano Foschini , di Giuliano FoschiniNegli atti depositati dalla procura di Roma nell'inchiesta su Marcella Contrafatto, l'ormai ex funzionaria del Csm, segretaria di Piercamillo Davigo, accusata di aver volantinato con i giornali i verbali segreti di Piero Amara, c'è un punto che resta ancora poco chiaro. Fu Davigo a dire alla Contrafatto che custodiva quei verbali in "un cassetto in basso" della scrivania del suo ufficio, oppure no?
Dice Davigo il 5 maggio scorso davanti al procuratore Michele Prestipino e ai pm Rosalia Affinito e Fabrizio Tucci che lo sentono come persone informata sui fatti. "La Contrafatto non era a conoscenza dei verbali, le avevo soltanto detto che Ardita (ndr, il collega di corrente Sebastiano, con cui Davigo rompe perché era stato citato da Amara come componente della loggia Ungheria) non avrebbe dovuto avere accesso alla mia stanza per ragioni che non le potevo dettagliare ma che attenevano al fatto che comunque non lo ritenevo più affidabile. Co…
Negli atti depositati dalla procura di Roma nell'inchiesta su Marcella Contrafatto, l'ormai ex funzionaria del Csm, segretaria di Piercamillo Davigo, accusata di aver volantinato con i giornali i verbali segreti di Piero Amara, c'è un punto che resta ancora poco chiaro. Fu Davigo a dire alla Contrafatto che custodiva quei verbali in "un cassetto in basso" della scrivania del suo ufficio, oppure no?
Dice Davigo il 5 maggio scorso davanti al procuratore Michele Prestipino e ai pm Rosalia Affinito e Fabrizio Tucci che lo sentono come persone informata sui fatti. "La Contrafatto non era a conoscenza dei verbali, le avevo soltanto detto che Ardita (ndr, il collega di corrente Sebastiano, con cui Davigo rompe perché era stato citato da Amara come componente della loggia Ungheria) non avrebbe dovuto avere accesso alla mia stanza per ragioni che non le potevo dettagliare ma che attenevano al fatto che comunque non lo ritenevo più affidabile. Comunque la Contrafatto aveva libero accesso alla mia stanza e alla mia casella di posta elettronica istituzionale, quella giustizia.it". Dice Davigo quindi che fin quando è stato al consiglio lui non ha mai parlato con la Contrafatto di quei verbali nello specifico, né tantomeno le aveva confidato dove li conservasse. L'altra segretaria di Davigo, Giulia Befera, giovane assistente entrata al Csm proprio grazie a una segnalazione della Contrafatto, "era un'amica di mia madre", racconta però un'altra storia. "So che la Contrafatto era a conoscenza dei verbali, perché ne abbiamo parlato. E a me Davigo disse che ne aveva parlato con il vice presidente. La Contrafatto mi disse che sapeva dove erano collocati, cioè nella stanza di Davigo in uno scaffale posto in basso. Non mi ricordo se Davigo mi avesse indicato il posto ma sapevo dalla Contrafatto che i verbali non erano posti sotto chiave e che il consigliere ne stava parlando anche con altre persone all'interno del Csm".
Nel verbale alla procura di Roma, Davigo conferma inoltre la versione del pm Paolo Storari sulla consegna: fu l'ex pm di Mani Puliti a dirgli che "preliminarmente mi chiese se poteva parlarne con me. Io gli dissi che c'erano specifiche circolari del Csm che prevedono che il segreto di ufficio, segnatamente il segreto investigativo, non è opponibile al Csm. E gli disse che, ove necessario, avrei potuto fare da tramite con il Comitato di presidenza".