Green Pass, Brunetta: "Decreto per 23 milioni di lavoratori. Siamo all'avanguardia nel mondo"
"Andiamo a toccare tutto il mondo del lavoro pubblico e privato. Privato indipendente e autonomo. Per un totale di 23 milioni di lavoratori". Lo dice il ministro Renato Brunetta, secondo l'estensione del certificato verde "ci pone all'avanguardia nel mondo", aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione intervenuto in conferenza stampa insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, quello del Lavoro Andrea Orlando e la titolare agli Affari Regionali Maria Stella Gelmini. Dichiarazioni che arrivano subito dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto che estende l'obbligo di Green Pass ai lavoratori del settore pubblico e privato.
Un provvedimento approvato con "ampio consenso", secondo Gelmini. "Lo si è visto nella cabina di regia, nella conferenza unificata, ed è stato votato all'unanimità in Consiglio dei ministri", ha aggiunto. "Come sta accadendo da un po' di mesi il presidente Draghi riesce a fare sintesi delle diverse sensibilità e questo provvedimento ha il consenso di tutti i partiti di maggioranza". A spiegare l'urgenza delle misure previste dal decreto è il ministro Orlando, secondo cui "l'Italia sta avendo dei tassi di crescita importanti", dice. Ma mette in guardia circa i possibili "elementi di fragilità". Il ministro parla di come la ripresa dell'occupazione sia supportata principalmente dai contratti a tempo determinato. "Ci possiamo permettere tutto tranne che un autunno nel quale si combina una ripresa del virus con ulteriori restrizioni". Per questo, secondo il ministro del Lavoro, quello approvato in cdm " è un provvedimento di politica economica". Perché mette a riparo il Paese dai danni economici che provocherebbe un'ulteriore ripresa dei contagi. Sulla stessa linea il ministro Brunetta: "E' un provvedimento approvato per metterci in sicurezza", scandisce. "Vogliamo accelerare la dinamica fisiologica delle vaccinazioni e che dovrebbe portare a metà del prossimo mese all'80-81%". Una percentuale che comunque - spiega il ministro - "non basta per la cosiddetta immunità sociale".