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Amministrative, Draghi spera in un pareggio per i partiti di governo. Ma non offrirà sponde a chi progetta la guerriglia dopo il voto

(ansa)
Il premier non vuole farsi coinvolgere, la sua politica è la totale "non ingerenza". Ma c'è uno scenario che potrebbe rivelarsi problematico per la tenuta dell'alleanza
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Trascorrerà quasi certamente la domenica elettorale in Umbria, come un normale fine settimana. E il giorno successivo, il lunedì in cui si chiuderanno le urne, Mario Draghi potrebbe volare in Slovenia per una visita di Stato. Sono segnali. Fotografia nitida che conferma un approccio: la totale "non ingerenza" del presidente del Consiglio in un campo che non lo coinvolge - quello del risiko politico - e sul quale non intende farsi coinvolgere.

Una premessa: nessuno, neanche Draghi che arriva da un'altra esperienza e guida un governo senza coloritura politica, può dirsi del tutto indifferente rispetto agli effetti di una tornata elettorale che chiama decine di milioni di italiani alle urne. Eppure, la preoccupazione che accompagnava la vigilia della pausa estiva non sembra più avvolgere Palazzo Chigi. A fine luglio, infatti, nel pieno della battaglia sulla giustizia, il timore dei vertici del governo sembrava superare il livello di guardia. E q…

Trascorrerà quasi certamente la domenica elettorale in Umbria, come un normale fine settimana. E il giorno successivo, il lunedì in cui si chiuderanno le urne, Mario Draghi potrebbe volare in Slovenia per una visita di Stato. Sono segnali. Fotografia nitida che conferma un approccio: la totale "non ingerenza" del presidente del Consiglio in un campo che non lo coinvolge - quello del risiko politico - e sul quale non intende farsi coinvolgere.

Una premessa: nessuno, neanche Draghi che arriva da un'altra esperienza e guida un governo senza coloritura politica, può dirsi del tutto indifferente rispetto agli effetti di una tornata elettorale che chiama decine di milioni di italiani alle urne. Eppure, la preoccupazione che accompagnava la vigilia della pausa estiva non sembra più avvolgere Palazzo Chigi. A fine luglio, infatti, nel pieno della battaglia sulla giustizia, il timore dei vertici del governo sembrava superare il livello di guardia. E questo almeno per due ragioni: l'avvio del semestre bianco e l'inevitabile tensione da campagna elettorale. Se si esclude il grave strappo di Salvini sul green pass, però, nulla di (particolarmente) grave è successo. Nulla di irreparabile, comunque.

Per Draghi, comunque, esiste uno scenario ideale e uno invece problematico. Il miglior risultato politico è ovviamente un pareggio di massima alle amministrative: nessun vincitore, nessuno sconfitto, palla al centro e avanti fino al vero spartiacque della legislatura, vale a dire il voto per il Colle di inizio 2022. Più preoccupante, invece, un esito delle elezioni sbilanciato, a favore di uno dei due poli.

A preoccupare è soprattutto un'eventuale sconfitta del Partito democratico. Enrico Letta si gioca la segreteria prima di tutto nella sfida dell'uninominale di Siena. Ma non basta. Il Nazareno non può permettersi di perdere le città che porta in dote in questa tornata elettorale: Milano e Bologna. E deve anche assicurare a Roberto Gualtieri il secondo turno nella sfida per il Campidoglio, oltre a competere nella partita sulla carta più difficile: Torino. Ecco, non arretrare (o non arretrare troppo) nella competizione per queste cinque caselle - e in Calabria, dove il segretario sostiene convintamente la candidata dem alla Presidenza della Regione, Amalia Bruni -  diventa determinante per la tenuta del partito e del suo leader. Ogni scossone eccessivo, nel Pd, avrebbe un effetto a catena anche sul Movimento di Giuseppe Conte. Che ha già messo le mani avanti e puntato una fiche soltanto su Napoli, come a dare per scontato che le amministrazioni 5S uscenti di Torino e Roma siano destinate alla sconfitta.  

Proprio Conte è la vera incognita dell'attuale schema politico. Non è un mistero che l'ex premier venga osservato con non poca diffidenza dalle parti di Palazzo Chigi. Eppure, ipotizzare un suo sganciamento dall'esecutivo non appare credibile. Non, quantomeno, nel breve periodo. Anche se la costante instabilità dei grillini è considerata il fattore più imprevedibile di questa fase. Colpa, forse, delle ruggini vecchie e nuove che dividono il mondo di Conte da quello dell'ex banchiere centrale.

Pareggio e stabilità, però, dipendono anche dal risultato di Salvini. Il leader guida un partito ormai spaccato. Dove l'ala governista, quella di Giancarlo Giorgetti - il più "draghiano" dei "draghiani" - si distingue costantemente e senza più nascondere le differenze con il capo. Anzi, proprio sul Green Pass ha mostrato la forza delle sue relazioni, smarcandosi dal segretario e giocando di sponda con la Confindustria di Bonomi. È la stessa Lega dei governatori, che amministrano territori e si riconoscono in Luca Zaia. E allora, il capo del Carroccio non deve perdere troppo. E neanche arrancare dietro a Giorgia Meloni. Un sorpasso segnerebbe il fallimento della partecipazione all'attuale maggioranza. Come reagirebbe a quel punto il leader? Secondo alcuni, alzando ancora di più il tiro contro la sinistra, provocando nuovi incidenti, preparando lo sganciamento in occasione delle elezioni del Quirinale di quattro mesi dopo.

Non è detto che finisca davvero così. Fatto sta che Draghi, che conosce i rischi e pondera per questo le reazioni, preferisce tenersi fuori dalla mischia, evitando accuratamente di convocare vertici con i segretari di partito. Li sente e li incontra semmai uno alla volta. E si rifugia nella cabina di regia composta dai suoi ministri (con cui va d'accordo e si muove all'unisono) per assumere le decisioni più importanti.

Continuerà così anche dopo le amministrative. Chi intende rompere l'unità, lo faccia assumendosene le responsabilità: non sarà comunque il presidente del Consiglio - così ha fatto sapere nelle ultime settimane - ad abbandonare l'agenda di governo per la quale siede a Palazzo Chigi. Sempre che un risultato troppo sbilanciato non gli renda difficile l'impresa di mantenersi lontano dalla guerriglia politica.