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Cinghiali, pesci, cani e storni, il bestiario che anima la campagna elettorale

Le storie della città al voto, non solo a Roma, sono affollate di animali di ogni tipo. Creature entrate di diritto anche nella campagna elettorale
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Nel Bestiarium elettorale l'anno 2021 si aprì dunque a Roma con l'infausta moria degli storni. Per ingraziarsi il consenso dei cittadini, come da tempo immemore secondo il costume del panem et circenses, l'amministrazione capitolina a cinque stelle organizzò per Capodanno ben cinque spettacoli pirotecnici con santabarbara principale proprio al Circo Massimo.

Tra i cento magnifici consiglieri mediatici della sindaca mancavano evidentemente amici degli animali, per cui gli uccelletti, già intirizziti e debilitati dal gran freddo che li aveva fatti migrare nella città eterna, a mezzanotte vennero sorpresi dai botti, dai fischi, dalle luminarie e impazzirono di paura; e mentre i fuochi d'artificio tracciavano il cielo a miglior gloria di Virginia dispensatrice di spettacoli, intere colonie di storni precipitarono al suolo, come tristemente documentato la mattina seguente da atroci foto che restituivano un tappeto di creature stecchite lungo via…

Nel Bestiarium elettorale l'anno 2021 si aprì dunque a Roma con l'infausta moria degli storni. Per ingraziarsi il consenso dei cittadini, come da tempo immemore secondo il costume del panem et circenses, l'amministrazione capitolina a cinque stelle organizzò per Capodanno ben cinque spettacoli pirotecnici con santabarbara principale proprio al Circo Massimo.

Tra i cento magnifici consiglieri mediatici della sindaca mancavano evidentemente amici degli animali, per cui gli uccelletti, già intirizziti e debilitati dal gran freddo che li aveva fatti migrare nella città eterna, a mezzanotte vennero sorpresi dai botti, dai fischi, dalle luminarie e impazzirono di paura; e mentre i fuochi d'artificio tracciavano il cielo a miglior gloria di Virginia dispensatrice di spettacoli, intere colonie di storni precipitarono al suolo, come tristemente documentato la mattina seguente da atroci foto che restituivano un tappeto di creature stecchite lungo via Cavour, fino alla stazione Termini.

Non si vorrebbe qui proseguire a tinte fosche. Ma da un lato la conquista politica della capitale è un caso nazionale, dall'altro quest'ultima offre spunti animaleschi e bestiali presagi che altrove si disperdono e si dimenticano. Per dire: quando Giuseppe Sala, da manager dell'Expo stava per imboccare la carriera politica che oggi lo porta a ricercare il bis come sindaco di Milano, ritenne di dover mostrare una sua foto, proiettata sui maxischermi della Leopolda, in cui per scherzo infilava un piede nella bocca di un coccodrillo, quasi certamente impagliato. Ma chi se lo ricorda? Allo stesso modo è dubbio che nell'odierna Napoli elettorale i tre candidati con più speranze di arrivare al ballottaggio, e cioè Manfredi, Maresca e Bassolino sappiano che al precedente vicerè, Luigi De Magistris, per antico riflesso di venerazione e di corte era stato intitolato, per così dire, un capretto dello zoo cittadino, battezzato per l'appunto "Giggino".

Tutto ciò mentre a Roma l'apertura ufficiale dei comizi capitolini, ai primi di settembre, è venuta a coincidere con le immagini del Tevere che si era riempito di pesci morti e riversi, visione di bianco e argentato sgomento. Tra le vittime vennero riconosciuti cavedani etruschi, barbi tiberini e ghiozzi di ruscello, i più delicati e deboli di quelle storiche acque tutt'altro che cristalline. Senza esprimere cordoglio, subito la regione (Zingaretti, pd) chiese conto della strage al Comune (Raggi, M5S) intimandole di rimuovere le carcasse, senz'altro assimilabili alla categoria dei rifiuti, e prontamente richiamando le responsabilità, ovvero le storiche colpe della famigerata Ama, l'azienda della nettezza urbana che nelle sue ormai prolungatissime vicissitudini operative, amministrative e anche corruttive, costituisce la spina nel fianco della giunta Raggi, già impelagata nella ricerca di discariche.

Nel medioevo i bestiari illustravano le fattezze degli animali accompagnandole a perorazioni moraleggianti delle Sacre scritture. In un tempo di riemersioni riattivate dalla tecnologia, più o meno lo stesso ruolo è svolto dai social media, vieppiù attizzati dall'incombente voto e tali da far recuperare a Roma la sua arcaica natura selvatica di cui la lupa costituisce il totem.

Tra gli storni e i pesci si intensificò quindi il ciclo polemico dei numerosissimi gabbiani all'attacco dei sacchi dell'immondizia e perciò spiati con lo stesso scrupolo degli antichi aruspici, tanto in volo quanto - più raramente - spiaccicati sulle strade e disponibili per operazioni di pronta e rapida eviscerazione vaticinante. Secondo analisi e testimonianze tratte dai social ecologisti a cinque stelle, la calata dei pennuti sull'Urbe sarebbe dovuta alla presenza di plastica nel mare. Ribatterono gli oppositori che i gabbiani maneggiano la plastica con fin troppa disinvoltura e che la loro massiccia presenza si deve alle condizioni di abbandono in cui versa l'immondizia.

Ma già ferveva la saga impressiva dei cinghiali, con plurimi avvistamenti su marciapiedi, corsie preferenziali, attorno alle fontanelle e ai cassonetti, ma anche nei parcheggi dei supermarket dove un esemplare è stato filmato mentre strappava di mano la busta della spesa a una signora. Qui Raggi (Comune) giocò d'anticipo con un esposto attribuendo a Zingaretti (regione) mancati provvedimenti contro l'invasione. Com'è ovvio l'accusa venne immediatamente rimbalzata sul malgoverno dell'Ama che, lasciando incustoditi i rifiuti, in pratica nutre i suini favorendone la riproduzione. Nel pieno dello scarica-cinghiale, sotto la foto di una famigliola a piazza della Balduina, Carlo Calenda si divertì notando: "Hanno imparato ad attraversare sulle strisce. Presto chiederanno la tessera intera rete e il bonus asili".

"La Bestia e il Sovrano" è il titolo degli ultimi seminari tenuti da Jacques Derrida. Attraverso gli animali il filosofo s'interrogava sui confini dell'umano, sul suo allontanamento dalla natura, sul fatto che le bestie incarnano vizi a loro modo innocenti. Con temerario slancio si fa spazio il sospettare che il ricco cane Montino-Cirinnà, le farfalle certosiane esibite da Berlusconi tra una visita e l'altra al San Raffaele e la sardina Santori, candidatasi in un partito che pochi mesi fa aveva occupato con tanto di sacco a pelo, non siano in qualche modo la rivincita del "mostruosamente altro".

Nel frattempo, Calenda espone nel suo tecno-bestiarium la terrifica installazione di un muso di pescecane che si erge a fauci aperte dalla scrivania dell'ufficio elettorale. La caption mantiene alta l'aspettativa dell'immagine: "Immaginatevi Gualtieri e Michetti dentro". Facezia pura, ma anche enigma in prestito, sogno selvaggio, riserva di turbamento che apre un destino - magari anche sulle prossime nomine al Bioparco, già feudo socialdemocratico nella Prima Repubblica, oggi alla mercé dei futuri conquistatori.