ROMA - Sottovoce, il Movimento la chiama "l'ultima Di Battista". Virginia Raggi incarna il volto lontano dell'ortodossia grillina - basti pensare alle dichiarazioni "ni vax" fatte in piena campagna elettorale - pur essendo, dei 5 stelle, una delle prime ad aver avuto responsabilità amministrative. Ha vinto Roma, più di cinque anni fa, per un'intuizione di Gianroberto Casaleggio, che in mezzo ai quattro consiglieri comunali uscenti scelse lei. Il provino fu un rapido passaggio tv a In mezz'ora, da Lucia Annunziata, dove l'avvocata travolse Marcello De Vito, Enrico Stefàno e Daniele Frongia per piglio, parlantina e fotogenia.
Da allora, una cosa non…
ROMA - Sottovoce, il Movimento la chiama "l'ultima Di Battista". Virginia Raggi incarna il volto lontano dell'ortodossia grillina - basti pensare alle dichiarazioni "ni vax" fatte in piena campagna elettorale - pur essendo, dei 5 stelle, una delle prime ad aver avuto responsabilità amministrative. Ha vinto Roma, più di cinque anni fa, per un'intuizione di Gianroberto Casaleggio, che in mezzo ai quattro consiglieri comunali uscenti scelse lei. Il provino fu un rapido passaggio tv a In mezz'ora, da Lucia Annunziata, dove l'avvocata travolse Marcello De Vito, Enrico Stefàno e Daniele Frongia per piglio, parlantina e fotogenia.
Da allora, una cosa non è mai cambiata: forte sui social e in tv (Rocco Casalino commentava ammirato i suoi passaggi nei talk contando i minuti di applausi), debole nella gestione della città e della squadra chiamata a governarla. Non serve ricordare la girandola folle degli assessorati, la fine di ogni amicizia con gli ex compagni consiglieri, la maggioranza sempre in bilico per gli abbandoni, i guai di Roma e da cui Roma non riesce a uscire.
A Di Battista l'avvicina il rifiuto di ogni alleanza con i "vecchi partiti", la retorica dei 5 stelle antisistema proseguita intatta dopo aver imparato a occuparne ogni posizione, il fastidio per chi pensa che la maturazione del Movimento debba passare per una scelta di campo precisa. Con lui sta conducendo interi pezzi di campagna elettorale attraverso una delle cinque liste nate in suo sostegno, quella ecologista. Preparate con cura quando ancora Conte non aveva sciolto la riserva decidendo se appoggiarne la corsa o cercare un alleato comune col Pd.
E così Conte di lei non si fida, tanto che - racconta chi gli ha parlato - guarderebbe con favore al ruolo di Raggi nel comitato dei garanti perché questo lo toglie dall'imbarazzo di doverle affidare altre posizioni nella futura guida politica.
Del resto, il gruppo residuo degli ortodossi M5S vede proprio nella sindaca di Roma una delle possibili alternative all'avvocato. Soprattutto se non dovesse sopravvvivere l'asse col Pd nei 5 stelle ricominciasse un'altra storia. Il rapporto col fondatore - in questo - è dirimente, anche se non è sempre stato idilliaco. A dicembre 2016, nei giorni della crisi della giunta romana per i guai giudiziari del braccio destro di Raggi, Raffaele Marra, Grillo - chiuso in un summit all'hotel Forum - aveva già deciso di toglierle il simbolo.
Fu Di Maio, allora, l'unico esponente del direttorio a schierarsi dalla sua parte. Con ben più forza dell'amico di oggi Di Battista. Convinto che lasciare la guida di Roma allora sarebbe stata per i 5 stelle un'ammissione di impotenza che avrebbe travolto tutto. Così Raggi resiste e recupera il rapporto con Grillo mese dopo mese. Fino a quest'estate, quando in mezzo all'inaspettato duello tra i due leader la sindaca sta silenziosamente a guardare, non si schiera come altri, ma manda a dire al Garante: "Ti voglio bene, sono con te".
Così, adesso che i sondaggi la vedono terza o quarta, nelle chat interne Virginia Raggi fa cocciutamente notare solo quella freccia verde che risale, insieme a Carlo Calenda. Il nemico di sempre - durissimi gli scontri quando era ministro dello Sviluppo - che ora con lei scherza su Twitter in nome di un obiettivo comune: indebolire il candidato dem Roberto Gualtieri. Per entrambi è lui l'avversario, perché è il più accreditato ad andare al ballottaggio con lo sfuggente candidato del centrodestra Enrico Michetti.
Ma Gualtieri è anche colui che, in caso arrivi al secondo turno, la sindaca dovrebbe appoggiare. Questi sono i taciti patti tra il Pd e i 5 stelle, messi in crisi dagli attacchi sempre più duri all'ex ministro dell'Economia del governo Conte. Anche su questo, Raggi all'ex premier non ha voluto dare alcuna rassicurazione. Di secondo turno non vuole neanche sentir parlare. Ma se i sondaggi si confermeranno giusti, anche per la paladina degli ortodossi tutto finirà per cambiare. E bisognerà scegliere se seguire la strada di Conte o finire per dargli battaglia.