Violenza contro le donne, Valente (Pd): "Frase pericolosa, Palombelli riconosca il suo errore"
di Giovanna Casadio , di Giovanna Casadio"È pericoloso attribuire alle donne di avere esasperato gli uomini contribuendo a portarli alla violenza. Non è legittima neppure la domanda, ci riporta indietro di decenni. Barbara Palombelli semplicemente riconosca di avere sbagliato. Però parliamo prima di tutto del bollettino di guerra dei femminicidi". Valeria Valente, senatrice del Pd, è la presidente della commissione parlamentare sul femminicidio.
Valente, la violenza contro le donne può avere una motivazione?
"La motivazione sta nella struttura di potere profondamente asimmetrica e sperequata della relazione tra uomo…
"È pericoloso attribuire alle donne di avere esasperato gli uomini contribuendo a portarli alla violenza. Non è legittima neppure la domanda, ci riporta indietro di decenni. Barbara Palombelli semplicemente riconosca di avere sbagliato. Però parliamo prima di tutto del bollettino di guerra dei femminicidi". Valeria Valente, senatrice del Pd, è la presidente della commissione parlamentare sul femminicidio.
Valente, la violenza contro le donne può avere una motivazione?
"La motivazione sta nella struttura di potere profondamente asimmetrica e sperequata della relazione tra uomo e donna".
La giornalista Barbara Palombelli ha posto una domanda, se cioè ci sia un comportamento esasperante da parte delle donne che contribuisca a determinare un femminicidio. Lei cosa ne pensa?
"Non è una domanda legittima. Stimo professionalmente Palombelli ma ha evidentemente una scarsa conoscenza del fenomeno della violenza contro le donne. In generale le violenze possono essere scatenate da un raptus o da un comportamento delle vittime. Ma la violenza degli uomini contro le donne è sempre, sempre, il risultato di quella asimmetria a cui accennavo, in virtù della quale l'uomo si sente in diritto di poter disporre della vita o della autonomia e della libertà della donna con cui ha una relazione. Se una donna è esasperata da un uomo pensa forse di ammazzarlo? Nessun comportamento esasperante può mai giustificare una violenza, al massimo può determinare la fine della relazione".
Una domanda da non porsi quindi?
"È una affermazione inaccettabile, che va respinta senza "se" e senza "ma". Soprattutto è rischiosa e pericolosa, perché tende a cercare le ragioni della violenza nei comportamenti delle donne. Se continua questo racconto, non riusciamo a fare un salto di qualità".
Ora però è la giornalista ad essere sotto processo sui social.
"Non mi piacciono certo le gogne. Palombelli però spieghi al suo stesso pubblico che non era nelle sue intenzioni. Riconosca di avere sbagliato, perché - ripeto - è un concetto pericoloso per la battaglia delle donne ul fronte della violenza".
Le donne sono un soggetto fragile?
"No. Le donne sono costrette in una condizione di vulnerabilità da un contesto sociale e pubblico intriso di stereotipi e pregiudizi sessisti. Anche i modelli della vita lavorativa, i criteri per fare carriera e il riconoscimento del merito, sono costruiti a misura di maschio. Quando la donna prova ad uscire dallo stereotipo "angelo del focolare", come facciamo ormai da decenni, compie una fatica enorme ad affermarsi e a conseguire un risultato. Paghiamo un prezzo: l'omologazione a modelli maschili e sacrifici abnormi che incidono nella qualità della nostra vita. Questo mette le donne in una condizione di vulnerabilità".
Lei ha detto: mi rifiuto di commentare i femminicidi. Perché?
"La politica non deve commentare. Deve agire. In questo ultimo mese è stato un bollettino di guerra. Ogni anno abbiamo in Italia 110/120 femminicidi. Tutti gli altri reati violenti, a partire dagli omicidi, calano, mentre il numero dei femminicidi resiste. Il femminicidio è il gesto estremo, la punta dell'iceberg di una violenza che è psicologica, sessuale, fisica che resta nella grandissima parte sommersa, radicata, diffusa. Senza differenze geografiche, economiche o culturali".
La commissione parlamentare d'inchiesta sui femminicidi cosa fa?
"La nostra missione è di compiere indagini, inchieste e di verificare l'esistenza di cosa non funziona per aggredire il fenomeno. Diamo suggerimenti al Parlamento su come intervenire e come sollecitare il governo. Abbiamo da ultimo presentato emendamenti al processo civile".
Cosa c'entra il processo civile con la violenza contro le donne?
"Nel processo civile c'è anche una parte che riguarda i procedimenti relativi ai minori e alla famiglia e quindi tutta la partita delle separazioni. E' qui registriamo forme di violenze insidiose nei confronti delle donne, nelle separazioni giudiziali".
Quali priorità indica?
"È importante la formazione e specializzazione degli operatori giudiziari. Faccio un esempio: ad Acitrezza il braccialetto elettronico avrebbe permesso di controllare la misura di divieto di avvicinamento dell'uomo che ha poi ucciso l'ex fidanzata. Poteva essere predisposto. Ma è il momento che siano gli uomini a prendere la parola e a responsabilizzarsi. Tutti. Inoltre gli operatori dell'informazione mettano al primo posto altri quesiti, a partire dal perché un uomo in ragione di una concezione proprietaria, si senta in diritto di esercitare una violenza. Infine. Noi italiani non carichiamo di disvalore sociale la violenza contro le donne. Il medico che vede arrivare una paziente con l'occhio livido, pensa spesso: è un fatto privato. No. Richiede una risposta pubblica, è un fatto pubblico".