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Clima, alluvioni e calore. Gli effetti del clima mettono a rischio le città italiane

(ansa)

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Le previsioni del Centro europeo mediterraneo se non si correrà ai ripari. A Napoli 90 giorni roventi in più. Allagamenti a Torino, Roma e Venezia. I ricercatori: "Senza contromisure il termometro salirà di 5 gradi. Per un solo grado a Bologna più 3,2% di mortalità"
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ROMA - Due mesi in più di caldo intenso a Napoli con temperature oltre i 30 gradi, alluvioni a Roma, notti tropicali a Venezia con il livello dell'acqua che continua ad alzarsi. E la musica non sarà tanto diversa a Milano, Torino e Bologna. Il rapporto Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane, realizzato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), spiega quel che potrebbe accadere da qui a fine secolo con un aumento di due gradi centigradi. Non è lo scenario peggiore, ci potremmo spingere ben oltre. Molto dipenderà dalle contromisure globali per arrestare le emissioni di gas serra e da quelle messe in campo dalle amministrazioni dei singoli centri urbani per mitigarne gli effetti.

 

ROMA - Due mesi in più di caldo intenso a Napoli con temperature oltre i 30 gradi, alluvioni a Roma, notti tropicali a Venezia con il livello dell'acqua che continua ad alzarsi. E la musica non sarà tanto diversa a Milano, Torino e Bologna. Il rapporto Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane, realizzato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), spiega quel che potrebbe accadere da qui a fine secolo con un aumento di due gradi centigradi. Non è lo scenario peggiore, ci potremmo spingere ben oltre. Molto dipenderà dalle contromisure globali per arrestare le emissioni di gas serra e da quelle messe in campo dalle amministrazioni dei singoli centri urbani per mitigarne gli effetti.

 

"Abbiamo scelto queste sei città perché sono simboliche e fra loro diverse", racconta Donatella Spano, ordinario all'Università di Sassari e che ha curato il rapporto. "Ai due gradi in più è probabile che ci arriveremo e bisognerà lavorare non poco per non superare quella soglia. Per il 2100, se non si interviene, potremmo toccare i sei". Fra l'agire e il non agire ci sono quindi ben quattro gradi di differenza. Sulle città prese in esame si rifletteranno in maniera differente in base alle caratteristiche morfologiche, strutturali, sociali e soprattutto a quel che farà comune e regione.

 

A Milano si potrà passare ad esempio da un minimo di 30 giorni di caldo aggiuntivi a oltre 60 se non si fa nulla. A Napoli da 50 a 90 giorni. A Roma da 28 a 54. Senza dimenticare le precipitazioni. Nella capitale ad esempio, dove il 91 per cento del suolo è impermeabilizzato, il loro aumento in frequenza e intensità fa prevedere un numero molto più alto di inondazioni visto il sistema drenante inadeguato. E poi i decessi: con le ondate di calore aumenteranno del 3,2 per cento per ogni grado aggiunto solo a Bologna.

Rispetto agli allarmi lanciati dal Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici del 2017, stavolta è stata usata una lente di ingrandimento maggiore. "Questo perché gli ambienti urbani sono esposti", prosegue Spano. "La risoluzione del dato sul presente è di due chilometri quadrati e di otto sul futuro. Siamo in grado di distinguere lo stato attuale e avere un'idea di cosa ci aspetta nei singoli quartieri".

 

Stando ai dati forniti, Bologna, Milano e Torino qualche contromisura l'hanno adottata, iniziando dal sistema di drenaggio del capoluogo emiliano. Napoli e Venezia sono più indietro, Roma ha messo a punto dei piani ma sono ancora sulla carta. Diminuzione degli spazi con superfici impermeabili, ampliamento di quelli verdi, un'edilizia diversa e più sostenibile sono le prime misure che gli esperti citano e invitano ad intervenire per evitare impatti economici pesanti.

Agricoltura, turismo e immobiliare valgono rispettivamente circa il 12, 13 e 15 per cento del prodotto interno lordo italiano. Con un'estate che si allunga fino a coprire in certe aree quasi metà dell'anno, tutti e tre subiranno probabili decrescite. Il turismo nelle città d'arte, tanto per citare una voce che conta per tutti i centri citati, rappresenta il 25 per cento delle presenze nel nostro Paese. Con l'aumento delle temperature si verificherà uno spostamento verso latitudini e altitudini maggiori. I turisti provenienti dai climi temperati trascorreranno sempre più tempo nei loro Paesi.

"Crescerà la diseguaglianza fra sud e nord, essendo il meridione il più colpito", sottolinea Massimo Tavoli, professore di Economia del cambiamento climatico al Politecnico di Milano. "La riduzione del Pil potrebbe essere dell'8 o 10 per cento nello scenario peggiore. Già oggi, per l'inquinamento atmosferico, muoiono fra i 60 e gli 80mila cittadini all'anno. Ma siamo all'avanguardia nella manifattura, nell'ingegneria come nell'agroalimentare di alto livello. Si tratta di puntare sull'innovazione in una forma sostenibile".

Lo dicono e lo pensano in tanti, eppure quando il prezzo del gas naturale si punta il dito sulla transizione ecologica, l'unica che potrebbe liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili. "Questo è un primo passo. Di città ne analizzeremo altre" conclude Donatella Spano, convinta che nelle differenze il destino in questo caso sia comune e che la prima mossa necessaria sia spiegare quel che ci aspetta.