Lega, i veleni arrivano su WhatsApp: “A questo punto meglio la scissione"
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Veleni, sospetti, il timore di una scissione. L'addio dell'eurodeputata Francesca Donato, fra le più visibili esponenti della corrente No Pass che Matteo Salvini ha coccolato prima di finire in minoranza, chiude una settimana da tregenda per la Lega. Una vicenda emblematica, quella di Donato, non solo perché è il quarto forfait lamentato dal Carroccio a Bruxelles dall'inizio della legislatura. Ma soprattutto perché questa storia, raccontata dall'inizio anche attraverso messaggi via WhatsApp di cui Repubblica è venuta in possesso, testimonia della profonda spaccatura fra le due anime del partito, di tentativi impacciati per nasconderla e del senso di smarrimento degli eletti.
ROMA - Veleni, sospetti, il timore di una scissione. L'addio dell'eurodeputata Francesca Donato, fra le più visibili esponenti della corrente No Pass che Matteo Salvini ha coccolato prima di finire in minoranza, chiude una settimana da tregenda per la Lega. Una vicenda emblematica, quella di Donato, non solo perché è il quarto forfait lamentato dal Carroccio a Bruxelles dall'inizio della legislatura. Ma soprattutto perché questa storia, raccontata dall'inizio anche attraverso messaggi via WhatsApp di cui Repubblica è venuta in possesso, testimonia della profonda spaccatura fra le due anime del partito, di tentativi impacciati per nasconderla e del senso di smarrimento degli eletti.
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In pratica, il dirigente che Salvini ha messo al vertice del maxi-gruppo europeo di Destra ipotizza "un trauma nel governo o un trauma nella Lega. Oppure entrambi". Secondo Zanni "lo status quo non può durare e le amministrative sono un evento che inciderà". Quasi se lo augura, l'influente eurodeputato: "L'importante è che ci sia un evento che tiri fuori MS dal pantano. E se si tratta di una spaccatura nel partito tanto meglio".
C'è già l'aria della sfida interna, per il post voto. Zanni è sicuro: "MS (sempre Salvini) non credo si pensioni in ogni caso e lui i voti li ha. Io - tiene a sottolineare - sarei contento di stare in un partito salviniano anche al cinque per cento". Grande prova di fedeltà. Ma anche la testimonianza, messa per iscritto, del baratro in cui rischia di scivolare il Carroccio.