Referendum, i promotori della cannabis: "La politica smetta di creare ostacoli"
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniÈ una replica alle obiezioni avanzate negli ultimi giorni, quella messa nero su bianco dal comitato promotore della cannabis legale, fautore della racolta firme che in una sola settimana è riuscita ha raggiungere la soglia minima del mezzo milione: un record. "Che i referendum siano da sempre malvisti dalla politica dei partiti non è una novità", scrivono in una lettera Riccardo Magi, Marco Perduca, Leonardo Fiorentini e Antonella Soldo. Il comitato risponde alla critiche e chiede di posticipare al 31 ottobre il termine ultimo per depositare le sottoscrizioni: una proroga valida solo per i referendum su giustizia ed eutanasia, ma non per la cannabis.
È una replica alle obiezioni avanzate negli ultimi giorni, quella messa nero su bianco dal comitato promotore della cannabis legale, fautore della racolta firme che in una sola settimana è riuscita ha raggiungere la soglia minima del mezzo milione: un record. "Che i referendum siano da sempre malvisti dalla politica dei partiti non è una novità", scrivono in una lettera Riccardo Magi, Marco Perduca, Leonardo Fiorentini e Antonella Soldo. Il comitato risponde alla critiche e chiede di posticipare al 31 ottobre il termine ultimo per depositare le sottoscrizioni: una proroga valida solo per i referendum su giustizia ed eutanasia, ma non per la cannabis.
Una parte del Pd, attraverso il deputato Stefano Ceccanti, ha proposto di alzare a 800 mila la soglia minima di sottoscrizioni necessarie per indire un referendum. "Le oltre 500.000 firme lampo dimostrano che tolti gli ostacoli la gente partecipa, opporsi sarebbe un colpevole ritorno all'illegalità costituzionale". La lettera non cita le obiezioni avanzate negli ultimi giorni, ma parla indirettamente degli "irragionevoli ostacoli" - per usare le parole del Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite - che hanno portato l'Italia alla "violazione dei suoi obblighi internazionali derivanti dalla ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici". La colpa, secondo i promotori è di quelle "norme che invece che facilitare la piena applicazione dell'Articolo 75 della Costituzione hanno complicato la vita, e svuotato le tasche, di chi negli anni l'ha voluto far vivere".